Aprile
SANT'ANTICO
LA SAGRA: SANT'ANTIOCO MARTIRE
I
festeggiamenti più importanti, quest’anno, si svolgono il 19 aprile,
e sono caratterizzati oltre che da canti, balli, spettacoli pirotecnici e mostre,
anche dalla processione del santo con le Reliquie, accompagnata da numerosi
gruppi folcloristici che sfilano con i costumi tradizionali sardi. Educato dalla
madre alla fede cristiana, ben presto fu inviso allo stesso imperatore e Antioco
venne sottoposto ad ogni sorta di supplizio, ma il santo, sorretto da una fede
incrollabile, superò tutti i pericoli. Nel luogo della sua morte, avvenuta attorno
al 126 d. C., fu edificata la chiesa che porta il suo nome, come è dimostrato
dall’epigrafe latina, del secolo VII, che sovrastava la tomba del santo e oggi
murata nella cappella di Sant’Antioco della cattedrale di Iglesias. Nel 1089
il Giudice Costantino donava ai monaci Vittorini di Marsiglia la chiesa di Sant’Antioco
in Sulcis, mentre, nel 1124, un altro giudice di Cagliari, Mariano Torchitorio,
attribuiva al santo tutta l’isola sulcitana che, da quel momento, prenderà il
nome di Isola di Sant’Antioco. Pochi santi sono stati in Sardegna tanto onorati
e venerati come Sant’Antioco; il suo nome veniva imposto frequentemente come
nome di battesimo; a lui venivano innalzati templi, chiese, oratori e in suo
onore si organizzavano sagre e feste. La festa grande in onore del Santo si
può far risalire al XI o XII sec., ma e’ solo del 1520 il piu’ antico
documento
finora conosciuto che parla della sagra che quindi quest’anno festeggia la sua
480^ edizione. A metà del XVI secolo, causa le continue incursioni dei
corsari barbareschi, l’isola andò spopolandosi, per cui si rese necessario
conservare il simulacro nella cattedrale di Iglesias con la promessa che, finite
le incursioni e ripopolatasi l’isola, questo sarebbe tornato nella cittadina
sulcitana. Quattro giorni prima della festa il Capitolo si occupava del trasferimento
della statua del santo; il simulacro vestito per l’occasione della toga rossa,
posto su di un carro trainato da buoi infiorati, usciva da Iglesias e, dopo
una sosta a Barega, passando per Barbusi e San Giovanni Suergiu, giungeva all’isola
di Sant’Antioco. Durante il tragitto, una campanella e una bandierina posta
in alto nel carro annunciavano il passaggio del Santo ai numerosi pellegrini
giunti da tutta la Sardegna, disseminati lungo il percorso. I festeggiamenti
del 1593 videro la partecipazione di 4.125 cavalli, 3.000 traccas, 100 carri
scoperti, 4.000 carrettieri, 350 barche pavesate, 39.000 persone e furono celebrate
800 messe con la presenza di 2383 sacerdoti provenienti da tutta la Sardegna.
Dopo il ritrovamento delle reliquie, avvenuto il 18 marzo 1615, oltre il simulacro,
anche il teschio del santo veniva trasportato da Iglesias a Sant’Antioco. La
riconquista della reliquia diede nuovo impulso alla festa e sempre più numerosi,
da tutta la Sardegna, arrivavano i pellegrini a pregare sulla tomba del Santo.
Per tre giorni, di notte, sul sagrato, sulle piazze e alla marina ardevano cataste
di legna, attorno alle quali si mangiava, si beveva, si danzava il ballo sardo
e si cantava accompagnati dalle chitarre e dalle launeddas. Poi ci furono gli
anni della II guerra mondiale e il pericolo dei bombardamenti rallentò l’arrivo
dei pellegrini fino all’aprile del 1943 quando un presunto sbarco del nemico,
che sarebbe dovuto avvenire in una località segreta della Sardegna, non
permise lo svolgimento della festa.
ITINERARIO
DORGALI E CALAGONONE
Dorgali
e Cala Gonone, situati nella parte centro orientale della Sardegna, sono facilmente
raggiungibili dalla S.S. 131, diramazione Nuoro-Olbia, prendendo, al Km. 70,
il bivio Lula- Dorgali. Lungo il collegamento Lula-Dorgali, a pochi chilometri
dalla S.S. 131, un cartello indica la Tomba di Giganti di Sa Ena ‘e Thomes,
in granito, costituita da un’esedra di pietre infisse nel terreno con al centro
una stele alta più di tre metri. Proseguendo sulla strada provinciale, poco
oltre il bivio per Galtellì, si arriva al villaggio nuragico di Serra ‘e Orrios,
il meglio conservato dell’isola e risalente all’VIII-VII sec. All'interno di
alcune capanne, un focolare, il pavimento di lastroni piatti e il sedile alla
base del muro. Al Km 207 della S.S. 125, direzione Orosei, un viottolo di circa
400 metri conduce al dolmen Motorra, risalente al 2100 a.C., in pietra basaltica,
con camera funeraria di m. 2,10 per 1,80, in cui nove lastre conficcate sul
terreno sostengono un grande e piatto lastrone di copertura. Lungo la strada
Nuoro-Orosei, 7 Km prima di Galtellì, un sentiero conduce alla Tomba di Giganti
di Biristeddi e al villaggio nuragico Purgatoriu. Continuando nel sentiero,
si arriva alla gola del fiume Cedrino, sull’orlo della quale si erge il nuraghe
Purgatoriu, con la volta della torre crollata, ma con, all’ingresso, un bel
corridoio a tholos. Non lontano dalla galleria di Cala Gonone, un sentiero di
circa 500 metri conduce al dolmen di Monte Longu costruito in pietra calcare,
a pianta rettangolare, con un grande lastrone di copertura poggiato su quattro
sostegni a formare una camera tombale di 2,5 metri quadri e alta 1,20 metri.
Sempre in territorio di Dorgali, il villaggio nuragico di Tiscali, alle falde
del Supramonte di Dorgali, Oliena e Orgosolo. All’interno di una dolina, le
genti nuragiche hanno costruito due villaggi che contano numerose capanne, al
di sotto della parete non crollata della grotta come estremo rifugio in seguito
all’invasione romana. Dalla parte opposta della dolina, un’altro gruppo di capanne
disposte anch’esse sotto una sporgenza della parete e con le stesse caratteristiche
delle prime. L’insediamento sembra risalire all’ultimo periodo nuragico, intorno
al VI - II sec. La prima si trova a destra della strada per Orosei, pochi chilometri
fuori del paese, e deve il suo nome, spina della grotta, alla presenza di una
enorme stalattite-stalagmite, alta 38 metri, al centro di un’immensa sala. La
grotta del Bue Marino, situata lungo la costa a 4 Km da Cala Gonone, è raggiungibile
solo via mare ed è un’immenso antro alla base di una parete alta 30 metri. In
circa mezz’ora, con un comodo sentiero, si ammirano il lago salato sotterraneo,
le innumerevoli colonne di stalattiti e stalagmiti, con le multiformi concrezioni
di vari colori e la sala della Spiaggia delle Foche, un immenso salone, al centro
del quale si erge una grande colonna che sembra sorreggere la volta; qui le
acque dolci si mescolano alle acque salate con una piccola cascata. Qui si spazia
dalla lavorazione dell’oro a quella del tappeto nel campo manifatturiero e dalla
produzione di dolci tipici a quella di vini ed olio dalle pregevoli qualità
nel campo alimentare. Dolci sardi, Dorgali, Esca. Un trinomio conosciuto
in tutta la Sardegna per la bontà dei prodotti tra i quali spiccano le famose
pesche di Dorgali ed i favolosi biscotti, fiore all’occhiello di una produzione
che spazia dalle tiliccas alle papassinas, dalle paste alle torte nuziali.