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Gennaio/Febbraio



I CAVALLI DI SARDEGNA


L’isola di Sardegna ed il suo popolo hanno da sempre avuto una particolare passione per l’allevamento e l’utilizzazione del cavallo. Il cavallo ha da sempre accompagnato la vita e il lavoro dell’allevatore sardo che tutt’oggi nutre per lui una vera e propria predilezione. Dopo secoli di cultura e uso del cavallo, nel 1874 venne istituito in Ozieri il Deposito Cavalli Stalloni della Sardegna allo scopo di organizzare e regolamentare la fecondazione equina, tenuto conto della dimostrata particolare vocazione dell’Isola all’allevamento del cavallo. Fin da allora si ritenne che il cavallo sardo avesse una certa affinità con il cavallo anglo arabo allevato in Francia e perciò, a partire dal 1883, si importarono in Sardegna diversi stalloni anglo arabi francesi fra i quali si ricordano Mongarry, Fanon II e Fort Chabrol.Nel 1915 l’allora direttore del Deposito Stalloni Cap. Grattarola concepì un progetto per l’istituzione delle stazioni ippiche che, con l’approvazione del Ministero dell’Agricoltura, furono dotate di stalloni di accertata origine orientale quali Etnen, Talata, Talata Escrin, TisaSaba, Abbajan Sharragh, Tamania-u-Kamsin ed altri e contemporaneamente si mise al bando lo stallone puro sangue inglese. Accoppiati con le migliori fattrici indigene questi stalloni dovevano produrre un cavallo agile e resistente adatto alla cavalleria militare che veniva rifornita annualmente, dalla Sardegna, di circa mille puledri. Ma dopo qualche anno, con l’apertura nel 1921 dell’ippodromo di Chilivani che infiammò una straordinaria passione per le corse al galoppo, gli allevatori richiesero che si tornasse ad incrociare le fattrici indigene con il purosangue. Vi furono accesi dibattiti e polemiche roventi fra i cosiddetti “arabismi” e i “purosanguisti” che, alla fine, la spuntarono, seppure dopo un decennio di battaglie. Fu infatti nel 1937 che lo stallone purosangue fu reintrodotto in Sardegna e toccò a RIGOLO, un figlio di Havresac II, coprire le prime fattrici, affiancato l’anno seguente da altri tre purosangue: Zenith (Kibwesi e La Rondine), Sambor (Scopas e Sifadda) e Abimelecco (Radames e Abelle). Pur rigidamente controllato, l’uso dello stallone puro sangue inglese non tardò a dare nuovo impulso miglioratore al cavallo sardo. Da questo m,omento ha praticamente inizio la fissazione della moderna razza del cavallo “anglo arabo sardo” sino ad allora denominato “sardo arabo”. 

IL MODERNO CAVALLO ANGLO ARABO SARDO
 

Continuamente migliorato e sottoposto al “testage” funzionale delle corse al galoppo, il cavallo sardo, a partire dagli anni cinquanta, dopo l’ineluttabile abbandono dagli usi agricoli tradizionali, ha progressivamente conquistato in Italia la “leadership” del cavallo, sportivo, primeggiando nelle più svariate competizioni equestri. Risale al 1967 l’adozione ufficiale della denominazione “anglo arabo sardo” e l’impianto dei libri di selezione con il calcolo e l’attribuzione, a ciascun soggetto. Della percentuale di sangue arabo risultante da una attenta ricognizione della genealogia sino alla terza generazione, secondo i regolamenti del libro genealogico tenuto dall’Enci. I cavalli anglo arabo sardi dominano da sempre le corse al galoppo che si svolgono principalmente negli ippodromi sardi di Chilivani e Sassari e in quelli di Grosseto, Siena, Napoli, Corridonia, Novi Ligure, Treviso, Varese e da ultimo anche Merano. Un selezione continua ed attenta ha consentito infatti di sperimentare e collaudare diverse linee di sangue che producono ottimi galoppatori i cui più accreditati soggetti, dopo essersi, dati battaglia sulle piste sarde per la conquista dell’ambito alloro del Derby o del Gran Premio, irrompono sui palcoscenici degli altri ippodromi nazionali diventandone principali attori protagonisti. La qualità e la resistenza di questi cavalli costituiscono una garanzia per tutti gli appassionati frequentatori degli ippodromi che con molta confidenza li pronosticano nelle loro scommesse.Da oltre dieci anni i cavalli anglo arabo sardi galoppatori si confrontano annualmente con i loro colleghi allevati in Francia, a Chilivani e su diversi ippodromi transalpini, ottenendo sempre risultati positivi e, spesso, vincendo. Basti ricordare la vittoria di Marika nel 1988, battendo Daina, e l’arrivo in parità di Nessitue con Djanor nel 1989.Ma le vittorie più prestigiose sono state colte a Tarbes (Francia) da Ostenda nel Grand Prix des pouliches 1990, prima affermazione di tutti i tempi di un cavallo anglo arabo sardo in Francia, e da Vidoc e Vituliana rispettivamente nel Prix du Ministre e nel Grand Prix des pouliches 1997. I cavalli anglo arabo sardi si cimentano con onore anche ne3lle corse in siepi dimostrando notevole attitudine e resistenza, espandendo il loro impiego anche gli ippodromi di Grosseto, Treviso, Novi ligure, e addirittura Merano. Anche per l’impiego dei galoppatori sono previste delle provvidenze “al palo” nelle corse condizionate e discendenti disputate negli ippodromi continentali e dei contributi di preparazione per il debutto in corse siepi ed ostacoli.Questi lusinghieri risultati sono stati possibili grazie alla dedizione e all’impegno degli allevatori sardi che nutrono per il galoppo una profonda passione ed un attaccamento ineguagliabile.Ogni anno all’ippodromo di Chilivani si svolgono appassionanti riunioni di corse nelle quali gli anglo arabo sardi si distinguono particolarmente e danno spettacolo.Anche per il turista di passaggio può essere interessante trascorrere un pomeriggio all’Ippodromo alla scoperta di emozioni sconosciute: i cavalli al galoppo, il brivido di puntata al totalizzatore, la gioia di vedere il proprio cavallo favorito vincere la corsa.  

CALENDARIO RIUNIONI DI CORSA ANNO 2001  

RIUNIONE PRIMAVERILE

Febbraio: 9 - 16 - 23;

Marzo: 2 - 9 - 15 - 22 - 29

Aprile: 5 - 12 - 19

RIUNIONE ESTIVA

Agosto: 18 - 24 - 31

Settembre: 4 - 7 - 14 - 21 - 28

Ottobre: 5

L’orario di inizio delle corse varia con le stagioni pertanto si consiglia di chiedere informazioni direttamente alla segreteria dell’ippodromo tel. 079758942

 

Archeologia

 

CAGLIARI
LA VILLA DI TIGELLIO

 

Con la venuta dei Romani nel III sec. a.C. in Sardegna Cagliari divenne una vera e propria città, con piazze, strade, nuovi complessi di abitazioni di prestigio. Un esempio d’abitazione l’abbiamo con la Villa di Tigellio.Per arrivarci basta prendere una traversa (via Tigellio) di Viale Fra Ignazio. Il nome di “Villa di Tigellio” fu attribuito al cantore e poeta sardo omonimo. Sorta alla fine del I sec. a.C. è composto da tre abitazioni signorili affiancate da uno stretto vicolo che le separa da un’area in cui sorgeva un complesso termale dove è possibile riconoscere il pavimento di un calidarium. Nella prima abitazione si trovano due colonne ioniche che sorreggono l’impluvium che consentiva la raccolta dell’acqua piovana in una cisterna (tablino) posta al di sotto del pavimento e comunicante con l’atrio.Nella seconda abitazione, detta “Casa degli stucchi” grazie agli scavi effettuati nel corso degli anni, sono state scoperte decorazioni murali e mosaici pavimentali di pregio. La terza abitazione chiamata “Tablino dipinto” era pavimentata con un mosaico a tessere bianche e nere.

 

 

 

 

 

ITINERARIO
ISOLA DI TAVOLARA

 

Isola di Tavolara che domina tutta la costa della Gallura, è alta 565 metri ed è formata di calcari e dolomie. Istituita nel 1997 area protetta con Capo Coda Cavallo comprende la costa e tutte le altre isole: Molara e Molarotto sono le più grandi. Si può raggiungere da Porto San Paolo in 20 minuti. Ha la forma di un parallelepipedo lungo 6 km e largo mezzo. Circondato da un mare pescosissimo e trasparente, ha solo due strisce di terra chiamate la montuosa Spalmatore di Fuori e la pianeggiante Spalmatore di Terra, tutto attorno è formata da bordi granitici a picco sul mare, nicchie e anfratti. Non è tutta praticabile essendo zona Nato, vi sono solo due ristoranti allo Spalmatore di Terra frequentati nei mesi estivi dai turisti. La sua scarsa accessibilità favorisce la conservazione del paesaggio naturale formato da bassa macchia e cespugli di ginepro, rosmarino, lentischio ed eliocriso su cui vivono alcuni esemplari di mufloni importati alcuni anni fa. E proprio per la sua bellezza, intorno agli inizi dell’800 un pastore Giuseppe Bertoleoni rimase talmente affascinato dall’Isola che vi si trasferì. La fece diventare un regno grazie all’intervento di Re Carlo Alberto che gli riconobbe l’egemonia.conservazione del paesaggio naturale formato da bassa macchia e cespugli di ginepro, rosmarino, lentischio ed eliocriso su cui vivono alcuni esemplari di mufloni importati alcuni anni fa. L’Isola è il più piccolo regno di tutto il mondo perché intorno agli inizi dell’800 un pastore Giuseppe Bertoleoni che ne rimase talmente affascinato, vi si trasferì e la fece diventare tale, grazie all’intervento di Re Carlo Alberto, che gli riconobbe l’egemonia.Adesso l’isola è proprietà dei discendenti; vi è la casa dei Bertoleoni con lo stemma di famiglia e dietro le case c’è un piccolo cimitero con le tombe reali.

 

 

ITINERARIO ESCURSIONISTICO

RIO SA CERAXA (MONTE DEI SETTE FRATELLI)

 

Partenza: vivaio Maidopis
Dislivello: 490 m
Segnaletica: bolli rossi e bianco rossi
Arrivo: vivaio Maidopis
Cartografia: IGMI 558-IV
Difficoltà: E (per escursionisti)
Tempo netto: 4 h
Impegno fisico: semplice escursione per comodi sentieri

 

ACCESSO. Da Cagliari percorrere la S.S. n° 125, al km 30,1 si gira a destra e si prosegue sino al cartello A.F.D.R.S., attraversato il cancello (chiude alle 17.00 !) continuare fino ad un bivio e da qui in direzione Maidopis arrivare ad una sbarra verde.

DESCRIZIONE. Si parte dalla sbarra verde posta qualche centinaio di metri prima del vivaio Forestale di Maidopis,

seguendo la stessa strada si arriva alla Caserma Vecchia a quel punto lasciata la strada principale si gira a sinistra e costeggiando la Caserma si trova subito l’indicazione del Sentiero n°1. Seguendo i bolli rossi lungo la salita ci si troverà dopo 40’ dalla partenza ad Arcu Su Crabiolu a questo punto tralasciando due deviazioni sulla sinistra si prende la larga sterrata che passa sul pianoro la si percorre verso sinistra in discesa fino ad incrociare una carrareccia, da qui svoltando a destra si arriva ad Arcu De Buddui (25’) dove si continua per Baccu Eranu seguendo i segni bianco-rossi. Dopo 15’ tralasciata la deviazione sulla sinistra che immette sul Baccu Eranu si prosegue sulla strada principale che, costeggiando ora a destra ora a sinistra il rio Sa Ceraxa, ci porta immersi nella boscaglia fino ad una biforcazione (20’) qui si prosegue a destra e subito dopo si guada un ruscello. Si continua per altri 10’ fino ad un’altra biforcazione, anche qui si devia a destra e percorrendo un tratto in discesa dopo 10’ arriva alla sterrata che va ad Arcu Sa Ruinedda; ora svoltando a sinistra andare avanti fino al vecchio rudere chiamato Dispensa Vecchia (2 h dalla partenza). Il ritorno è sullo stesso percorso dell’andata fino ad Arcu Su Crabiolu (1h 20’) qui non si devia per il Sentiero n°1 bensì si prosegue sulla sterrata principale che in 15’ porta ad Arcu Curadori dove, svoltando a destra, una evidente carrareccia interrotta da una sbarra verde, scende ripidamente fino alla Caserma Vecchia e da li alla B.P. (25’).
AVVERTENZE
. I bolli rossi, ben visibili e numerosi, vanno seguiti scrupolosamente per non prendere alcune deviazioni secondarie. Il tratto da Arcu De Buddui alla Dispensa Vecchia ad esclusione del primo pezzo non è segnato.

DA VEDERE. Da Arcu Su Crabiolu si vede la Perd’A Sub’E Pari e le cime dei Sette Fratelli (foto 1), nella discesa fino ad Arcu De Buddui panorama su Costa Rei (foto 2). Dopo Arcu De Buddui il percorso si snoda lungo il Riu sa Ceraxa ed all’interno di un bosco di lecci; percorrendolo in un annata piovosa come questa il fiume regala scorci interessanti ed in alcuni punti piccoli laghetti (foto 3). La Dispensa Vecchia è costituita dai ruderi di tre costruzioni.
Foto e articolo a cura di Alessandro Cabiddu