Dicembre
ORGOSOLO
"SA CANDELARIA"
Orgosolo
(4680 abitanti) deriva il suo nome dal greco orgàs terreno fertile e
ricco d'acque.
Piccolo
centro della Barbagia che sorge ai piedi del Monte Lisorgoni, a 18 km da Nuoro.
Paese caratteristico della zona interna con vie strette e ripide ove sorgono,
addossate l'una all'altra case in granito quasi sempre ad un piano, con piccoli
cortili interni. Nelle facciate delle case si possono ammirare i famosi murales
che trattano tematiche a sfondo politico sociale esprimendo il malessere, l'isolamento
dei paesi dell'interno, la protesta sociale verso la Regione e lo Stato. I murales
sono insieme alla natura gli elementi di maggior attrazione per i visitatori.
E' circondato da una natura incontaminata, tra le più suggestive dell'isola.
Il Supramonte di Orgosolo offre un paesaggio vasto e vario; si passa da boschi
secolari di lecci, tassi, aceri, ginepri, roverelle, macchie di eriche, a valloni,
rocce, aspri dirupi e vaste praterie. Nelle zone più alte abbonda il timo e
il rosmarino. Qui crescono rare specie botaniche quali il ribes sandaliotico,
l'aquilegia, il sorbo montano, la ginestra etnense e la splendida peonia selvatica.
Tra la fauna si segnalano aquile, l'avvoltoio monaco, grifoni, falchi che nidificano
nelle pareti rocciose, qualche esemplare di muflone, gatti selvatici, cinghiali,
volpi, martore, donnole e qualche ghiro. Il villaggio è citato nella metà del
XIV sec. tra le parrocchie della diocesi di Suelli che versavano le decime alla
curia romana. Appartenne alla curatoria dei Dore. Inoltre anche i suoi rappresentanti
nel 1388 firmarono la pace tra Eleonora d'Arborea e Giovanni d'Aragona. Numerosi
gli edifici religiosi: la chiesa parrocchiale di S.Pietro, costruita nel XIV
secolo ma che si presenta oggi nei rimaneggiamenti subiti nel XVIII sec. e l'Oratorio
di S. Croce al cui interno è custodito un crocifisso ligneo del 1600.
La
chiesa di S. Antonio da Padova e quella della B.V. Assunta, edificata nel 1634
la cui festa dal 13 al 18 agosto attira numerosi turisti per seguire la suggestiva
e molto sentita processione notturna in costume e la spericolata corsa equestre
detta
Sa Vardia. Per l'occasione si aprono le cumbessias che circondano la chiesa
campestre, si organizzano balli e canti sardi. Ricca e genuina la gastronomia
locale: il pane carasau, su pani modde, il miele, i formaggi,
i salumi, gli arrosti, il torrone, gli ottimi dolci quali s'aranzada,
i papassini le urillettas ( treccioline di pasta fritte), il vino
Vermentino e il Cannonau, il mirto. L'economia si fonda sulla pastorizia e l'agricoltura
(uliveti e vigneti) l'attività di forestazione e, di recente ha assunto importanza
crescente il turismo grazie alle bellezze naturali del territorio orgolese compreso
nel futuro Parco del Gennargentu. Bellissimo il costume locale femminile, in
seta e broccato, ricco di ricami ornamentali geometrici a colori vivaci fatto
con la seta prodotta ad Orgosolo. C'è, infatti, una famiglia che si dedica ancora
alla coltivazione della pianta del gelso e alla lavorazione della seta: il copricapo
su lionzu è poi colorato con lo zafferano. Il popolo di Orgosolo è gente
fiera e orgogliosa, intelligente, rispettosa dei tesori naturali e spirituali
della propria terra, conserva le antiche tradizioni tra cui quella de Sa Candelaria.
Nella mattina del 31 dicembre,
per le strade e le viuzze di orgosolo è un continuo via vai di bambini che di
casa in casa chiedono "Sa Candelaria". Tutti
g
li
usci sono aperti indistintamente per ogni bambino, che riceverà su coccone
(il pane preparato appositamente), assieme a frutta, biscotti e una somma di
denaro più o meno consistente, a seconda del grado di parentela intercorrente
fra chi chiede e la donna che offre la Candelaria. Fino a mezzogiorno l'allegra
richiesta: "A no-l-la dazes sa candelaria?" (ci date la candelaria?)
segna piacevolmente la tranquillità mattutina. Dalle case si vedono entrare
e uscire bambini e bambine a gruppi di due o tre, rossi in viso e ansanti per
la fatica di dover trasportare il sacchetto di tela bianca colmo di lecornie,
che via via si fa più pesante, e se i più grandi procedono di fretta per riuscire
a realizzare il maggior numero di carichi possibili, fa tenerezza vedere i piccini
sbandare sotto il peso del sacchetto semipieno, con l'aria smarrita di chi non
sa dove sono le "piazze migliori", dove potranno ricevere più dolci, coccones
e soldi. Se prima, quando il paese era meno esteso con un minor numero di abitanti
alcuni riuscivano a entrare nella quasi totalità
delle
case, oggi si riesce a percorrere un numero limitato di rioni, anche se quando
il sacchetto è pieno, i bambini provvedono a scaricare il tutto a casa di pomeriggio.
La candelaria ha una continuazione nelle ore notturne, quando gruppi più o meno
numerosi di giovani e adulti si recano a casa degli sposi che nell'anno morente
hanno celebrato il matrimonio. All'ingresso delle abitazioni ogni comitiva intona
canti augurali per un buon principio dell'anno e perché la coppia possa avere
quanto prima uno o p
iù
figli e richiedere anche su coccone per amore del bambino Gesù. Dopo il canto
ci si accomoda nel salotto degli sposi che, in cambio degli auguri offrono dolci
e liquori. L'andirivieni dei gruppi si protrarrà fino alle prime ore del mattino
successivo. L'origine di questa tradizione si perde nei tempi passati, si sa
solamente che nel secolo scorso da parte delle famiglie benestanti (in verità
poche) del paese veniva effetuata una distribuzione di coccones, lardo,
salsicce, ricotta a tutti quelli che bussavano alle loro porte ci si accomoda
nel salotto degli sposi che, in cambio degli auguri offrono dolci e liquori.
L'andirivieni dei gruppi si protrarrà fino alle prime ore del mattino successivo.
L'origine di questa tradizione si perde nei tempi passati, si sa solamente che
nel secolo scorso da parte delle famiglie benestanti (in verità poche) del paese
veniva effetuata una distribuzione di coccones, lardo, salsicce, ricotta
a tutti quelli che bussavano alle loro porte. La questua si svolgeva la notte
perché non ci fosse la possibilità di essere riconosciuti, i questuanti, non
solo di Orgosolo, ma anche dei centri vicini, erano ricoperti da berretti e
da sas peddes se uomini o da scialli se donne. Circa l'etimologia del nome si
può pensare alla metatesi di Kandelaria, feste dell'inizio dell'anno a Roma
antica. Il rito del candelario (dono delle calende di gennaio) è documentato
nei centri (Gavoi, Olzai) e trova analogia con quelli di su pane e binu a Oliena
e de su mortu-mortu a Nuoro per la festa di Ognissanti e collegamenti con le
questue di Hallowen nel medesimo periodo. Il 16 e il 17 gennaio si ripete per
S. Antonio Abate il culto pagano del fuoco: si gusta il dolce preparato per
l'occasione "su pistiddi" a base di pasta sfoglia con semola e miele. Merita
certamente una visita la casa natale della martire orgolese Antonia Mesina che
riposa nella cripta della chiesa del SS. Salvatore. La festa in suo onore si
celebra il 17 maggio, giorno del suo martirio, nelle campagne fuori dal paese.
La prima domenica di giugno si festeggiano Sant'Egidio e Sant'Anania nella chiesa
campestre (XVI /XVIII sec.), che sorge nel luogo ove i due santi furono martirizzati.
FOTOGRAFIE DI KIKINU - ORGOSOLO