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Aprile



OLIENA


Oliena è un centro molto antico, ricco di storia e di tradizioni.La presenza umana nel suo territorio risale all’età nuragica come testimoniano i resti del complesso Sa Sedda ‘e Sos Carros, degli antichi villaggi di Su Gurrutthone, di Ruinas, del monte Tiscali, particolarissimo, quest’ultimo, perché collocato all’interno di una dolina carsica. I dintorni del paese vantano inoltre la presenza di luoghi di inestimabile pregio naturalistico, tutti di particolare fascino e contraddistinti dalla presenza di una flora e una fauna ricca ed endemica. Gennargentu, Supramonte, Pentumas, Gorroppu offrono paesaggi meravigliosi con alternanza di fiumi, gole, canyon, grotte che da sempre sono la meta privilegiata dei più esigenti escursionisti .Ma Oliena non significa soltanto archeologia e natura, essa è anche fede e tradizione. Lo stanno a testimoniare le numerose chiese che sorgono nel paese, undici per la precisione, tutte di linee semplici, con campanili a vela, tra cui spiccano per importanza la vecchia parrocchiale di Santa Maria , di origine duecentesca, e la parrocchiale attuale dedicata a Sant’Ignazio di Loyola risalente alla prima metà del XVIII secolo. Tra le numerose manifestazioni che si tengono ad Oliena particolare rilievo rivestono i riti della Settimana Santa e tra questi soprattutto S’Incontru: una delle sacre rappresentazioni più caratteristiche, suggestive e partecipate di tutta la nostra Isola.S’Incontru è stato introdotto in Sardegna dagli spagnoli e i sardi lo hanno fatto rivivere nel tempo con immutata forza espressiva. Il rito mette in scena l’incontro tra la Madonna e il Cristo risorto ed offre una rappresentazione di grande impatto per i fedeli che sentono profondamente questo evento sacro, in particolare quelli di Oliena .Fin dalla mattina presto del giorno di Pasqua le strade di Oliena si animano di gente vestita a festa con i costumi tradizionali .Le donne sfoggiano abiti ricchi di seta e di fili d’oro e d’argento, gli uomini vestono invece la berritta e il gonnellino d’orbace.All’ora convenuta dalle due chiese di San Francesco e Santa Maria partono rispettivamente i simulacri del Cristo risorto e della Madonna accompagnati da numerosi fedeli in processione. I due distinti cortei convergono da lati opposti nella chiesa di Santa Maria dove intanto si è andata formando un’immensa folla che aspetta trepidante il momento più suggestivo e commovente di tutta la manifestazione religiosa.Finalmente compaiono la Madonna e il Cristo e con un rituale che si ripete sempre identico le due statue vengono poste l’una dinnanzi all’altra. I portatori dei baldacchini si genuflettono per tre volte di seguito in segno di saluto. Alla Madonna viene quindi tolto il velo nero del lutto e la folla esulta gioiosamente. E proprio nel momento in cui la madre saluta il figlio risorto, numerosi cittadini affacciati alle finestre sparano a salve. L’intera cittadinanza si stringe così intorno a S’Incontru vivendo con grande trasporto questo momento carico di pathos.La processione si reca dunque nella chiesa di Sant’Ignazio dove si celebra un altro importante momento della giornata religiosa: la messa cantata e solenne.Arriva infine il momento laico della festa con i balli in piazza e la degustazione di vini e di dolci tipici di Oliena.

 


IL MUSEO DI SANT'ANTIOCO
"ARCHEOTUR"

 

 

Situato nell’omonima isola, il paese di Sant’Antioco è posto al margine Sud-Occidentale della Sardegna, collegato all’isola maggiore mediante uno stretto istmo parzialmente naturale. E’ facilmente raggiungibile dalla regione del Sulcis-Iglesiente di cui è naturale sbocco al mare. Il vantaggio che offre come porto è dovuto al fatto che le sue coste orientali sono riparate dal vento di maestrale e protette da quello di levante dalla Sardegna stessa. E’ soprattutto questa sua posizione che ha fatto sì che Sant’Antioco avesse, nei secoli, una sua storia.Le più antiche testimonianze risalgono alla fase del Neolitico recente databile fra il 2700 a.C., testimoniate già nell’istimo da due menhir, denominati “su Para e sa Mongia”, dai fondi di capanna del Cronicario, nell’odierno abitato e dalle “domus de janas” di is Pruinis (grotticelle scavate nella roccia e utilizzate come sepolture).Sono da attribuire alla seconda metà del II millennio la maggior parte dei monumenti nuragici presenti nell’isola, anche se sono pochissime le indagini di scavo condotte su di essi. In un momento ancora imprecisato, probabilmente intorno al IX secolo a.C., Sant’Antioco entrò nella sfera degli interessi di un popolo che andava sviluppando la sua potenza, con la sua flotta e i suoi commerci: i Fenici. La testimonianza più rilevante della loro presenza è il Thopet, localizzato nell’altura denominata “sa Guardia de is Pingiadas”, santuario a cielo aperto che ha restituito oltre 3000 urne cinerarie contenenti resti ossei cremati di fanciulli e di animali e circa 1500 stele in pietra con svariate rappresentazioni. Sul finire del VI secolo a.C. il centro entra nella sfera politica e culturale cartaginese, di tale periodo è la necropoli che restituisce gli elementi più interessanti, essa occupa tutto il colle su cui sorge il fortino sabaudo e la piazza di Chiesa per una superficie di circa sei ettari. La tipologia di questa sepoltura è costituita prevalentemente da camere ipogee, semplici o doppie, scavate nel tufo, accessibili mediante una gradinata denominata “dromos” scavate nella roccia a cielo aperto. La maggior parte dei corredi funebri costituita da vasellame ceramico, monili, vetri maschere, attualmente in esposizione nei locali del museo cittadino sito in via Regina Margherita. La fine del III secolo a.C. segna la conclusione della dominazione punica in Sardegna e il 238 a.C. per Sant’Antioco come per il resto dei centri fenici e punici l’inizio del dominio romano. L’importanza del nostro centro è testimoniata da alcune iscrizioni che attestano che Sulci (antico nome dell’odierna Sant’Antioco) fu elevata la rango di municipium e Stradone durante il principato di Augusto, la definisce insieme a Cagliari la più importante tra le città della Sardegna.Di tale periodo sono visibili all’ingresso dell’abitato i resti di un ponte, un mausoleo gentilizio denominato “sa Presonedda”, resti di un anfiteatro, parte della necropoli e dell’abitato resti pregevoli di mosaici e di statue imperatorie.Tra la fine del II ed il III secolo d.C. si sviluppa il cristianesimo e sulla scia dell’attività mercantile legata ai metalli e ai connessi fenomeni di lavoro forzato, vengono deportati numerosi cristiani nella nostra isola. Le catacombe, sottostanti la basilica di Sant’Antioco, ricavata dalla ristrutturazione di antichi ipogei punici sono la più importante testimonianza di archeologia cristiana in Sardegna. Di notevole interesse, in via Necropoli già “s’Arruga de is Gruttus”, il museo Etnografico adiacente a sepolture cartaginesi riutilizzate fino a pochi anni fa da povera gente come abitazioni. All’interno di esso è esposta una significativa raccolta di attrezzi legati alla vita agro-pastorale della nostra isola. Di notevole interesse lo spazio dedicato al bisso marino e alla palma nana.