Febbraio
SORSO
Il nome “Sorso” ha subito diverse modifiche
e passaggi prima di arrivare ad acquisire il nome attuale: josso, zorso e infine
Sorso o Sosso. Il nome “Sorso” appare per la prima volta nel Condaghe di Silki
(XI-XIII sec.). Le “domus de janas”, letteralmente case delle fate, costituiscono
una visibile testimonianza di una civilta’ nel periodo preistorico (3300-2300
circa a.C.). Si tratta di tombe in roccia, con volta bassa e piccoli ingressi
dalla forma quadrangolare.I nuraghi, tipiche costruzioni dell’isola, sono presenti
anche a Sorso; in particolare oggi e’ conosciuto lo splendido complesso nuragico
del monte Cau, e quello presso Serra Niedda.Fra i secoli VI e III a.C. appare
la presenza di popolazioni puniche i cui segni tangibili sono dati da rinvenimenti
di manufatti, monete e oggetti vari conservati in vari musei, specialmente nel
Museo Nazionale G. A. Sanna di Sassari dove sono esposti. Del periodo romano
ci sono più dati. La colonia romana di
Turris
Libisonis, attuale Porto Torres, fu fondata nel 238 a.C. Lungo le coste nord
occidentali sarde sono stati rinvenuti numerosi relitti, fra cui quello delle
acque di Maritza, che dimostrano numerosi traffici. Del periodo intorno al 900
d.C. circa non ci sono moltissime notizie. Negli anni dei giudicati (X-XIV sec.),
Sorso passa sotto il dominio del Comune di Sassari, la quale era diventata repubblica
autonoma. Questo e’ un periodo assai tormentato in seguito ad alterne vicende
dinastiche, che porteranno ad estendere anche alle donne il diritto di ereditario.
Sorso è situata in una posizione geografica favorevole per l’agricoltura: clima
mite e corsi d’acqua che rendono fertile il territorio. I sorsesi preferivano
dedicarsi all’agricoltura piuttosto che alla pesca, nonostante la presenza di
una numerosa quantità e qualità di pesce presente nel vicino e grande stagno
di Platamona, il cui nome ha un’origine bizantina. Oggi tale zona costituisce
una riserva naturale, che si estende parallelamente alla costa, la cui conformazione
in passato ha dato luogo alla formazione di paludi, con relativo sviluppo e
diffusione della malaria. Risorse idriche sono costituite dal fiume Silis e
da altri piccoli corsi d’acqua che fin dai tempi più remoti garantivano la fertilità
del terreno e l’irrigazione delle colture. Nel 1962 il fiume Silis e’ stato
bonificato.L’avifauna locale è costituita da 18 specie diverse di uccelli, in
particolare pavoncelle e germani reali. La campagna è attualmente coltivata
ad ulivo e vite. Negli anni ’60 venne creata la cantina sociale dal consorzio
di due comuni, Sorso e Sennori, la cui produzione principale era costituita
dal vino Cannonau. Il turismo è alimentato dalle molteplici bellezze di Sorso,
fra cui sono da annoverare i 17 chilometri di litorale che comprendono splendide
spiagge e verdissime acque dagli straordinari fondali. Queste non sono le sole
attrattive, dato che Sorso offre anche un parco acquatico, e spesso ospita gare
internazionali di pesca.
DOMUS DE MARIA
Domus
de Maria, nota per le stupende spiagge nei pressi di Chia e per i suoi boschi,
si trova lungo la S.S. 195 per Teulada, a circa 50 chilometri da Cagliari. Negli
anni ’30 una violenta mareggiata ha devastato il litorale di Chia, mettendo
così in luce un’antica necropoli. In base a diversi siti archeologici, fra i
quali per esempio quello di Sa Domu de S’orcu, si ritiene che la civilta’ umana
sia stata presente gia’ nel terzo millennio a.C., ma alcuni studiosi sostengono
che la zona piu’ prossima al mare sia stata abitata in epoche anteriori. I fenici
chiamavano Chia la luna, nome che nel periodo punico-romano fu cambiato in Bithia
che presumibilmente ha lo stesso significato. Probabilmente il popolo di Bithia
adorava la luna. I Vitensi, come Plinio il Vecchio chiamava gli abitanti di
Bithia, andavano nel monte Setti Ballas ad adorare la luna, un culto che s’affiancava
spesso a quello dell’acqua. Bithia distava circa sei miglia da Nora. I ritrovamenti
archeologici hanno permesso di ricostruire la pianta della citta’, la cui necropoli
si estendeva lungo la spiaggia. Affianco all’altare è stata rinvenuta una statua
in arenaria che rappresenta il dio Bes alta 80 centimetri, ha il destro alzato
che saluta, una corona di penne sulla testa e la cintura di castita’. Le testimonianze
piu’ antiche si fanno risalire alla prima meta’ del VII secolo a.C., sono costituite
dalle tombe e dal santuario sull’isolotto Su Cardolinu, che è conosciuto meglio
come S’Isola Manna. La strada panoramica della costa del Sud, si affaccia su
orti e frutteti che producono fichi, uva da tavola, e agrumi. Lasciate a destra
le case di Chia, si raggiunge il bivio che porta ad un piccolo promontorio con
la seicentesca Torre di Chia, splendidamente conservata, ai piedi della quale,
verso l’entroterra, si trovano le rovine di Bithia. Tornando indietro, verso
il bivio, si prosegue fiancheggiando la costa, si sfiora lo stagno, separato
dal mare da una spiaggia dalla sabbia dal colore bianco candido. Verso Est la
natura ci stupisce, cambiando radicalmente volto; appare un ambiente incontaminato,
vergine, sovrastato da Capo Spartivento e dal suo faro. A Domus de Maria c’e’
una Casa Museo che ha due importantissime collezioni, una numismatica ed una
mineralogica. Quest’ultima comprende pezzi di grande valore, come i campioni
di Ortoclasio, con un esemplare di circa un quintale (uno dei più grandi d’Europa)
alto ben 80 centimetri. Per quanto invece riguarda la sezione numismatica, la
collezione comprende circa 600 pezzi di monete puniche, barbariche, romane,
bizantine, medioevali e moderne. La Casa Museo espone anche prodotti artigianali
locali , quali cassapanche intarsiate e coltelleria varia.A Is Cannoneris, una
riserva naturale, e’ possibile vedere il cervo sardo, i daini ed i cinghiali
i quali vivono in un ambiente boschivo naturale che in prevalenza è costituito
da Leccio, Corbezzolo ed Erica Arborea. In estate a Chia ci sono varie sagre,
quale quella dei fichi, del cinghiale, dei pesci e la Festa del Pescatore. Nella
seconda meta’ di luglio fino ai primi di settembre, si svolge l’ “Estate Marinese”
, che offre assaggi di prodotti tipici, la dimostrazione dal vivo della produzione
di pane, formaggio e dolci, ma si espongono anche prodotti dell’artigianato
locale. Verso la fine di settembre c’e’ la festa di “S’Arrosseri”, in onore
della Madonna del Rosario, la patrona del paese. La cucina locale a base e’
prevalentemente di carne, ma sicuramente non manca il pesce fresco. Sono in
genere apprezzatissime le grive “Pilloni de Taccula”, merli o tordi che si fanno
bollire nell’acqua salata e conservati fra le foglie di mirto.