Gennaio
IL CARNEVALE
IGLESIAS - MARRUBIU
In Sardegna il Carnevale
inizia il 17 gennaio con la festa di S. Antonio Abate e si conclude con la Pentolaccia,
la domenica che segue il mercoledì delle ceneri. Il carnevale è spesso rappresentato
da un re e una regina o da un fantoccio di pezza a cui molto spesso si dà un
nome di fantasia. Il fantoccio viene portato in corteo per essere poi bruciato.
IGLESIAS
Anche
quest’anno gruppi provenienti da tutta la Sardegna daranno vita al carnevale
di Iglesias.Come è noto, sino a poco tempo fa, Iglesias era città di miniere
e la ricchezza del sottosuolo dell’intera zona ha attirato da sempre, con la
prospettiva di facili guadagni, i forestieri con le loro abitudini, le loro
consuetudini e quindi anche con le loro feste e i loro modi di divertirsi. Ad
Iglesias questo fantoccio si chiama Norfieddu ed ancora oggi viene portato in
giro per la città e, alla fine dei festeggiamenti, bruciato in un grande rogo.
Nel secolo scorso, Vittorio Angius, nella sua Storia di Iglesias, così scriveva:
"Ormai il carnevale ha perso non poco dell’antica ilarità e festività e non
si pratica più il gioco delle arance che venivano lanciate dalle maschere e
anche dalle persone non mascherate contro quelli che si trovavano in strada
o erano affacciate ai balconi.In documenti comunali del 1866 si legge che durante
il carnevale si svolgevano corse di maschere a cavallo lungo il centro storico
della città, con grande partecipazione di popolo tanto da richiedere un notevole
dispiegamento della forza pubblica. Con l’ultima guerra, il carnevale iglesiente
è andato in disuso e solo negli ultimi anni l’Assessorato al Turismo, in collaborazione
con quello alla Pubblica Istruzione, ha incrementato e organizzato le maschere
spontanee dando luogo alle sfilate dei carri e dei gruppi mascherati provenienti
da tutte le parti della Sardegna. Anche quest’anno l’eleganza dei costumi, l’inventiva
espressa nei carri e la grande partecipazione di pubblico saranno gli ingredienti
del carnevale di Iglesias; più di cinquemila maschere sfileranno per le strade
della città, ma altre centinaia gireranno liberamente tra le migliaia di turisti
e curiosi che arriveranno da tutta l’isola, dimostrando grande interesse per
un appuntamento ormai abituale per i sardi. La sfilata prenderà l’avvio nel
primo pomeriggio con in testa Norfieddu, cui faranno seguito i carri e le maschere
di Iglesias e degli altri centri isolani tra i quali Cortoghiana, Samassi, San
Gavino. A carnevale prenotatevi per favolosi balli in maschera.
MARRUBIU
Il
carnevale marrubiese, relegato per un lungo arco di tempo nel cassetto dei ricordi,
è stato riscoperto e rivalutato quasi all’improvviso nel 1979. Senza ombra di
dubbio, il carnevale marrubiese esercita un forte richiamo sugli abitanti del
centro campidanese tanto che diverse migliaia di persone si riversano nelle
strade percorse dal corteo mascherato per ammirare le centinaia di maschere
che sfilano.La sfilata partì allora da piazza dei martiri per concludersi in
piazza del Mercato. Non esisteva ancora la zippolata, ma già in quella edizione
venne bruciato in piazza Re Carnevale, rappresentato da un fantoccio di legno
vestito di vecchi stracci. Nel 1980, alla sua seconda edizione, si manifesta
l’esigenza di dare un nome, ma soprattutto un’immagine simbolo a questa manifestazione
pre-quaresimale. Nasce quindi Su Labi, un grosso pezzo di legno che anticamente
veniva usato per tenere vicini i due buoi che trainavano il carro ad un solo
braccio. Questo simbolo fu scelto da tutti i capi carro di quella edizione.Da
ricordare l’edizione del 1989 che vide la sfilata aperta dal carro di Su Marruleri,
accompagnato dai trombettieri e tamburini della Sartiglia di Oristano, il rogo
di Re Carnevale e l’offerta alle autorità presenti e ai primi classificati si
una statuetta in legno raffigurante la maschera locale. E’ del 1991 l’introduzione
di una sfilata per bambini e l’idea di erigere un tendone da circo dove far
svolgere gran parte della manifestazione, carnevale dei bambini, balli e musica.
Nel primo pomeriggio avrà inizio la sfilata che, come da tradizione, partirà
da piazza dei Martiri e attraverserà le vie principali di Marrubiu per concludersi
a metà serata per il divertimento di grandi e piccoli che anche quest’anno non
vorranno mancare al grande appuntamento.
ITINERARIO
FORDONGIANUS "TERME E TRACHITE"
Centro
del Campidano di Oristano, costruito quasi interamente in trachite rossa e noto
sin dall’antichità per le sue acque termali, Fordongianus è raggiungibile imboccando
la S.S. 338 all’altezza di Oristano, distanza 25 Km, o deviando all’altezza
di Ghilarza, sulla S.S. 131 bis, direzione Busachi. Situato lungo la strada
che, in epoca romana, collegava Cagliari con Olbia, nel territorio si hanno
importanti testimonianze di epoca preistorica, fenicio punica e romana. Il complesso
termale è costituito da un impianto originario che sfrutta le fonti di acqua
calda, di un edificio termale a riscaldamento artificiale e da un pozzo nella
parte alta. Le acque termali venivano imbrigliate mediante un muro e convogliate
in un pozzo rettangolare e quindi distribuite nelle varie vasche del complesso.
La vasca principale, detta natatio, è dotata di gradini ai lati per la discesa
e misura 13 metri per 6 e mezzo per una profondità di un metro e mezzo ed era
coperta da un’ampia volta a botte. Sul lato destro altre vasche secondarie e
ambulacri. Le attuali terme, chiuse per restauro, sono sulla riva destra del
fiume e sfruttano le fonti termali salso radioattive di Caddas e Bangius che
sgorgano a 60° C.Provenendo da Oristano, al Km 24.500, un chilometro prima di
Fordongianus, si trova l’ipogeo paleocristiano di San Lussorio, o Lussurgiu,
edificato intorno al 1100 dai monaci vittorini sopra una cripta paleocristiana
del IV - V secolo d. Nel XIII secolo, in seguito ad un crollo, la chiesa ricevette
un primo restauro mentre il prospetto, di stile gotico - aragonese, è riferibile
ad un rifacimento del XV secolo. All’interno, presso il presbiterio, un’apertura
rettangolare immette nella cripta di San Lussorio. L’ipogeo è costituito da
un corridoio con all’estremità una piccola abside e due ingressi che conducono
a un ambulacro a "U" di circa dieci metri con pavimento a mosaico a scacchiera
con quadratini rossi e verdi. Sulle pareti del corridoio longitudinale e dell’ambulacro
si aprono tombe di diversa tipologia: un sarcofago in pietra, loculi rettangolari
di varie dimensioni, una tomba a fossa.Fordongianus fu sede vescovile nel V
secolo, fino all’alto medioevo; appartenne al giudicato di Arborea e fu capoluogo
della curatoria di Barigadu sino al XIV secolo, quando capoluogo divenne Busachi.
Passò quindi sotto il marchesato di Oristano e subì la dominazione aragonese
e spagnola.Questi i luoghi da visitare, ma se volete maggiori informazioni potete
rivolgervi al Comune ( tel. 078360123) e alla Associazione Turistica
Pro-Loco (tel. 078360083) per tutto ciò che riguarda la storia, le feste,
l’artigianato, l’ospitalità e le attività commerciali di Fordongianus.
LE
CITTA' SARDE
MACOMER
Posta
al termine meridionale dell’altopiano di Campeda, alla confluenza della catena
del Marghine con le alture del monte Ferru, Macomer si affaccia quasi ai bordi
settentrionali della pianura del Campidano. In località Tamara, la collina che
sovrasta a nord-ovest Macomer, in una parete basaltica lunga 25 metri e alta
mediamente tre e mezzo, sono ricavati otto vani monocellulari e bicellulari
indicati come sos furrighesos de Tamara e più in alto, a meno di un chilometro,
la necropoli di Funtana Giaga con quattro ipogei in tre diversi spuntoni rocciosi.
In località Filigosa, di fronte all’ospedale nuovo, una lunga piattaforma trachitica
alta circa tre metri è sovrastata dal nuraghe Ruggiu, crollato verticalmente
per un terzo. La tomba principale si sviluppa per circa venti metri ed è costituita
da un corridoio a pianta trapezoidale lungo circa dodici metri e da un complesso
di sette celle, alle quali si accede da un ambiente più ampio con il letto funebre
sulla parete di sinistra e, al centro, un focolare rituale circolare.Il nuraghe
Santa Barbara si trova in località Padru Pizzinnu, sull’altura situata dalla
parte opposta della SS 131 rispetto a Macomer. La pianta è rettangolare, a lati
sinuosi, con torre centrale che si eleva per 15 metri e quattro torri agli angoli.
L’intero camminamento, che un tempo collegava le quattro torri, è bloccato da
crolli, mentre di queste sono visitabili solo quella della parte dell’ingresso.Il
nuraghe Succoronis si trova a pochi chilometri da Macomer, a destra della strada
per Bosa. Posto su un’altura, si staglia maestoso nel cielo e coglie lo sguardo
per la sua linea semplice e le pietre disposte in modo perfettamente geometrico.
A 4 km da Macomer, sulla strada per Santu Lussurgiu, una deviazione conduce
alla località turistica di monte Sant’Antonio. Sulla destra, tre tombe di giganti
mal conservate mentre sulla sinistra un nuraghe con cortina parzialmente distrutto,
contornato nella parte anteriore da una serie di capanne totalmente integre.Sul
lato destro sono le cappelle del Rosario, della Pietà, del Crocifisso e l’ingresso
al campanile e alla sagrestia maggiore. Sulla sinistra le cappelle di S. Antonio,
di Lourdes, delle Anime, di San Giovanni e la sagrestia minore. Nella terza
cappella di sinistra, si trova un prezioso crocifisso ligneo alto più di due
metri, databile intorno alla fine del XVI secolo, e, nella cappella della Pietà,
una pregevole opera in marmo raffigurante la Madonna e il Cristo.Nel medioevo,
Macomer fece parte col nome di Macomeli del giudicato di Torres, capoluogo della
curatoria del Marghine, per passare poi al giudicato d’Arborea. Oggi Macomer
è una cittadina che ha saputo cogliere la sua centralità creando una zona industriale
e una artigianale nelle quali operano attività trainanti dell’economia locale
e regionale.