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Giugno



VILLACIDRO


Importante centro del Campidano, situato in posizione panoramica ai piedi del monte Linas, in una delle zone boschive più ricche e interessanti di tutta la Sardegna, Villacidro offre al suo visitatore una eccezionale sintesi di arte, cultura e natura e la possibilità di una indimenticabile villeggiatura. I dintorni del paese furono abitati fin dall’antichità come testimonia la presenza di un villaggio nuragico con alcuni templi a pozzo. Da altri ritrovamenti si può dedurre l’esistenza, inoltre di una necropoli romana la cui grandezza fa supporre che l’antico centro doveva essere un importante Oppido romano. Nel medioevo la zona vide lo sviluppo di un’intensa civiltà monacale. I primi insediamenti, risalenti all’VIII secolo, furono quelli dei monaci eremiti bizantini. In seguito sorsero quelli dei benedettini Vittorini di Marsiglia, dei frati dell’Ordine d’Alto Pascio, dei Minori Osservanti e dei Mercenari che costruirono numerosi monasteri. Tutto il territorio fu soggetto alla dominazione pisana, aragonese, spagnola e piemontese ed ebbe nuovo lustro nel Settecento quando, per la mitezza del suo clima, Villacidro divenne residenza estiva dei vescovi della diocesi di Ales.All’interno del paese meritano una visita una serie di monumenti di notevole pregio storico-artistico. Innanzitutto la chiesa parrocchiale intitolata a Santa Barbara, il cui impianto originario risale al XIV, l’Oratorio delle anime Purganti, del XVIII secolo, l’Oratorio di Nostra Signora del Rosario del XVII secolo, all’interno del quale è già stata progettata la realizzazione di un museo, quella di San Giuseppe, costruita nel 1774 in località Villascema.Un discorso a parte meritano la Chiesa del Carmelo, immersa nella pineta al di sopra dell’abitato, che offre al visitatore la possibilità di godere di un incantevole panorama e la chiesetta campestre di San Sisinnio del XIII secolo, collocata a 3 Km dall’abitato, al centro di un bosco di ulivi secolari nei pressi della quale, con inizio del primo venerdì di agosto si tiene una suggestiva e sentita sagra estiva.Nelle foreste dei monti circostanti vivono cervi, mufloni, l’aquila reale e si trova una florida vegetazione ricca di sugheri, olivastri, lecci, lentischi, corbezzoli. A valle i corsi d’acqua del Leni, Coxinas, Narti e Seddanus, favoriscono la crescita rigogliosa di estesi fruttetiA poche centinaia di metri dal paese è possibile raggiungere Sa Spendula, una delle poche cascate sarde che conservano acqua anche nei mesi estivi, resa celebre da Gabriele d’Annunzio, che nel maggio 1882 in occasione di un suo viaggio in Sardegna in compagnia di Edoardo Scarfoglio, Cesare Pascarella e Ugo Ranieri, visitò Villacidro e dedicò alla cascata, a sottolineare la grande suggestione poetica che la natura in questo sito è capace di regalare, i seguenti versi: “Dense di celidonie e di spineti le rocce mi si drizzano davanti come uno strano popolo di atleti pietrificato per virtù di incanti. Sotto fremono al vento piogge di mirteti selvaggi gli oleandri fluttuanti verde plebe di nani: giù pei greti van l’acque della Spendula croscianti Sopra, il ciel grigio, eguale,. A l’umidore della pioggia un acredine di effluvi aspra esalano i timi e le mortelle. Escursioni da non perdere sono quella al Monti Mannu, dove si possono ammirare le cascate di Piscin’Irgas e di Muru Mannu alle quali si può arrivare risalendo il Rio Leni oltre il lago di Cuccur’ Arbus, quella alla punta del Monte Miali, a 1062 metri di altezza da dove di può partire per l’ascesa al monte Linas, e quella al villaggio nuragico di Matzanni. Quest’ultimo costituisce un interessante sito archeologico risalente alla prima età del ferro costituito da 12 capanne e tre templi a pozzo con vestibolo, scalinata e pozzo sormontato da Tholos. Tranquille passeggiate e piacevoli picnic trovano invece il loro luogo ideale nel parco di Villascema e in quello di San Sisinnio.Tra le sagre, oltre ai già menzionati festeggiamenti in onore di San Sisinnio, va citata almeno la festa di Sant’Isidoro, patrono degli agricoltori, che si svolge nel mese di maggio con la sua caratteristica processione in costume a cui partecipano numerose “traccas”, i famosi carri tradizionali addobbati, provenienti da tutte le zone della Sardegna. 

 

 

 


VILLANOVAFORRU

 

Antico centro agropastorale , di cui si hanno testimonianze già a partire dall’anno Mille , situato nel cuore della Marmilla meridionale, Villanovaforru deve la sua recente fama soprattutto alla valorizzazione delle inestimabili risorse archeologiche presenti nel suo territorio. Quasi del tutto sconosciuto fino a pochi decenni or sono, e tagliato fuori dalle principali vie di comunicazione, il paese è oggi infatti conosciuto a livello internazionale e può vantare tra i suoi “gioielli” il complesso nuragico di Genna Maria e un ricco museo archeologico.Cominciati nel 1969 gli scavi di Genna Maria si rivelarono subito di grande interesse scientifico e nel 1974 venne inaugurato un laboratorio di restauro con il compito di ricostruire e custodire i reperti provenienti dal sito e dagli insediamenti nuragici presenti in vari comuni della Marmilla. Nel 1982 , nei locali del palazzo del Monte di Soccorso (ex Montegranatico) situato nella piazza principale del paese, è sorto invece il museo archeologico. Quello di Genna Maria - la cui denominazione, che significa “Porta dei mari”, è probabilmente dovuta alla collocazione geografica del sito posto in una posizione panoramica che permette nelle belle giornate di scrutare l’orizzonte - è un complesso nuragico con villaggio fortificato edificato in diverse fasi costruttive: alla prima, che risale al bronzo medio, si deve la grande torre centrale; ad essa venne aggiunto in seguito un bastione trilobato un corridoio interno di raccordo; in una età ancora più recente il tutto venne rinforzato con una cinta di mura esterne con sei torri angolari e un robusto rifascio perimetrale. Molti reperti ritrovati nel luogo fanno supporre ad un uso tardo del nuraghe che arriva almeno fino al terzo secolo avanti Cristo.Il museo, sapientemente ordinato, è articolato in due piani: al piano terra sono sistemati bronzi , utensili, ceramiche, prodotti dell’artigianato della più antica civiltà nuragica; nel piano alto si raccolgono invece le testimonianze del deposito votivo di epoca punico-romana dedicato a Demetra e Core ritrovato nel corpo centrale del nuraghe. Tutti i reperti sono presentati rispettando le relazioni tra gli oggetti e gli ambienti che originariamente gli ospitavano e sono corredati di esaurienti pannelli esplicativi che permettono al visitatore una ricostruzione chiara del significato di ogni vestigia esposta. Nell’ambito delle bellezze di valore archeologico di Villanovaforru meritano una menzione anche altri importanti siti come quello di Pinn’e Maiolu, posto all’interno dell’abitato e che conserva tracce di un insediamento nuragico con resti di un edificio megalitico e di un villaggio, quello di Baccus Simeone, di Sant’Antiogu, di Marramutta, di Perdu Porcu e Prascocca.Museo e nuraghe sono aperti tutto l’anno e possono essere visitati tutti i giorni secondo il seguente orario: d’inverno dalle ore 9.30 alle 13.00 e dalle ore 15.30 alle 18.00; d’estate dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.00. Ma tanti altri sono a Villanovaforru gli eventi culturali che si succedono nell’arco delle stagioni tra cui numerosi congressi e mostre temporanee che si aggiungono alla permanente mostra del museo. Nell’anno in corso a Gennaio si è tenuta una mostra su religione e magia nella gioielleria della Sardegna, da gennaio a maggio una esposizione di antiche macine, mentre dal 22 di ottobre al 31 dicembre sarà la volta della mostra “Cristiani e non cristiani in Sardegna fino al VI secolo d.C”.Oltre alle bellezze archeologiche merita una visita nell’abitato anche la secentesca chiesa parrocchiale di San Francesco che conserva un bel tetto ligneo, alcuni pregiati arredi ottocenteschi ed è caratterizzata dalla presenza di tre cappelle tutte collocate nel medesimo lato. Tra le festività tradizionali del paese da non perdere l’interessante sagra di Santa Marina che si svolge il 16-17 di luglio presso l’omonima chiesetta campestre edificata nel XIII secolo in stile romanico-pisano.