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Giugno



UN ITINERARIO SULL'ORISTANESE


Marrubiu deriva il suo nome dalla presenza, nel sito ove sorge, della pianta Marrubio, Marrubium Vulgare. Fu fondato dagli abitanti del villaggio di Sarràdili o Zuradili che, per sfuggire alle incursioni dei pirati Saraceni, intorno al 1569 si stabilirono nella pianura interna, oltre gli stagni e le paludi. Essi, nella fuga, scordarono una statuetta della Madonna e, secondo la tradizione, questa apparve loro. Ancora oggi, la vigilia della prima domenica di Maggio, un corteo di cavalieri e tracas, da Marrubiu, accompagna in processione il simulacro della Madonna nel santuario campestre di S.Maria di Zuradili, ove si svolgono i festeggiamenti in onore della Vergine. Marrubiu, la cui economia si basa sull'agricoltura e sull'allevamento, comprende nel suo territorio un'ampia porzione del Monte Arci. Questo deve il suo nome all'asperità del paesaggio, risultato di una effusione vulcanica, con presenza di trachite e basalto, oltre a giacimenti di ossidiana. La vegetazione è composta da leccio, agrifoglio, sughera, e da macchia mediterranea, cisto, lentischio. La fauna è rappresentata da daini, cervi, mufloni, ghiandaie e rapaci quali: l'aquila, il falco, il grifone, il falco pellegrini e il Gheppio, un piccolo falco che nidifica negli anfratti rocciosi meno accessibili. La zona era abitata fin dal neolitico, come testimoniano i siti di Roi e' Muru, Is Carraxonis, il nuraghe di Su Seddarexus, l'impianto megalitico di Sa Domu 'es'Orcu, con pianta ellittica e corridoi coperti da lastroni. Sono andate perdute le testimonianze dell'età del bronzo. Ruinas e Muru Is Bangius sono importanti per le terme romane, costruite con marmi e mosaici nel II sec. d.c. e utilizzate fino al VI sec. Nell'abitato di Marrubiu da segnare la chiesa parrocchiale della Beata Vergine di Monserrato, al suo interno due statue lignee, secondo la tradizione ritrovate alla metà del Seicento sul Monte Arci: una rappresenta la Madonna del Rimedio, l'altra S. Demetrio. Nella cucina locale tradizionale: "su pai 'e trigu", pane nero impastato con grano dell'annata precedente, trebbiato col calpestio dei buoi e macinato. Terralba, importante centro agricolo, è stato sede arcivescovile fino al 1503. In passato presentava vaste zone paludose, che, oggi, grazie alla bonifica agraria, iniziata nel lontano 1919, sono state prosciugate; il risanamento delle terre ha permesso di iniziarne lo sfruttamento agricolo. Con gli impianti di irrigazione la zona presenta orticoltura e agricoltura ad alto rendimento, con produzione di primizie e di prodotti di pregio, quali il tabacco e il vino. Alla bonifica è stata sottratta una zona umida che coincide con il famoso stagno di Marceddì, luogo di sosta di molti uccelli migratori, ricco di pesce che si può gustare nella frequentatissima "sagra del pesce" e nelle trattorie del villaggio dei pescatori di Marceddì. Suggestiva e molto sentita, la famosa processione in mare della Santissima Vergine di Bonaria, organizzata sempre dai pescatori che portano con un corteo di barche il simulacro della Madonna sulle acque. Lungo la costa bassa del golfo di Oristano si estende Marina di Torregrande, frequentata meta turistica caratterizzata dalla secentesca Torre Grande. Si incontra poi Paulilatino, paese agricolo con notevoli resti archeologici; i più importanti sono i nuraghi Lugherras e Atzara e un tempio nuragico a pozzo. Questo è un santuario del 1000 a.c. di recente sistemato, vicino alla chiesa di Santa Cristina. A 15 Km sorge l'antico villaggio di San Salvatore dall'aspetto spagnolesco, dove si può ammirare la bellezza del santuario ipogeo di S. Salvatore con cinque camere scavate nella roccia, in parte di età nuragica. Da Oristano, salendo verso nord, si incontrano tre località marine molto note, non solo per la bellezza delle coste, S'Archittu, caratterizzato da un arco naturale da cui prende nome; Santa Caterina di Pittinuri e Torre del pozzo. Nei pressi, i resti della antica città romana di Cornus, fondata nel VII sec., i cui abitanti, dopo il crollo dell'impero romano, si trasferirono a Cuglieri, portando con sé il materiale dei loro edifici per utilizzarlo nella costruzione di nuove abitazioni. Oristano sorge a sud del fiume Tirso, poco lontano dal mare. Fu fondata dagli abitanti di Tharros - città Fenicia passata dall'influenza di Cartagine al dominio di Roma. La nuova città fu chiamata Maristanis o Aristanis, che significa "tra gli stagni". Nel 534 d.c. i Bizantini occuparono la Sardegna; tra il XIII e XV sec., il loro dominio divenne debole e sull'isola si formarono quattro Giudicati: Calari, Torres, Gallura e Arborea (la cui capitale divenne Oristano). La città ebbe il suo periodo di splendore sotto il governo di Mariano IV ed Eleonora d'Arborea (1340, 1342 - 1404); tuttavia, il tentativo di unificare l'isola e sottrarla alla dominazione spagnola fallì. Del regno di Eleonora rimase la Carta de Logu, contenente i codici civile, penale e rurale, con principi giuridici straordinariamente moderni e innovativi, il cui vigore si protrasse fino al 1817; ben oltre andò la fama della Giudicessa e della sua bellezza. La Sardegna, dominata a lungo dagli Spagnoli, passò infine ai Savoia; Oristano subì un notevole declino e mantenne a lungo un'impronta medievale. Sulla via Vittorio Emanuele si affaccia il Palazzo Arcivescovile, eretto dai Piemontesi, in parte ricostruito. Poco lontano, la chiesa neoclassica di S. Francesco, del 1250, ricostruita tra il 1841 e il 1847 da Gaetano Cima. In piazza Eleonora d'Arborea, una statua di Ulisse Carbi ( 1881) ricorda la Giudicessa; qui si trova anche il palazzo Comunale del XVII sec., La Marmora, la chiesa di S. Domenico, XVII sec. e la chiesa di S. Lucia. Da corso Umberto si arriva in piazza Roma, qui sorge la Torre di Mariano II, detta di S. Cristoforo, costruita nel XIII, era parte della cinta muraria cittadina, oggi distrutta. Accanto in via Parpaglia, la casa di Eleonora d'Arborea, del XVI sec., e il palazzo Parpaglia, sede dell' Antiquarium Arborense, che ospita una raccolta di manufatti di varie epoche . Per la via Garibaldi si giunge alla chiesa di S. Chiara, del 1343, che custodisce le spoglie di Costanza di Saluzzo, sposa di uno dei Giudici di Arborea. Poco distante, la Torre di Portixedda. Da piazza Manno, per viale S. Martino si giunge alla omonima antica chiesa gotica. L'ultima domenica di carnevale e il martedì successivo, si corre la Sartiglia, derivata forse da una giostra militare saracena, mutuata dalle truppe di Pietro d'Aragona, durante l'assedio di Villa di Chiesa nel 1323. La corsa alla stella venne accostata al carnevale in spregio al dominio aragonese, per ricordare i fasti del Giuidicato di Arborea. Ogni anno il Gremio dei Contadini e quello dei Falegnami scelgono su Componidori che, dopo la vestizione, assieme a Su Segundu, dà inizio alla corsa. Nel torneo, i cavalieri designati da Su Compoidori, egli stesso e Su Segundu devono centrare il foro di una stella appesa. Prima si svolge una imponente sfilata in costume dei componenti del Gremio e dei Cavalieri mascherati; dopo gli stessi si esibiscono in spericolate corse in Pariglia.

 

 

 

UN VIAGGIO ALL'INTERNO DELLA BARBAGIA

 

Nuoro sorge su un altopiano alle falde del monte Ortobene, circondata da montagne granitiche. Appartenuta al Giudicato di Torres, fu ceduta nel 1326 a quello di Arborea e data in feudo, dopo il 1478, alla famiglia Carroz; passò, nel 1496, alla diocesi di Ottana. Nel 1779, divenne sede della diocesi di Galtellì e ricevette, nel 1836, il titolo di città; dal 1848 al 1859 fu sede amministrativa del Regno di Sardegna. Qui nacquero il poeta Sebastiano Satta (1867), la scrittrice Grazia Deledda (1871), premio Nobel per la letteratura nel 1926, lo scultore Francesco Ciusa, vincitore del premio internazionale per la scultura alla Biennale di Venezia nel 1907, il giurista e scrittore Salvatore Satta (1902). L'abitato è attraversato in senso E-O dal Corso Garibaldi, l'antica Bia Majore, e dalla via La Marmora, tra esse la piazza delle Grazie e il Santuario Madonna delle Grazie. Poco distante, a destra, sulla via omonima, la vecchia chiesa delle Grazie. Dal Corso Garibaldi, si giunge alla piazza Sebastiano Satta, progettata, nel 1967, dallo scultore di Orani, Costantino Nivola. Dalla via Roma si passa alla via Grazia Deledda, al n. 28, la casa natale della scrittrice ospita il Museo Deleddiano. Per la via Aspromonte si accede in piazza Asproni, sede della biblioteca Sebastiano Satta. Poco distante, la piazza S. Maria della Neve, con i palazzi della Curia Vescovile e del Seminario, e la Cattedrale di S. Maria della Neve. A sinistra della piazza, la via Antonio Mereu conduce al Museo della vita e delle tradizioni popolari sarde, sede dell'Istituto Superiore Regionale Etnografico, ente regionale per lo studio e la documentazione delle tradizioni socioculturali sarde e della loro evoluzione. Uscendo infine da Nuoro per viale Ciusa, si può visitare la chiesetta della Solitudine, dei primi anni 50, che sorge su una chiesa seicentesca, dove, dal 1959, riposa Grazia Deledda. Dalla chiesetta della Solitudine una strada panoramica conduce al Monte Ortobene, dopo la fonte Sa' e Lodè, a destra si sale al Cuccuru Nigheddu, m. 955, cima dell'Ortobene. Ogni anno, ad agosto, si svolge la sagra del Redentore, importante manifestazione religiosa e civile, in cui è possibile ammirare gli splendidi costumi, provenienti da tutta l'isola, gustare i dolci e le specialità della cucina locale, assistere a canti e balli tipici. La tradizione risale al 1901, anno in cui venne inaugurata la Statua del Redentore, opera bronzea dello scultore calabrese Vincenzo Jerace. Vastissimo è il panorama che si scorge dal roccione sormontato dalla statua del Redentore: a nord l'altopiano di Bitti e l'abitato di Orune, a nord est il monte Albo, a est la Baronia di Orosei e il territorio di Dorgali, a sud il Supramonte di Oliena e il Gennargentu, ad ovest la città di Nuoro e il monte di Gonare. Oliena si trova su un'ampia vallata caratterizzata da intense coltivazioni di uliveti, mandorleti, e vigneti. Importante centro agricolo pastorale, è famosa per la coltivazione della vite che, già in passato, dava vini pregiati come quello dell'Oliena. E’ uno dei paesi più tipici del nuorese con una delle varietà più originali di costumi, gioielli e dolci. Da segnalare la processione pasquale de S'Incontru. Suggestivo e maestoso il parco nazionale del Gennargentu, con i suoi lecci e sughere gigantesche, gli oleandri, i ginepri, i corbezzoli, i tassi secolari. Oliena, esprime molto bene il mondo culturale del territorio nuorese; conserva ancora nelle sue strette e tortuose strade molte case tradizionali dipinte di calce, con piccole corti, scalette interne, pergolati, le stanze dipinte a colori vivaci, i fumaioli dalle fogge più varie. Numerosi gli edifici religiosi, tra i quali va ricordata l'ex parrocchiale di S. Maria, la chiesa di S. Croce. Proseguendo si raggiunge il seicentesco Collegio dei Gesuiti e chiesa di S. Ignazio da Lodola. La strada provinciale per Dorgali conduce alla sorgente di Su Gologone che, con una portata di 300 litri d'acqua al secondo, alimenta il fiume Cedrino. Si prosegue per la valle di Lanaittu, qui di fronte alla grotta di Sa Oche (la voce), si trovano una tomba di gigante e, poco lontano, i resti del villaggio nuragico di Sa Sedda 'e Sos Carros. A sud la grotta di Corbeddu, dove sono stati rinvenuti importanti materiali paleontologici. Orosei, situato tra il mare e le falde del monte Tuttavista, al margine della pianura alluvionale creata dalla foce del fiume Cedrino, è circondato da coltivazioni di oliveti e frutteti. Il territorio è ricco di insediamenti nuragici, e vi sono tracce della presenza romana. Porto strategico per i traffici commerciali con la penisola, l'architettura delle sue chiese testimonia dei rapporti particolarmente stretti con i Pisani. Dalla strada statale 125 si entra nella via Satta, a sinistra la torre di S. Antonio, del XIV sec., e la chiesa di S. Antonio Abate il cui santo si festeggia il 16 gennaio. Intorno alla chiesa, le "cumbessìas", tipiche costruzioni che ospitavano poveri e pellegrini. Da S. Antonio si giunge alla piazza del Popolo, qui sorge la chiesa parrocchiale di S. Giacomo Maggiore il cui santo si festeggia dal 23 al 25 luglio. Tra gli edifici sacri da visitare: il tempio medievale intitolato a S. Gavino, costruito in pietra basaltica, e San Sebastiano, situato nel rione più antico del paese. Uscendo dal paese, dalla strada statale 125 si arriva alla spiaggia Marina di Orosei. Dalla periferia, andando verso Dorgali, si accede alla bellissima spiaggia di Osalla. A nord, per la S.S. 125, si va alle spiagge di Fuil 'e Mare, Sas Linnas Siccas, e ai villaggi di Cala Liberotto e Cala Ginepro. Nel golfo di Orosei si ammirano i più antichi paesaggi scolpiti nel granito messo a nudo dall'erosione dei millenni che ne ha consumato la parte cristallina e calcarea, sul golfo, nel massiccio del Gennargentu e nel vicino Supramonte. Da Cala Gonone, piccolo centro di pescatori di origine ponzese si raggiunge la Grotta del Bue Marino, habitat naturale delle foca monaca. In direzione di Orosei, all'altezza del bivio per Galtellì, la chiesa campestre di Su Babbu Mannu, del 1622, e la grotta di Ispinigoli, che si sviluppa per 10 Km, Centri balneari rinomati per le splendide spiagge e il colore azzurro verde del mare cristallino sono: Cala Luna, accanto allo stagno creato dal Rio Codula de Ilune, in una gola di eccezionale interesse paesaggistico, e Cala Sisine. Risalendo la costa verso nord si incontra la spiaggia di Berchidda, Capo Comino, Santa Lucia. Qui spicca la Torre di S. Lucia, del XVII sec., costruita con mattoni e pietra basaltica scura, con l'omonima chiesa e una lussureggiante pineta.


 

IL PARCO DELLA GIARA

 

Il Parco della Giara o sa Jara, come viene chiamato dai locali, è un altipiano di origine vulcanica vasto 4.200 ettari e ricoperto di fitta vegetazione mediterranea. In questo ecosistema, chiuso e incontaminato, vivono interessantissime piante endemiche e animali selvaggi. Una caratteristica che lo rende ancora più unico, è la presenza, sopra l’altipiano, di ampie depressioni poco profonde chiamate “Paulis”, che durante l’inverno si riempiono d’acqua piovana ed in primavera si ricoprono di un candido manto di ranuncoli acquatici, per poi, almeno le più grandi, rimanere una delle poche fonti di acqua presenti sull’alipiano nel periodo estivo.In questo affascinante ambiente naturale trovano il loro rifugio i cavallini della Giara, ultimi cavalli selvaggi d’Europa, dalla piccola stazza (120 cm al garrese), il manto scuro, i caratteristici occhi a mandorla e la folta criniera.Di grande interesse sono anche i numerosi insediamenti del periodo neolitico, nuragico, romano e le recenti “Pinnettas” tipiche capanne del Pastore, abitate fino a pochi anni fa, ma costruite con tecniche millenarie.

Per informazioni, Visite Guidate o Escursioni Didattiche Ambientali Soc. Jara S.a.s. Tel. 0709373022 - 03482924983     e-mail: info@jara.it www.jara.it