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Febbraio



ORISTANO
LA SARTIGLIA

 

Nome di Sartiglia, Sartilla o Sartilia, la corsa nella quale i cavalieri lanciati al galoppo devono infilzare quante più stelle d’argento possibili, che si corre ad Oristano l’ultima domenica e l’ultimo giorno di Carnevale, deriva dallo spagnolo Sartija, che significa anello. Molto probabilmente furono i Crociati a introdurla in Occidente, tra la prima e la terza crociata (1118 - 1200), insieme alla Quintana di Foligno e alla Corsa del Saracino di Arezzo. La Sartiglia di Oristano era praticata alla corte del Giudicato di Arborea, ma non è da escludere che essa si svolgesse anche prima dell’invasione aragonese, intorno alla metà del XIII secolo. Nel 1500 un canonico della cattedrale, Giovanni Dessì, istituì un legato a favore del Gremio dei Contadini, per il mantenimento della Sartiglia. Negli ultimi anni sovrintende alle due gare l’alto patronato del Comitato Sartiglia sotto la presidenza del Sindaco di Oristano.La Sartiglia è guidata da un capo corsa: Su Componidori. La manifestazione, sia la domenica che il martedì, ha inizio alle 10 con la lettura, da parte di un araldo a cavallo, del bando della Sartiglia. Alle 12.30, tra squilli di tromba e rulli di tamburi inizia il lungo e attento rituale della vestizione di su Componidori. Indossati in una stanza privata, una camicia riccamente lavorata di foggia seicentesca, infilati i calzoni corti aderenti di color miele e gli stivali con speroni, simboli della sua qualità di cavaliere, il capo corsa passa nella sala contigua addobbata per il rito. Caratteristica della camicia di lino è la totale assenza di bottoni e occhielli per cui sia i polsi che il colletto vengono cuciti ad opera delle donne. L’operazione della vestizione viene eseguita dalla moglie del presidente del Gremio, sa massaia manna, con l’assistenza di altre giovani, is massaieddas. Il colletto è chiuso con borchie o catenine in argento mentre lo sbuffo delle maniche della camicia è stretto da tre fiocchi di seta, bianco, rosso e azzurro. Poi è la volta della maschera che viene assicurata, oltre che dai soliti lacci, da un colorato fazzoletto di seta che fascia l’orlo superiore della maschera stessa e la fronte del Componidori per poi annodarsi sulla nuca. Secondo le testimonianze degli storici, un tempo, la maschera, di legno, era di color verde la domenica, nella corsa organizzata dal Gremio dei Contadini e quasi nera quella del Gremio dei Falegnami. Ora essa è di colore bianco, con sembianze femminili ed una espressione seria e statica. Il capo corsa monta in sella direttamente dal tavolo e sul tavolo dovrà smontare a fine corsa. Sa massaia manna invoca su di lui l’aiuto del santo protettore e le massaieddas completano l’augurio gettando grano e fiori. Quindi, assumendo una posizione supina sulla groppa del cavallo, su Componidori si dirige verso l’uscita tra rullare di tamburi e ripetuti squilli di tromba. 


LACONI E I MENHIR

 

Centro d’importante tradizione storica, situato in un costone calcareo lungo la S.S. 128 Centrale Sarda, nella zona occidentale del Sarcidano, Laconi è raggiungibile deviando sulla S.S. 131, al Km. 41, per Villamar, Barumini, Nurallao. Dopo aver fatto parte del giudicato d’Arborea come capoluogo della curatoria di Porte Valenza, divenne centro di signoria, prima viscontea, poi marchesato. Ne fu feudatario, tra gli altri, Agostino di Castelvì, coinvolto nelle polemiche antispagnole del Parlamento sardo ed assassinato nel 1668. Passò poi agli Aymerich che fecero costruire una villa neoclassica progettata dall’architetto cagliaritano Gaetano Cima.Lungo la via principale, nei locali sottostanti il palazzo municipale, le sette stanze del Civico Museo Archeologico delle Statue Menhir. Il museo ospita menhir appartenenti a diverse tipologie, che possono essere ricondotte sostanzialmente alle seguenti classi: protoantropomorfi, del tutto privi di segni distintivi; protoantropomorfi asessuati, che presentano elementi caratteristici del viso, quali naso ed occhi; statue menhir maschili e femminili, evoluzione degli antropomorfi asessuati, più ricche di dettagli e simboli che consentono anche di distinguere dei sessi. Le statue provengono principalmente dal pianoro di Genna Arrele, da Pranu Maore e dall’adiacente sito di Genna Palau, dalla localita’ Tamadili, da Perda Iddocca, Barrili, dalla regione di Bau Carradore e dalla valle Piscina ‘e Sali. Nell’abitato, a breve distanza dalla parrocchiale del XV sec. A monte del paese, un magnifico Parco appartenente, fino al 1990, alla famiglia Aymerich che lo aveva ricevuto, come dote, nel XVII sec. L’area del parco è dominata dalla presenza del leccio, Quercus ilex, di origine naturale, tra il quale si insinuano un certo numero di altre specie arboree come il Pinus halepensis, introdotto nel 1800 in occasione della costruzione della ferrovia. Nel mezzo del giardino, le rovine maestose dell’antico castello. Alberto della Marmora, nel suo Itinerario dell’isola di Sardegna, riporta che nella parete della porta si trova un’iscrizione fatta da qualche muratore o scalpellino che fissa la ricostruzione della porta stessa al 14 luglio 1053. Di esso rimangono una torre, una sala del 1400 in forme gotico catalane e un portico secentesco.

 

LE CITTA' SARDE
PORTO TORRES

 

Situato a nord ovest della Sardegna, nella parte più interna del golfo dell’Asinara, Porto Torres è raggiungibile percorrendo sino alla fine la S.S. 131 Carlo Felice. Situato nella zona portuale. Poco più in là, nei giardinetti di piazza Colombo, troviamo una colonna romana proveniente da un antico tempio a segnalare l’estremità della strada Karalis - Turris. Prendendo, sulla destra, la strada per Stintino si raggiunge il piazzale della stazione ferroviaria con, sulla destra, i resti di case romane, di una strada lastricata e dell’abside del calidario di un edificio termale risalente all’età imperiale avanzata. Superato il passaggio a livello, si accede alla zona archeologica comprendente il museo, inaugurato nel 1984, le terme dette Palazzo di Re Barbaro, il quartiere romano, il peristilio e le piccole terme. L’ingresso all’edificio termale si apre sul lato settentrionale attraverso un portico di cui restano le basi dei pilastri ; affiancato da due vani usati come spogliatoi, un vasto frigidarium allungato, con abside, originariamente coperto a volta e con due vasche laterali con intarsi in marmo. Sul lato ovest delle terme i resti di un quartiere con strade ad angolo retto e portico. Proseguendo sulla stessa strada, gli avanzi di un altro edificio termale più piccolo con una vasta sala quadrangolare riscaldata, con due absidi e una vasca quadrata decorata da un mosaico policromo e risa-lente quasi certamente alla fine del III o agli inizi del IV sec. d. C. Poco dopo si giunge al bel ponte romano sul rio Mannu; la costruzione è lunga 135 m e si articola in sette arcate di dimensioni crescenti verso ovest, poggianti su piloni in calcare e fasciati alla base da blocchi di trachite. Subito dopo il ponte, in località Marinella, si stende la vasta necropoli occidentale con tombe riferibili al I sec. d. C. consistenti in fosse scavate nel calcare e tombe ipogeiche a camera.Prima del 1111, la costruzione venne prolungata sopprimendo la facciata ed erigendo una seconda abside in forme influenzate dal romanico lombardo. Dalla navata laterale, due scalette scendono all’anticripta che contiene vari sarcofaghi, riferibili al III - IV sec. Nella cripta inferiore, tre arcosoli (nicchie a forma di arco scavate nella roccia), con le spoglie dei martiri turritani Gavino, Proto e Gianuario. Dalla basilica si scende verso via Sassari e si imbocca il corso Vitt. Emanuele dove, al n. 18, sotto l’agenzia della BNL, si conservano resti dell’antico abitato e grossi blocchi di calcare di una fortificazione. Dietro l’Istituto nautico, un complesso funerario composto da più di 50 sepolture ad arcosoli o in tombe a fossa scavate nel pavimento, mentre più avanti, sul lungomare, un complesso di 11 inumazioni in fosse.