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Marzo 2002

 



IL TERRITORIO DI SARULE



Facilmente raggiungibile dalla S.S. 131 Abbasanta-Olbia, percorrendo la S.P. 17 Bolotana-Ottana-Sarule o la S.S. 128, Sarule è un piccolo centro della Sardegna di 2500 abitanti, sorto ai piedi del Monte Gonare e situato in un'area di forti rilievi compresa tra Nuoro e il Gennargentu. Antico capoluogo della curatorìa omonima, poi villa della curatorìa di Dore, costituiva nel Medioevo il margine meridionale del Giudicato di Torres. Durante la dominazione spagnola entrò a far parte del Marchesato d'Orani. Il villaggio si è sviluppato su una piccola altura, lungo i percorsi che univano alle numerose altre chiese poste in periferia quella di N.S. del Rosario, ricostruzione in forme barocche dell'antica parrocchiale di San Nicola di Bari, risalente ai primi del 1200 posta al centro dell'abitato. Il fatto che esistessero tre chiese distrutte intitolate a San Giorgio, Santa Marta e Santa Sofia, i cui culti rimandano al periodo della dominazione bizantina, lascia supporre che la fondazione di Sarule sia avvenuta molto prima dell'anno Mille.

Nel centro abitato sono presenti altre chiese: la parrocchiale San Michele Arcangelo iniziata nel 1714 e portata a compimento un secolo dopo conserva un bel battistero ligneo settecentesco con affreschi, dipinti e decorazioni del pittore sarulese De Gonare; la chiesa dedicata a Sant'Antonio da Pacon il polittico de De Gonare, e quella di Santa Croce con affreschi del XVII secolo. Per quanto riguarda le chiese campestri oltre alla chiesa campestre di N. S. di Gonare (costruita interamente in scisto di colore scuro con attorno le casette dette "cumbessias" utilizzate dai fedeli durante la festa) merita una visita la chiesa dedicata a San Bernardino.

L'economia del paese è basata soprattutto sulla pastorizia e sulla produzione del formaggio, sull'olio d'oliva, sui prodotti dell'orto e non mancano alcuni frutteti. Per quanto riguarda il vino la qualità sopperisce alla quantità. Dal formaggio si producono dolci e piatti tipici: sas casadinas e sas savadas. A Sarule esiste ancora la tradizione della preparazione del pane carasau. Sarule è rinomato soprattutto per la produzione artigianale dei tappeti a strisce dai colori vivaci e dalle figure stilizzate, lavorati a mano su telai verticali, vanto per le donne sarulesi fin dall'antichità. Tipico prodotto della tessitura è sa burra fatto con filati di lana grezzi di pecora sarda. I laboratori artigiani si dislocano in gran parte lungo la via principale del paese: uno di questi è il Centro Pilota I.S.O.L.A. Sono inoltre presenti attività artigianali come la lavorazione del ferro battuto, del marmo e del legno. Numerosi monumenti testimoniano la presenza della civiltà degli antichi Sardi: la domo de janas "Sa'e neale" non lontano dalla periferia ovest del paese, una cella funeraria a forno scavata nel granito, i nuraghi Iloe, Illudei, Badu 'e Orane; le tombe dei giganti di Ligula, Lorrocario, Lutha; le domus de janas di Neunele e Sa Pranedda. Tra i beni più significativi oltre quelli archeologici, possiamo ricordare il Monte Gonare, col celebre Santuario (dedicato a N. S. di Gonare) uno dei più famosi di tutta la Sardegna. Il suo nome è legato al giudice logudorese Gonario di Torres che sembra la fece costruire su un preesistente tempio pagano intorno all'anno 1200; l'8 settembre vi si celebra una grande festa religiosa, assai suggestiva per i canti sacri in lingua sarda "gosos" che l'accompagnano. Per tradizione i festeggiamenti sono allestiti ad anni alterni dai fedeli di Sarule e da quelli di Orani. Dalla vetta del Monte Gonare si può ammirare un panorama amplissimo e stupendo: Nuoro a nord-est, con a destra i monti di Oliena e, lontano, il litorale di Orosei; i monti del Gennargentu a sud, mentre a sud-ovest si disegna la costa di Oristano; dietro, i monti del Marghine e, più a nord-ovest, quelli del Goceano; da ogni parte, numerosi villaggi della Sardegna Centrale. Tutto attorno una fitta e rigogliosa vegetazione arborea (leccio, acero minore, roverella) e arbustiva. Tra le antiche tradizioni del paese sopravvivono i riti della settimana santa. Molto suggestivo è "s'iscravamentu" del venerdì santo, vero e proprio teatro sacro in costume, con i priori dei vari oratori del paese abbigliati da Giudei. Merita una visita la casa museo "Giudice Ladu" e il caseificio, in cui viene lavorato la maggior parte del latte prodotto nel territorio.

Le foto a colori sono di Antonio Forma di Sarule tutte le altre sono del Comune.

 

 

 

GAVOI

TREKKING PANORAMICO INTORNO AL LAGO DI GUSANA

 

Il percorso inizia dalla periferia del paese di Gavoi. Dopo aver superato un dislivello in salita di 300 m. circa si arriva alla sommità del monte Loiloi dove potremmo godere una splendida visuale su gran parte del lato Nord del massiccio del Gennargentu, del Supramonte Orgolese, del monte Gonare e del lago di Gusana. Il trekking prosegue lungo la cresta dei monti, dove si potranno individuare ed osservare diverse biodiversità (soprattutto in primavera) vegetali, come le orchidee del genere Ophirys ed Orchis, la lavandula e l'elicriso; ed animali come la Donnola, la Martora, la Poiana, l'Astore ecc. Seguendo il sentiero in cresta si arriva a Monte Mannu in territorio di Lodine, dove si trova un grande insediamento abitativo di periodo nuragico. Attraversando alcuni fondi privati si arriva alla località S'Iscritzola dove in periodo neolitico gli abitanti di questo luogo costruirono, scavando la nuda roccia granitica, una piccola necropoli di Domus de Janas. A breve distanza si trova uno spettacolare esempio di riparo sotto roccia, utilizzato anche in periodi recenti dagli abigeatari. Si attraversa un piccolo ponte chiamato "Cerpil" per arrivare alla sponda opposta del lago e si prosegue lungo una strada privata che ci accompagnerà fino alla località Muros de Soro, dove dopo aver attraversato un fitto bosco di lecci si arriva alla splendida valle di Aratu, dove scorre l'omonimo fiume, confine naturale fra Fonni e Ovodda. La valle è ricca di insediamenti archeologici di notevole valore storico. Si risale lungo un sentiero utilizzato dai taglialegna all'inizio del secolo scorso, fino ad arrivare in cima al monte S'astore dove la visuale ci lascerà senza parole! Da questo punto il sentiero non è tracciato e utilizzeremmo gli stretti filetti aperti dal passaggio dagli animali. Il percorso finisce presso la casa cantoniera di S. Pietro, dove ad attenderci ci saranno i fuoristrada.

Difficoltà : media. Interesse: botanico, geologico, faunistico, archeologico. Durata: giornaliera. Abbigliamento: comodo. Trasferimento: a piedi da Gavoi, fuoristrada o pullman per il recupero. Note: il trekking passa in diversi fondi e strade private, dove si dovranno aprire e chiudere diversi cancelli e reti, per cui e fondamentale avvisare i proprietari, anche perché spesso e volentieri si trovano cani da guardia.

Testo e Foto (Lago di Gusana, Domus De Janas, Panorama Lago di Gusana, Valle di Aratu e Nuraghe Talaihè)
di Paolo Mulas Barbagia No Limits - Gavoi

 

 

PERCORSO CULTURALE ENOGASTRONOMICO

 

Il percorso si snoda nelle strette vie del paese, dove attraversando il centro storico dalle case costruite in granito rosa e grigio, si va alla ricerca di antichi sapori. La prima tappa è una pasticceria che confeziona dolci tipici della Barbagia e di Gavoi, dove potremmo assaporare alcune specialità locali. Il tour prosegue con la visita ad una piccola ma curata cantina, dove si potranno gustare dei vini di produzioni locali e regionali. Continuiamo il percorso con la visita di un antico magazzino utilizzato per la stagionatura del formaggio tipico di Gavoi, il Fiore Sardo, ricercato e conosciuto nel mercato nazionale ed internazionale come formaggio da grattugia. La particolarità del formaggio tipo "Gavoi" è nella lavorazione che ancora oggi si ottiene secondo antiche tecniche artigianali. Il latte intero di pecora viene riscaldato alla temperatura di 34°, poi vengono aggiunti i fermenti, ottenuti naturalmente dal caglio di agnello, una volta ottenuta la pasta, viene lavorata e modellata con degli stampi che daranno l'aspetto finale alla "forma". Viene messa in salamoia per circa 40 ore, dopo viene affumicata per breve periodo e posta a stagionare per 5-6 mesi. Una volta stagionato, se conservato adeguatamente, il Fiore Sardo può durare anche diversi anni. Il nostro percorso si ferma in un rinomato ristorante dove potremmo gustare i piatti tipici di Gavoi che vanno dagli antipasti di salumi, sottaceti, formaggi, ai primi piatti di gnocchetti con sugo di cacciagione, ravioli di formaggio fresco, ai secondi di carne di porcetto, pecora e vitello cotti rigorosamente col fuoco a legna e conditi solamente dal sale, per passare poi al formaggio, ai dolci come Sas Sevadas e naturalmente il tutto annaffiato da ottimo vino rosso. Il tour può variare a seconda del tipo di esigenza richiesta, infatti a Gavoi si può variare dal ristorante all'agriturismo o ai rustici e genuini pranzi tipici in campagna.

Difficoltà : facile. Interesse: culturale enogastronomico. Durata: giornaliera. Abbigliamento: comodo.

Testo e Foto (Corte govoese e Prodotti locali) di Paolo Mulas Barbagia No Limits - Gavoi

 

I RITI DELLA SETTIMANA SANTA

 

Il mercoledì, nella cappella del Crocifisso (San Giuseppe), la prioressa di S. Croce prepara "su sepurcru", la cappella in cui verrà traslato il SS. Sacramento. La adorna con drappi e fiori bianchi. Nel presbiterio è sistemato un candeliere triangolare con 12 o 15 candele che stanno ad indicare gli apostoli e le tre Marie che si allontanano da Gesù nel Getsemani. Il sacerdote legge i salmi della sofferenza, "sos uffissios" e al termine di ognuno di essi viene spenta una candela. Dopo lo spegnimento dell'ultima candela al colpo di battole "sas tracculas" il sagrestano da inizio a "su maudinu". I ragazzi suonano fragorosamente "sas arranas", le raganelle, e con le mani e i sassi battono nei banchi per simulare il tumulto della folla che deride e condanna a morte Gesù. Il giovedì santo, al mattino, tutta la comunità partecipa alla solenne celebrazione della messa detta "in cena Domini". Il sacerdote, in camice e stola, esegue la lavanda dei piedi a dodici confratelli. Dopo la distribuzione della comunione, l'Eucarestia viene portata in processione nella cappella detta sepolcro. Seguono i confratelli, i priori e le prioresse tutti in ordine secondo un rigido ordine rituale. Nel pomeriggio nel presbiterio è stata elevata la Croce, portata dal priore di santa Croce, avvolto in un candido lino, dalla chiesa di S. Antioco. Dalle ore 22 alle 23 c'è "s'ora santa" un'ora di adorazione comunitaria, fatta di preghiera e di silenzio. Partendo dalla chiesa del Rosario ci si reca nelle altre chiese "sas cresias". I confratelli guidano il corteo; quattro giovani portano orizzontalmente una croce: due sostengono le braccia, uno i piedi, uno il capo. Al loro fianco, la Madonna vestita a lutto dalla prioressa del Rosario, va alla ricerca del Figlio. Durante il tragitto, al canto dei Lamenti di Maria si alterna la recita di cinque Pater-Ave-Gloria. Non si celebra la messa ne viene distribuita l'Eucarestia. Dopo la lettura "de su passiu", seguono le solenni orazioni e l'adorazione de "sa vera Rughe". Più tardi si svolge la rievocazione scenica-popolare di "s'iscravamentu", la deposizione di Gesù. In un baule polveroso della sacristia vengono ripescati i costumi di Giuseppe d'Arimatèa, di Nicodemo, di Giovanni, dei Giudei, le ali degli angeli e la parrucca di Maria Maddalena. Sotto il pulpito è allestito un piccolo palco, "s'arretaulu", per la sacra rappresentazione. Ai lati della grande Croce del presbiterio sono appoggiate due scale; ai piedi, il simulacro dell'Addolorata, un piatto con tenaglie e martelli. Giuseppe d'Arimetèa e Nicodemo salgono le scale, staccano i chiodi dalle mani e dai piedi; gli angeli li ricevono, li baciano e li mostrano ai fedeli. I confratelli cantano accompagnati dall'antichissimo organo a mantice. Maria Maddalena riceve su un piatto d'argento la corona di spine, la mostra ai fedeli, la consegna all'Addolorata. Il Cristo deposto dalla Croce è adagiato nella lettiga adorna di fiori, "sa lettèra", e ricoperta con un velo. La sera il simulacro del Cristo morto viene accompagnato in processione alla chiesa di S. Antioco, seguito dal canto (il Pianto della Madonna) dei Confratelli. Sotto l'altare del Crocifisso è allestito il sepolcro dove viene posto il corpo del Cristo. Col canto de "Su Perdonu" ha termine il rito della sepoltura. La chiesa rimane aperta fino alle 22 per la veglia del Cristo Morto dei fedeli. Un confratello lo veglia fino all'alba del nuovo giorno in attesa dello squillo festoso della Resurrezione. Il sabato mattina i rintocchi gioiosi delle campane annunciano che Gesù è risorto. La domenica mattina, "Pusha manna" si svolge "s'incontru", il festoso incontro della Madre col Figlio nel centro della Piazza San Gavino.

 

 

OLIENA
I RITI DELLA SETTIMANA SANTA

 

Oliena, paese del nuorese, fu fondata in epoca nuragica e durante il medioevo conobbe un primo grande sviluppo. Nel XIV secolo, durante il dominio pisano, fu costruita la chiesa di Santa Maria, nella cui piazza, nel giorno di Pasqua, si rinnova l'antico rito de S'Incontru.
A Oliena e in molti altri paesi nuoresi le cerimonie della Settimana Santa s'iniziano con la processione del giovedì santo.
Introdotto dagli spagnoli il rito de S'Incontru rivive ogni anno con immutata forza espressiva.
La mattina di Pasqua i simulacri di Cristo Risorto e della Madonna, adorni di ori votivi, vengono portati in processione da due distinti cortei che si snodano per le tortuose vie del centro storico, convergono nella piazza di Santa Maria traboccante di folla dove, giunti uno di fronte all'altro, s'inchinano per tre volte e, allorquando alla Madonna viene tolto il velo nero del lutto, la folla esulta di gioia e dalle terrazze delle case numerosi cittadini sparano a salve. A questo punto gli olianesi, che indossano gli splendidi costumi tradizionali, (le donne sfoggiano abiti ricchi di seta e fili d'oro e d'argento, gli uomini vestono invece "sa berritta" e "su carcione" d'orbace) e i numerosi turisti convenuti per l'occasione accompagnano tutti insieme Madre e Figlio verso la chiesa di Sant'Ignazio per la celebrazione della Santa Messa.

Terminata la cerimonia religiosa, si dà il via ai balli sardi e alla degustazione di vini e dolci tipici locali offerti dall'Amministrazione Comunale.

Altre importanti manifestazioni che vivacizzano la vita culturale, religiosa e sociale di Oliena sono: la "Festa Patronale di San Lussorio", 20-24 Agosto; la Sagra Campestre di N.S. di Monserrat, 31 agosto-8 settembre; "Cortes Apertas", la seconda metà di settembre.

Ma Oliena oltre alle feste religiose merita di essere visitata nei dintorni per l'importanza naturalistica ed archeologica del territorio, e per gli stupendi e variati panorami.
Foto di Salvatore Mussone

 

PROGRAMMA SETTIMANA SANTA
29 Marzo - Venerdì Santo
Ore 19.30 - Processione dei misteri
Ore 20.15 - S’Iscravamentu
Ore 21.00 - Processione del Cristo Morto
31 marzo - Pasqua
Ore 10.30 - “S’Incontru”
Ore 11.15 - Parrocchia S. Ignazio: Santa Messa
Ore 12.00 - Festa in piazza: balli, canti, dolci e vini
Ore 20.30 - Chiesa di S. Lussorio: “Musiche e canti dal Mediterraneo” con gli INCERTICANTI in concerto
Dal 23 Marzo - Hotel Cikappa via M.L. King
Mostra: “Dai reperti speleologici alle erbe officinali: suggestioni del territorio olianese”
Dal 23 Marzo al 5 Aprile - sala Cau via G. Deledda
Mostra: “Gli artisti del nuorese per il Collegio di Oliena”
Dal 22 Marzo al 2 Aprile - Ristorantino Masiloghi via Galiani
Mostra: “I più significativi pittori del ‘900 sardo”.

 

DALLA VALLE DI LANAITHU ALLA DOLINA DI SU SUERCONE

 

Il percorso inizia dalla valle di Lanaithu ai piedi del noto monte Tiscali. Aggirando il monte ad est si imbocca un sentiero aperto prima dai pastori della zona, poi utilizzato e riadeguato con imponenti opere murarie dai carbonai, che dalla fine del 800 agli anni 30 hanno devastato i boschi dell'isola per la produzione del carbone vegetale, il sentiero a tratti segue il gretto asciutto di un antico torrente. Dopo una serie di tornanti in salita si scollina arrivando alla base di punta Dorone dove seguendo il sentiero si attraversa l'omonima vallata, di notevole importanza dal punto di vista botanico, per i maestosi esemplari di ginepro (Juniperus Phoenicea). A questo punto il sentiero si inerpica sulle pendici della montagna attraversando fitti boschi di leccio (Quercus Ilex) che impossessandosi del terreno anno sottratto la luce ai primordiali ginepri portandoli alla morte. Attraversando un piccolo varco, aperto nella roccia calcarea dai carbonai, e seguendo il sentiero si arriva al campo di Donianicoro, teatro di antiche e sanguinose lotte fra i pastori di Dorgali e quelli di Orgosolo. A guardia di questo spettacolare altipiano ci sono i mufloni che dai resti di un nuraghe noto con il nome di Nuragheddu, scrutano con sospetto i visitatori di questi luoghi. Seguendo il sentiero sulla destra si arriva ai bordi della gigantesca dolina di Su Suercone, 600 metri di diametro per 200 di profondità. Sul fondo della dolina vegetano dei maestosi lecci, millenari tassi (Taxus Bacata) e coloratissimi, nella stagione autunnale, aceri minori (Acer Monspessulanum). Questo è il cuore del Supramonte Orgolese.

Difficoltà: medio-alta (EE). Interesse: botanico, geologico, faunistico, archeologico.
Durata: giornaliera. Abbigliamento: scarpe da trekking e vestiario comodo. Note: portare un abbondante scorta d'acqua soprattutto nel periodo estivo (3-4 litri a persona). Si consiglia di rivolgersi a delle guide ambientali escursionistiche, esperte e pratiche del territorio.

Testo e Foto (Cuile) di Paolo Mulas Barbagia No Limits - Gavoi

 

 

LA SETTIMANA SANTA AD ALGHERO

 

La settimana santa ad Alghero è un momento di grande suggestione e di autentica fede popolare, un rito che si ripete immutato da lunghi secoli, che conserva l'impronta catalana, il segno di un carattere e di un'origine custoditi gelosamente dalla città. La Confraternita di Nostra Signora della Misericordia fu la prima ad organizzare le sacre rappresentazioni dei riti della Passione, ruolo e tradizione che si sono mantenuti fino ai giorni nostri. Una settimana in cui la città riscopre la sua anima, il fascino di un centro storico di grande suggestione e le proprie tradizioni. E' qui che la fede e la memoria popolare si incontrano: da una parte c'è la coscienza di partecipare ad un rito, ad un momento realmente liturgico, dall'altra, la consapevolezza di mantenere vive consuetudini d'altri tempi. Un mondo fatto di preghiere, ma anche di superstizioni. Sono storie che raccontano i passaggi su questa terra delle anime del purgatorio, leggende legate al mare di Alghero, dove, si dice, è imprigionato il re Erode, e che arrivano sino ai confini della medicina popolare, tramandando oralmente, ancora oggi e solo il venerdì santo, i versi in catalano della medicina de l'ull, la medicina con olio e sale per scacciare li influssi negativi del malocchio. E' il Crocifisso della Misericordia, il Cristo portato in processione, un'opera d'arte dalle origini oscure, che ben rappresenta gli algheresi. E' un cristo ligneo spagnolo di grande bellezza, carico di un veliero spagnolo che, diretto a Genova, naufragò al largo di Porto Conte nel 1606. Il Cristo è custodito nella chiesa della Misericordia. Intorno a lui si prega, si canta. Canti e preghiere che accompagnano, per tradizione, momenti particolari delle cerimonie in cattedrale, come l'arborament, l'innalzamento della croce nel giorno di giovedì santo, e il desclavament, il discendimento del venerdì, con i quattro baroni in costume siriano che depongono il Cristo dalla Croce, in una sacra rappresentazione dalle forti influenze catalane. I baroni sono impersonati da quattro confratelli. E' una cerimonia di grande impatto, che segue ritmi precisi. Sul filo della predica, che un tempo si faceva nel catalano di Alghero e, con un gioco di metrica e cadenze segnava lo svolgersi esatto del rito, i baroni chiedono il permesso a Maria per avvicinarsi al Crocifisso. Portano i guanti bianchi, ma non toccheranno la statua: si aiuteranno con le bende anch'esse bianche, simbolo di purezza, e lentamente, saliti sulle alte scale poggiate alla croce, leveranno la corona di spine, i chiodi che feriscono le mani e i piedi. Ora il Cristo con le braccia allungate sui fianchi, può essere appoggiato delicatamente nel suo bressol (feretro dorato - culla), e uscire nella notte della città. Lo seguono i Jermans Blancs, gli incappucciati delle congreghe di Spagna che, ogni anno, arrivano in città per rendere omaggio al Cristo di Alicante, i fratelli della Corsica, le confraternite di gran parte della Sardegna. Ma soprattutto la gente, con i farols, e i cantori, che segnano le stazioni del rosario della Passione, negli angoli più suggestivi della città, con le loro preghiere in musica. Ci sono i canti catalani più antichi, che raccontano la devozione della città e i gosos in lingua sarda, di grande fascino, a rappresentare l'omaggio a Cristo dei popoli confinanti, tutta la gente dell'isola. Una storia notturna di passione che si conclude nell'oratorio della Misericordia, dove l'immagine lignea viene poggiata nel suo sepolcro, come indicano le Scritture, e attende, la domenica di Pasqua, il suono delle campane del Gloria, la Resurrezione, l'incontro con la Madonna nella piazza delle Quatre Cantonades.

 

PROGRAMMA

Venerdì di Passione 22 Marzo
Ore 19.00 - Processione dell’Addolorata Chiesa S. Francesco, via C. Alberto, Piazza Duomo, via S. Barbara, via Cavour, via Don Deroma, via P. Umberto, via G. Ferret, via Simon, via Roma, via C. Alberto, Chiesa S. Francesco.

Domenica delle Palme 24 Marzo
Ore 11.30 - Benedizione delle Palme Chiesa della Misericordia: Processione verso la Cattedrale.
Ore 12.00 - S. Messa in Cattedrale presieduta da S. E. Mons. Antonio Vacca.

Martedì Santo 26 Marzo
Ore 19.30 - Processione dei Misteri Dalla Chiesa S. Francesco, processione: via C. Alberto via Roma, Piazza Duomo, predica in Cattedrale, via S. Barbara, via Cavour, via Don Deroma, via P. Umberto, via G. Ferret, via Mazzini, via Sassari, via XX Settembre, via S. Agostino, via V. Veneto, via V. Emanuele, via Roma, via C. Alberto, Chiesa S. Francesco.

Giovedì Santo 28 Marzo
Ore 10.00 - Consacrazione degli Oli concelebrata dal Clero Diocesano e presieduta da S. E. Il Vescovo nella Cattedrale di Alghero.
Ore 18.00 - In Cattedrale Messa Coena Domini presieduta da S. E. Il Vescovo e lavanda dei piedi a dodici confratelli che rappresentano gli Apostoli.
Ore 20.30 - Processione per la visita Eucaristica: Chiesa della Misericordia, via P. Umberto, via G. Ferret, via Mazzini, via Sassari, via XX Settembre, viale Giovanni XXIII°, Chiesa della Mercede, viale Giovanni XXIII°, via Cagliari, via Mazzini, via G. Ferret, via C. Alberto, Chiesa S. Michele, via C. Alberto, Chiesa S. Francesco, via C. Alberto, Piazza Duomo, Cattedrale, via S. Barbara, via Cavour, via Misericordia, Chiesa Misericordia.
Dalle ore 21.30 - Adorazione del Crocifisso nella chiesa della Misericordia:
Ore 23.40 - Processione della Via Crucis Chiesa della Misericordia, via P. Umberto, via G. Ferret, via C. Alberto, via Roma, via Minerva, Piazza Civica, Cattedrale: rito della Crocifissione; seguirà un momento di adorazione.

Venerdì Santo 29 Marzo
Ore 17.00 - Celebrazione Liturgica della Passione del Signore in Cattedrale - Adorazione della S. Croce.
S. Comunione, officiata da S. E. Il Vescovo.
Ore 20.00 - Processione del Discendimento - Chiesa della Misericordia, via P. Umberto, via G. Ferret, via C. Alberto, via Roma, via Minerva, Piazza Civica, Cattedrale.
Ore 20.30 - Funzione del Discendimento in Cattedrale.
Ore 21.30 - Processione: Cattedrale, via S. Barbara, via Cavour, via Don Deroma, via P. Umberto, via G. Ferret, via Cavour, Bastioni C. Colombo, via C. Alberto, via G. Ferret, L.go San Francesco, Piazza Sulis, Lungomare Dante, via Gramsci, via Pascoli, via Sassari, via G. Carducci, Piazza della Mercede, via Nuoro, via Sant’Agostino, via V. Veneto, via V. Emanuele, via Roma, via C. Alberto, via G. Ferret, via P. Umberto, Chiesa della Misericordia.

Sabato Santo 30 Marzo
Ore 21.00 - Benedizione del fuoco Chiostro San Francesco. Veglia Pasquale in Cattedrale.

Domenica di Pasqua 31 Marzo
Ore 10.00 - Processione dell’incontro di Gesù risorto con la Madonna: Chiesa della Misericordia, via G. Ferret angolo via C. Alberto, via Mazzini, via La Marmora, via V. Emanuele, via Roma, via Minerva, piazza Civica, piazza Duomo, Cattedrale.
Ore 10.45 - Santa Messa in Catalano.
Ore 12.00 - Rientro nella chiesa della Misericordia: Piazza Duomo, via Santa Barbara, via Cavour, via Don Deroma, via P. Umberto, chiesa della Misericordia.
Distribuzione del pane benedetto quale augurio di Buona Pasqua.

Domenica in Albis 07 Aprile
Ore 10.00 - Santa Messa nel Santuario N. S. di Valverde officiata da S. E. Mons. Antonio Vacca.

I fedeli che accompagnano le processioni sono invitati ad indossare abbigliamento scuro

MOSTRA GRAFICA “La Settimana Santa ad Alghero il rito, la preghiera, il canto...”
Foto di Max Solinas, a cura di Daniela Sari.
Torre Sulis dal 24 Marzo al 1° Aprile (h. 10-13/17-22)