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Dicembre



XXIV COMUNITÀ' MONTANA  DEL "SERPEDDI'"


Il territorio della XXIV Comunità Montana del “Serpeddi’” rappresenta un’area di grande interesse non solo per la Sardegna ma per tutto il bacino del Mediterraneo. Questa vasta regione del sud-est isolano offre infatti un’originale sintesi di mare e montagna, con zone costiere caratterizzate da una spiccata vocazione turistica e zone interne prevalentemente rurali, ma tutte di grande interesse naturalistico. Dalle foreste di Burcei e di Sinnai , alle spiagge di Quartu, Maracalagonis e Villasimius, si snoda infatti un suggestivo percorso di grande pregio ambientale. Ai fini della salvaguardia di questo immenso patrimonio un ruolo importante hanno giocato finora le Pro Loco e soprattutto l’attività della XXIV Comunità Montana, che nella tutela e nella valorizzazione del territorio ha profuso tantissime energie. Ma l’iniziativa decisiva per la zona sarà offerta in particolare dalla costituzione del Parco naturale regionale dei Sette Fratelli - Monte Genis che le darà una grande opportunità di sviluppo economico eco-compatibile. Muovendoci da ovest ad est nell’area della della XXIV Comunità Montana incontriamo innanzitutto il territorio di Serdiana situato, assieme a quello di Dolianova, nel cuore del Parteolla . La sua campagna è ricoperta di rinomati vigneti i cui prodotti confluiscono in parte nella vicina cantina sociale di Dolianova, ma in buona percentuale viene trattata anche da aziende vitivinicole locali i cui vini sono conosciuti in tutto il mondo. Zone di particolare interesse ambientale sono la zona umida di “Su staini saliu” e la località di “S’Isca Manna” dove possiamo trovare una delle espressioni più significative della macchia mediterranea. Dal punto di vista storico si deve sottolineare la presenza della chiesetta campestre di Santa Maria di Sibiola, importante esempio di architettura romanica edificata in epoca medioevale dai monaci vittorini, nei cui dintorni sono stati peraltro rinvenuti reperti che documentano la presenza umana nella zona sin dall’età preistorica passando attraverso l’età nuragica, fenicio-punica e romana. Anche l’adiacente territorio di Dolianova offre importanti testimonianze storiche. Al periodo nuragico appartiene “Sa domu e S’Orku”, a quello fenicio-punico i reperti de “Sa Domu e s’Ossu” . Altri ritrovamenti di grande interesse sono inoltre quelli di “Mitza Salamu “ dove sono state rinvenute 36 mascherine votive rappresentanti volti umani. Al periodo medioevale risalgono i due villaggi dalla cui unione nel 1905 è nato il comune di Dolianova: San Pantaleo e Sicci San Biagio. Di questi due borghi originari si conservano ancora importanti vestigia come la chiesa di San Biagio in stile tardo gotico e l’interessante cattedrale di San Pantaleo con struttura a tre navate consacrata nel 1289. Una costruzione veramente singolare, quest’ultima, che ha conosciuto diverse fasi costruttive: la prima di pura impronta pisana anteriore al 1170, la seconda risalente ai primi del 1200, la terza della seconda metà del Duecento di stile orientaleggiante. Particolare attenzione merita, al suo interno, una fonte battesimale risalente al V secolo. La storia di Dolianova è sempre stata legata alla ricchezza della sua terra che ha sempre offerto prodotti particolarmente pregiati dall’intensa produzione olearia alla fiorente attività vitivinicola con vini apprezzati e conosciuti in Italia e all’estero. Di grande pregio è il territorio di Sinnai che si estende vastissimo attraverso i monti del parco dei “Sette Fratelli”, rifugio naturale di cervi , aquile e cinghiali, fino alla bellissima spiaggia di Solanas. In quest’area numerosi sono i siti archeologici come le Domus de Janas di Santu Basileddu e il complesso nuragico di Terricci che si trova tra Torre delle Stelle e Solanas. Fin dal medioevo Sinnai fu meta delle famiglie nobili cagliaritane che qui si rifugiavano fuggendo l’ambiente malsano e paludoso della città. La sua economia si è sempre basata sul settore agro-pastorale ma più recentemente anche l’industria turistica sembra offrire nuove opportunità redditizie. Tra i suoi fiori all’occhiello sono da menzionare le foreste secolari di Tuviois, Musui, Maidopis. Un occhio di riguardo merita anche l’attività artigianale e in particolare la produzione dei cestini tipici “su strexiu ‘e fenu”, unica per la qualità e per i materiali usati, il giunco e il fieno. Di interesse artistico sono la Parrocchiale di Santa Barbara, di stile tardo gotico-aragonese, e la ricca pinacoteca comunale. Più a sud si estende il comune di Maracalagonis dove si possono ammirare splendide aree dove nascono i cervi (località Cirronis) e dove il vento ha scolpito su millenarie rocce forme meravigliose. Anche Maracalagonis vanta antichissimi reperti come quelli nuragici di Matta Manna e Bruncu Ollasteddu o come la magnifica testimonianza punica delle due statue raffiguranti il dio Bes risalenti al I secolo avanti Cristo. L’odierno paese deriva dai due antichi centri di Mara e Calagonis che vennero unificati nel XIV secolo. Quest’ultimo si sviluppò in epoca bizantina intorno al luogo in cui probabilmente fu martirizzato Santo Stefano dove venne edificata una splendida basilica dedicata al santo di cui oggi restano solo pochi ruderi. La chiesa parrocchiale del paese dedicata alla Vergine degli Angeli fu edificata nel 1225 ma ha subito nel tempo diversi rifacimenti, fino alla sua ristrutturazione dopo il terribile incendio del 1551. Al suo interno si possono ammirare interessanti opere d’arte come uno splendido retablo del 1450, con episodi della vita di Sant’Antonio restaurato da Pietro Cavaro, due tele a mezza luna raffiguranti il martirio di Santo Stefano e la caduta degli angeli ribelli, alcune reliquie di Santo Stefano in cui sono visibili i segni del martirio. Burcei è invece il comune più montano della Comunità con i suoi 650 metri. Il suo territorio offre un paesaggio lussureggiante, sorgenti d’acqua purissima, genuine tradizioni e una gastronomia particolarmente rinomata. Il paese risale alla prima metà del 1600 anche se nell’area esistono tracce di insediamenti nuragici. A fondare l’insediamento furono dei pastori barbaricini che si stabilirono presso la sorgente “Sa Mitza de su Salixi”. Esso ha sempre vissuto di agricoltura e allevamento come dimostrano le diverse manifestazioni che giustamente sottolineano la qualità dei prodotti locali come la sagra delle ciliegie che si tiene nel mese di giugno. Attenzione merita anche il territorio di Quartucciu con i suoi interessanti siti nuragici (Sa domu ‘e s’Orku,Medadeddu e Piccia) con le sue belle chiese come quella di Sant’Efisio del XIII-XIV secolo, esempio di stile romanico a navata unica, come la Parrocchiale di San Giorgio del XVI secolo situata nel centro storico del paese. Di notevole importanza archeologica è anche la località ricca di siti e ritrovamenti di Sant’Isdoro dove si trova un’omonima chiesa campestre il cui restauro ha dato alla luce elementi di età romana. Di poche presentazioni ha bisogno Quartu Sant’Elena, terza città sarda, dopo Cagliari e Sassari. Il suo nome deriva dalla distanza che in età romana la separava da Cagliari. Secondo la leggenda a fondare il primo nucleo abitato sarebbe stato Jolao, un eroe tebano sbarcato nell’isola e attratto dalla fertilità della zona. La presenza umana nel suo territorio ha antichissime origini: All’età preistorica risalgono i i ritrovamenti di viale Colombo e di Is Arenas . Tracce nuragiche si trovano in località Terra Mala. Nel medioevo il paese fece parte dell’agro cagliaritano con tre denominazioni: Quarto Suso, Quarto Donnico e Quarto Josso. Nel 1500 e 1600 fu oggetto di numerosi attacchi barbareschi e nel 1793 fu teatro dello sbarco delle truppe francesi poi sconfitte dalle milizie isolane . Nell’Ottocento divenne una delle più popolose ville isolane. Ma il vero boom di Quartu lo si deve all’espansione cagliaritana del secondo dopoguerra. Oggi il centro vive soprattutto di terziario e, nel suo ampio litorale, di turismo estivo, mentre dell’antica struttura economica sopravvive in particolare il settore vitivinicolo. Il suo territorio comunale comprende una delle aree naturali più interessanti d’Europa, lo stagno di Molentargius. Tra i monumenti più pregiati dell’abitato troviamo la settecentesca chiesa di Sant’Elena, e gli edifici romanici di Santa Maria di Cepola dell’XI secolo e della chiesa di San Pietro di Ponte. Resta infine da menzionare il territorio di Villasimius, una delle più belle e attrezzate località marine del Sud Sardegna. Da piccolo paese agricolo, dedito in parte allo sfruttamento del carbone della zona, il centro ha conosciuto a partire dagli anni Sessanta una vera e propria esplosione nel settore turistico con presenze arrivate fino a 500.000 unità. Le sue spiagge sono famose sia in Italia che all’estero e la pescosità dei suoi fondali attira tutti gli amanti degli sport subacquei. Il moderno porto turistico dotato di 750 poti barca con tutti i servizi di banchina è attrezzato per soddisfare ogni richiesta del diportista ed è collocato in una delle più belle e suggestive zone di tutto il Sud della Sardegna. E’ da rimarcare che l’area marina di Villasimius è divenuta Parco Geomarino comprendente tre zone sottoposte a diverso livello di tutela e controllo al fine di garantire la salvaguardia di un inestimabile patrimonio ambientale e nuove occasioni di sviluppo per tutta la zona.  

 

 

 

Archeologia

 

 

SILANUS
LA CHIESA DI SAN LORENZO

 

Silanus, paese di circa 2600 abitanti, situato sul declivio alla base del Monte Arbo, ha avuto in attività le cave di calce famose sin dal Medioevo, ma deve il suo maggior prestigio a due monumenti: la chiesa di San Lorenzo e quella di Santa Sabina.

La fondazione della chiesa di S. Lorenzo avvenne intorno al 1150, come dipendenza dell’abbazia di S. Maria di Corte; rivela maestranze di educazione francese, forse le stesse che lavorarono al S. Pietro di Sindìa, e ha una semplice facciata, adorna di archetti pensili, terminante con un campaniletto a vela. All’interno vi si trovano resti di affreschi del Trecento, nei quali, tra immagini di altri santi, campeggia una grande figura di San Cristoforo.

 

 

 

 

 

 

 

SILIQUA
IL CASTELLO DI ACQUAFREDDA

Il Castello di Acquafredda o di Silìqua venne costruito sulla sommità di una collina lungo la strada Siliqua-Nuxis a difesa della zona mineraria, nel XVI dalla famiglia pisana dei Donoratico della Gherardesca, più precisamente dal Conte Ugolino. Egli, caduto in disgrazia nei confronti della Repubblica di Pisa, venne imprigionato nella “Torre della fame” dove muore nel 1289.

Il Castello passò poi sotto il controllo della repubblica pisana. Dal 1326 al 1410 fu proprietà degli aragonesi e dopo questa data il castello non fu più abitato e passò nelle mani di diverse famiglie feudatarie.

Il Castello conserva ampi tratti murari, il mastio centrale e alcune cisterne e lungo le pendici del colle sono sparsi i ruderi di un villaggio militare medioevale.

 

 

 

 

VILLAPERUCCIO
LA NECROPOLI DI MONTESSU

 

Situato a 200 mt d’altezza s.l.m. la Necropoli di Montessu offre una splendida vista sul Golfo di Palmas.

E’ la più vasta della Sardegna e conta circa 40 tombe “domus de janas” di diverse tipologie. Circondata dalla macchia mediterranea questa necropoli presenta fasi delle culture di Ozieri, Monte Claro e Bonnanaro.

Si raggiunge in macchina fino ai piedi di una parete rocciosa dopo di che si prosegue a piedi agevolmente grazie ad una scala che arriva sino in cima.

La prima tomba che si incontra arrivati in cima è una grande grotta-tempio con un ingresso di 2 metri per 2, un atrio con una fossa per il fuoco e una grande camera sepolcrale e così via.

Le incisioni e i rilievi delle tombe presentano profili della Dea Madre, semicerchi concentrici, quadrati con corna spiraliformi e teste con corna di arieti. Un luogo isolato ma molto suggestivo che merita di essere visitato.