Agosto
PORTOSCUSO
PAESE DI MARE
Situato
nella parte sud occidentale della Sardegna, Portoscuso, graziosa località
di mare, distante 80 Km da Cagliari, è raggiungibile provenendo sia da
Carbonia che da Iglesias. Il primo nucleo abitativo di Portoscuso si può
far risalire al 1594 con la necessità di impiantarvi una tonnara, dato
il gran numero di tonni che transitava all’altezza di Capo Altana, anche se
precedentemente il porto naturale veniva usato per l’approdo delle navi e la
popolazione viveva nelle località vicine per tenersi al riparo dalle
incursioni barbaresche. Nel centro storico sorge la Torre Spagnola, simbolo
del paese, la cui costruzione risale al periodo della dominazione spagnola (XVI
sec.), quale punto di avvistamento e di difesa della tonnara e attualmente utilizzata
dalla Pro Loco per mostre e manifestazioni varie. Poco distante, nella Piazza
Santa Maria d’Itria, si trova il palazzotto della tonnara con le relative abitazioni
dei tonnaroti, is barraccas. Ha una forma trapezoidale ed uno spazio interno,
Su Pranu, aperto verso il mare. L’anno di costruzione si può far risalire
alla seconda metà del 1500 e ha subito continue modifiche strutturali
causa i frequenti assalti da parte dei pirati provenienti dall’Africa. Esiste
infatti un forno, un magazzino per la conservazione della farina, dei cereali,
dell’olio e del vino. Vi sono le officine per la costruzione dei chiodi e della
ferramenta, per la riparazione degli attrezzi della pesca e degli arnesi per
la filatura delle funi. A fine stagione, nelle barraccas, venivano appese le
uova di tonno e il ventrame già essiccato. Nel
1870
venne costruito l’arsenale coperto che poggiava su 28 colonne di granito, con
tre arcate a tutto sesto, che si affacciano sul mare, e tre verso terra. I preparativi
per la pesca del tonno iniziano a terra con l’armamento delle reti e di tutti
gli attrezzi necessari, fino al momento decisivo della messa in mare del calato
che avviene approssimativamente alla fine di aprile. La Tonnara rimane in pesca
sino al 13 giugno quando, nella chiesetta di Su Pranu, si celebra una messa
solenne in onore di S. Antonio, patrono della tonnara, e susseguente distribuzione
di tonno, cucinato secondo le tradizioni locali. Nella contigua piazza si può
visitare la chiesa dedicata alla Madonna d’Itria, patrona di Portoscuso, risalente
al 1655. Ricostruita negli anni ’50, all’interno conserva due dipinti del 1600
ed alcuni pregevoli simulacri lignei. Sempre nel centro abitato, Su Marchesu,
la villa fatta costruire nel 1912 dal marchese Pes di Villamaria, proprietario
della tonnara dell’isola Piana, interessante per la presenza, nel giardino,
di alcune piante esotiche. Il mare, del territorio di Portoscuso, si estende
da punta de S’alliga a Guareneddu, con le coste rocciose e frastagliate che
si alternano a spiagge di finissima sabbia quali is Canneddas, sa Caletta e
Portupaleddu. La purezza delle acque e la varietà delle coste favoriscono la
presenza di vari e preziosi esemplari endemici di flora e fauna, mentre nell’entroterra
è facile osservare il falco comune, il falco pellegrino, la poiana, la pernice,
tortore, storni e quaglie. In località Paringianu, nello stagno di Boi Cerbus,
è possibile effettuare il birdwatching per la presenza dei fenicotteri
rosa e di varie altre specie di trampolieri.
CABRAS
LA CORSA DEGLI SCALZI
L’antico nome di Cabras
fu Masone De Capras. Sorse, come gli altri centri vicini, quando Tharros, capitale
del regno di Arborea, fu abbandonata nel XI sec. In seguito alle incursioni
islamiche, espandendosi attorno a un castello edificato sulla riva orientale
dello stagno di Mar’e Pontis.Nel suo territorio sorge la Penisola del
Sinis,
nel cuore di una zona umida tra le più interessanti d’Europa. Qui si trova il
villaggio di San Salvatore, un antico borgo che ad agosto e settembre si popola
per la celebrazione della festa e dei riti in onore del santo omonimo. Il villaggio
si trova lungo le strade che da Cabras portano alle spiagge della costa e alla
città di Tharros. Tra i villaggi sardi è senza dubbio il maggiore e il più caratteristico.
Le abitazioni sono sorte intorno ad un antichissimo ipogeo di età nuragica dove
veniva praticato il culto delle acque e, in epoca romana, si adoravano Marte
e Venere. Con la presenza dei romani nella città di Tharros e l’introduzione
della religione cristiana, al di sopra del tempio, cui si accede per mezzo di
una botola, fu edificata la chiesa dedicata a San Salvatore. I festeggiamenti
si concludono la prima domenica di settembre con la “corsa degli scalzi”,
una processione a piedi, durante la quale il simulacro del santo viene portato
di corsa dal villaggio a Cabras, nella Chiesa Pieve di S. Maria Assunta. Si
tratta di una manifestazione corale tra le più suggestive e singolari che si
svolgono in Sardegna: 4-500 giovani, che indossano un saio bianco, scalzi, durante
una corsa che si snoda lungo i sentieri di campagna, portano il santo in spalla
sino a raggiungere l’abitato di Cabras dove il corteo si compone in una interminabile
processione sino al sagrato della chiesa maggiore. Una corsa piena di colori
e di fascino travolgenti, carica di significati religiosi, entrati a far parte
della storia e dei costumi di Cabras. Chi vi partecipa lo fa per sciogliere
un voto o come auspicio di buon raccolto, pescosità negli stagni, fertilità
delle graggi.La prima corsa ha luogo all’alba del primo sabato di settembre,
quando gli scalzi muovono verso il villaggio di S. Salvatore, mentre nel tardo
pomeriggio del giorno dopo i giovani prendono in consegna il simulacro del santo
per riportarlo a Cabras. Le origini della corsa sono incerte e si confondono
con la leggenda. Si narra che, nel 1506, durante una ennesima incursione barbaresca,
mentre gli uomini difendevano le coste, le donne avrebbero portato in salvo
il simulacro del santo trasferendolo dal villaggio a Cabras. Stando alle testimonianze
degli anziani, il trasporto del simulacro, sino al 1929, avveniva a piedi, ma
non di corsa e si velocizzò quando il numero dei partecipanti aumentò notevolmente,
permettendo così ricambi e riposi più frequenti.
SARDINIA
THE SUBMERGED WORLD
Il
subacqueo che normalmente s’immerge lungo le coste italiane è abituato ad
ambienti
con scarsità di pesce, mentre esplorando i fondali che contornano la Sardegna
scoprirà aspetti di vita subacquea veramente affascinanti. La temperatura mite
dell’acqua, la straordinaria limpidezza delle acque che permette una visibilità
di oltre 40 metri, fanno dell’isola una meta irrinunciabile per coloro che amano
immergersi nelle profondità marine.Situato strategicamente al centro della suggestiva
omonima baia, dal Marine Diving Center Porto Conte si raggiungono in
dieci minuti di gommone i luoghi di immersione di Capo Caccia e Punta Giglio
dove vi è una grande concentrazione di grotte sommerse e spettacolari falesie
a picco sul mare. Dal diving è possibile organizzare uscite anche con condizioni
di mare avverso, a ridosso di Capo Caccia o Punta Giglio, disponendo di tre
motobarche e due gommoni, con capacità totale di 30-40 persone ad uscita, anche
con immersioni differenziate. Il fiore all’occhiello dell’O.Mar Diving
è la visita al relitto del KT 12, il più bello del Mediterraneo, adagiato su
un fondale di sabbia a oltre 30 metri di profondità in pieno assetto di navigazione.
Il centro offre inoltre, su richiesta e a numero limitato, l’emozione dell’immersione
notturna e,
per
i subacquei più esperti, l’immersione speleologica nella cavità della grotta
di Su Gologone esplorata sino alla profondità di 106 m. L’Argonauta Diving
Center di Cala Gonone, nella costa centro orientale della Sardegna, è in
grado di proporre, in questo affascinante e selvaggio tratto di costa, una grande
varietà di immersioni: due relitti della 2^ guerra mondiale, frequentati da
corvine e pesci balestra; caverne come la Galleria, peculiare per la presenza
di una spiaggia fossile sottomarina e la Grotta delle Ostriche con pareti ricoperte
di grandi ostriche vive e persino fossili, o la falesia. La scaletta di ferro
nei cui anfratti sono numerose le cicale di mare e le eunicelle cavolinii. L’Argonauta
Diving Center dispone del motor yacht Mizar, un comodo 14 metri e propone lo
snorkeling, passeggiata a pelo d’acqua, sia diurna che notturna, facile per
tutti, e, per i neofiti, il Discover Scuba, divertente immersione entro i 6
m. su franate e colate di basalto colonnare. Il Mediterranea Centro Sub
di Arbatax, nella costa centro orientale della Sardegna, dal 1993 volge, tutto
l’anno, l’attività di centro di formazione subacquea P.A.D.I. e di centro per
le immersioni guidate. Il centro dispone di attrezzature sub complete, tre unità
per complessivi 35 subacquei in uscita su ben 45 punti di immersione disseminati
nel Golfo di Arbatax e nel Golfo di Orosei, tutti diversi tra loro. Per i subacquei
provvisti di brevetto, i più rinomati punti di immersione sono: la secca del
perno, a sud di Arbatax, caratterizzata da una conformazione granitica su un
fondale di sabbia a circa 27 metri, rifugio ideale per pesci e crostacei e Punta
Litiera, a nord di Capo Monte Santu, parete calcarea lavorata dal mare e dall’acqua
dolce, con cavità e piccole grotte ricche di una vita sottomarina dai colori
e dalle visioni indimenticabili. Il Centro Subacqueo Yacht Club Cagliari,
situato nel Porticciolo di Marina Piccola, alle pendici della Sella del Diavolo,
si affaccia sul mare del Poetto, la bianchissima spiaggia della costa meridionale
della Sardegna. Da non perdere, inoltre, le immersioni nelle secche del Golfo
degli Angeli e nel Parco Geomarino di Villasimius.
SASSARI
I CANDELIERI
Il
14 agosto, vigilia dell’Assunzione di Maria Vergine, ogni anno, a Sassari, ha
luogo il grande evento della faradda di Li Candareri, la discesa dei
Candelieri, una festa di popolo, naturale e spontanea di tipo religioso. I nove
Gremi, le antiche corporazioni cittadine (fabbri, sarti, carpentieri, muratori,
calzolai, sellai, mercanti, fattori e pastori) compiono di corsa la discesa
del Corso Vittorio Emanuele e del Corso Vico, tra due ali di folla, portando
ciascuno un enorme candeliere in legno. Ogni candeliere è portato da otto giovani,
vestiti con il costume del gremio di appartenenza, che si muovono velocemente
al ritmo di danza al suono di tamburini e pifferi. Il candeliere, o columma
incoronada, è composto da tre parti: la base, con quattro stanghe disposte a
croce, come supporti per il trasporto a braccia; sulla base la colonna, alta
3 metri e spessa 40 cm, sulla cui superficie (di legno ricoperta di cera, un
tempo, ma ora di solo legno), sono dipinti il simbolo della corporazione, l’effigie
del santo patrono del gremio e altri ornamenti. La colonna termina in alto con
una sorta di capitello dorato di stile gotico riccamente addobbato di bandiere,
fiori e coccarde. Dalla cima del capitello pendono numerosi nastri (li betti)
di raso variopinto tenuti da ragazzini del gremio. Poiché i candelieri pesano
intorno ai 400 chili, l’abilità di coloro che li trasportano viene valutata
non solo dalla forza che hanno nelle spalle, ma, soprattutto, dal talento nel
sorreggere i candelieri mentre danzano. La loro esibizione è controllata
da lu cabu carriaggiu, il capo dei portatori, che, retrocedendo a saltelli durante
il percorso e regolando il tempo al ritmo del piffero e del tamburo, scandisce
giravolte, movimenti circolari o improvvisi inarcamenti verso la folla da parte
del gruppo di ogni candelo.Man mano che la processione si avvicina alla chiesa
di Santa Maria, il suono dei flauti e dei tamburi si intensifica sino a quando
un lungo rullo di tamburi annuncia l’ingresso in chiesa dello stendardo. L’ordine
di partenza e di arrivo (si parte da Piazza Castello e si arriva alla chiesa
di S. Maria di Betlem) è ormai definito da secoli: il gremio più importante
(l’ultimo a partire, ma il primo ad entrare in chiesa) è quello dei Massai
ed ha l’onore di ospitare nel proprio corteo le autorità cittadine. La processione
termina con il bacio cerimoniale dei piedi della Vergine Dormiente da parte
dei membri delle Corporazioni e delle autorità civili. Presso l’ippodromo
Pinna si svolge il Palio dei Candelieri, con cavalli e fantini che si sfidano
in una spericolata corsa a pelo per conquistare uno stendardo con i colori del
Comune di Sassari e l’effigie dei Candelieri e con i nove finalisti abbinati
ai Gremi storici.