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Luglio



SASSARI - PORTOTORRES


La città di Sassari sorge ai limiti di un altopiano rivolto verso il mare, circondata da zone fertili e ricche d’acque. Centro agricolo e commerciale, seconda città della Sardegna per numero di abitanti e per importanza economica e politica. Vanta solide tradizioni culturali, un’Università nata nel 1617 e un Museo Archeologico ed Etnografico comprendente una pinacoteca. Poche le notizie certe sulla nascita della città; tracce d’insediamenti preistorici sono state rinvenute verso Porto Torres. In età romana il territorio di Sassari era il retroterra di “Turris Libissonis” colonia romana e attivo porto. Il sito attuale e il primo nucleo urbano risalgono al Medioevo. Il nome di Sassari si trova per la prima volta in un documento del 1131. Nel 1135 si parla di “Tatari”, termine ancora usato, in sardo, per definire la città. La felice posizione geografica, al centro del giudicato di Torres, favorì il processo di formazione del centro al quale confluivano gli abitanti dei siti abbandonati per sfuggire all’insicurezza delle coste. La crescente rilevanza economica, la nascita di una mentalità e di una cultura urbana e signorile avvengono grazie ai mercanti di Pisa e Genova che se ne contendevano il monopolio. Col declino delle due Repubbliche marinare, si sviluppa uno spirito comunale molto sentito che porta nel 1294 alla nascita del Comune di Sassari e alla promulgazione degli “Statuti Sassaresi”. Tra il XII e il XIV sec., con la costruzione delle mura che proteggevano la città, di cui rimane piccola parte, Sassari era una cittadina attiva, con molte possibilità di sviluppo, dovute all’incontro e alla fusione di popolazioni isolane con mercanti della penisola. L’autonomia dura poco, Sassari cade sotto il dominio aragonese e spagnolo. Con il prevalere del  quale la città segue le sorti dell’isola passando ai Savoia, sotto i quali viene costruito, nel 1775, il Palazzo Ducale (sede municipale dal 1900). Quest’ultimo, ispirato al rigore degli edifici piemontesi, ospita la Biblioteca Comunale, al suo interno libri antichi, preziosi incunaboli, una copia della Commedia dantesca (1481) con incisioni di Botticelli. Numerose le testimonianze artistiche della città: le chiese edificate dal XI al XII sec. hanno subito numerosi rimaneggiamenti con una gran varietà d’influenze, in prevalenza spagnole. Tra le più note; S. Madonna del Rosario (1633), S. Andrea, S. Antonio (sull’altare maggiore un retablo in legno intagliato, dipinti di G. Muru), la chiesa di S. Caterina, quella di S. Giacomo, sede di riunioni dello stamento militare di Sassari. Famoso il Duomo di San Nicola in cui si mescolano elementi gotici e decori del tardo barocco spagnolo, all’interno il Museo del Tesoro del Duomo. Notevoli la chiesa di S. Apollinare, S. Maria di Betlem, rimaneggiata dall’architetto sassarese A. Canu., la chiesa di S. Agostino e, inserita in un paesaggio suggestivo, la chiesa S. Pietro in Silki con facciata seicentesca, al suo interno un venerato simulacro trecentesco della Vergine del Grazie. Gioiello di Sassari è la bellissima Fontana di Rosello (1606), opera d’artisti genovesi.  Sulla costa del Golfo dell’Asinara sorge Porto Torres, l’antica Turris Libissonis, importante porto di età imperiale. Invasioni e saccheggi provocano una lunga decadenza. Riacquista importanza intrattenendo rapporti commerciali con Pisa e Genova. In questo periodo viene costruita la splendida chiesa di San Gavino, importante esempio d’architettura romanica dell’isola. Le incursioni dei barbari costringono i suoi abitanti a trasferirsi a Sassari e così per lungo tempo decade. Il porto era protetto da una torre affacciata sulla cornice naturale del Golfo dell’Asinara. Nel 1855 Porto Torres rinacque e riacquistò l’autonomia da Sassari col quale mantiene ancora oggi un forte legame. La chiesa di S. Gavino ospita i sarcofagi dei martiri locali Gavino, Proto e Gianuario. Nei dintorni di Porto Torres, due piccole chiese medioevali S. Maria di Balai, dove si ritiene siano stati uccisi i tre santi, e S. Gavino a Mare, in cima ad uno strapiombo sulla costa, in cui ogni anno (il 3 maggio) sono portati in pellegrinaggio i simulacri dei tre martiri. All’interno della città l’Antiquarium con la zona archeologica: nell’area recintata, di grande interesse i resti delle Terme Centrali (note come Palazzo di Re Barbaro) e le Terme Pallotino. Andando verso Sassari, l’altare megalitico di Monte d’Accodi con due menhir, una pietra tonda e un altare sacrificale: unico esempio, nel Mediterraneo d’altare megalitico simile a quello mesopotamico. Lasciando la città, sulla costa si incontrano Stintino, nota località balneare, Capo Falcone, in una splendida posizione, con l’omonima torre cinquecentesca da cui si ammira, tra insenature e scogli aguzzi, lo stretto di Fornelli.

 

 

 

SORSO - CASTELSARDO

 

Affacciata sul Golfo dell'Asinara, la cittadina di Sorso conserva nella parte più antica, la suddivisione in corti, tipica dei centri storici toscani, e le costruzioni in materiale calcareo/tufaceo. Situata nell'Anglona, tra la Nurra e il Logudoro, Sorso e il suo territorio recano le tracce di insediamenti umani che risalgono al Neolitico: la necropoli dell'Abbiu, con sei tombe ipogeiche; il recinto megalitico di Monte Cao; il santuario Nuragico di Serra Niedda, sulla strada che da Sorso porta a Castelsardo. Documentata anche la presenza romana, si segnala in Località Santa Filitica, presso il Rio Pedras de Fogu, una villa romana del I sec. d.c. In località Marritza, sulla costa, è stata rinvenuta una nave romana, datata tra la fine del I sec. e l'inizio del II sec. d.c. Romangia, da Romandia ovvero curatoria, è il toponimo che ancora indica la zona attorno alla città. Questa, dapprima fu annessa alla corona di Aragona, poi, concessa in feudo, nel 1411, da Re Alfonso d'Aragona alla famiglia Gambella. E' ancora visibile, nella via Umberto, lo stemma di famiglia, murato nella facciata della cosidetta “ casa di Rosa Gambella”, andata in sposa al Viceré di Sardegna, Ximen Perez Escriva De Romani -. Nel 1689 il Barone Pietro Amat Marchese di San Filippo sposa Donna Vittoria Gambella, legando così le vicende dinastiche delle due famiglie e quelle della Romangia, che passò infine ai Savoia, nel 1718, insieme al resto dell'isola. Sorso, centro di produzione agricola (ulivi, vite, frutti, ortaggi), esprime anche nella sua parlata - una miscela di sardo e spagnolo, ricca di influenze pisane - l'importante ruolo avuto negli scambi commerciali con la penisola, e nei contatti con Genova,( sec. XI - XIII.). Tra i suoi monumenti, la Chiesa della Madonna d'Itria (XII sec.), il palazzo baronale, la chiesa di San Pantaleo, la chiesa di Santa Croce (XVI sec.). Fuori dall'abitato, sulla strada che porta alla Marina di Sorso, la chiesa della Madonna “Noli Me Tollere”( non portarmi via ) al suo interno, un simulacro della Madonna rappresentata in una posizione insolita: con le braccia lungo il corpo e il bambino appoggiato sul fianco sinistro. Alla Madonna del Noli Me Tollere è dedicata una piccola cappella, posta tra il paese e il mare, dove secondo la tradizione, è stata trovata la statua della Madonna(si festeggia il 26 maggio). La costa è caratterizzata da spiagge bellissime e il colore del mare varia dall'azzurro profondo al verde smeraldo. Proseguendo lungo la litoranea, dopo le spiagge di Marina di Sorso e Lu Bagnu,(così definita da un’antica fonte salutare) si giunge a Castelsardo, che sorge su un promontorio a picco sul mare. Fondato dai Doria nel 1102 col nome di Castelgenovese, nel 1448 fu conquistato dagli Aragonesi che ne mutarono il nome in Castell'Aragonese, infine, nel 1769, entrò a far parte del Regno di Sardegna, ricevendo la denominazione attuale. Il centro storico, sulla rocca, conserva intatto il primitivo fascino con le viuzze ripide e strette, le lunghe scalinate e gli scuri archivolti, sullo sfondo, l'azzurro del mare, intenso. Sulla sommità della rocca, i resti del castello medievale (sec. XII - XIV): la torre, una porta e alcune stanze con pilastro centrale e volte a crociera. Nella via Mazzini, la Casa Comunale in stile gotico; proseguendo il Seminario (1760) con un piccolo campanile a vela; la chiesa del Purgatorio e la cattedrale di S. Antonio Abate. Questa, costruita nel cinquecento sull'impianto della chiesa romanica di S. Antonio, che fu priorato benedettino, conserva al suo interno pregevoli statue lignee e un polittico del c.d. Maestro di Castelsardo. Accanto alla chiesa, il campanile in trachite con cupola maiolicata. Magnifico il panorama che si scorge dalla chiesa, la quale, proiettata sul mare, "pare stia per salpare", come dice un poeta italiano che descrive le chiese liguri sul mare. Al centro del paese la chiesa di S. Maria delle Grazie, costruita in epoca medievale e trasformata nel seicento; al suo interno il trecentesco crocifisso del Cristo Nero. Da qui parte, il lunedì della settimana santa, la processione del Lunissanti, una cerimonia introdotta nel 1200 dai monaci benedettini dell'abbazia di Nostra Signora di Tergu. Ricca di significati simbolici, essa mantiene la grandiosità di un tempo. Dalla chiesa di S. Antonio, infine, si scene al belvedere dei Bastioni Spagnoli, restaurati nel XVIII sec. dai Savoia, lungo le mura, la torre che proteggeva la porta a mare. Dopo Castelsardo, si giunge a Valledoria, sviluppatasi nel dopoguerra con la creazione del lago di Casteldoria e l'introduzione, nella zona, di colture irrigue. Famosa, sulla strada per Sedini, la Roccia dell'Elefante, in trachite rossastra, nella quale sono scavate alcune domus de janas, sepolture di età prenuragica. Sulla costa, la foce-stagno del Coghinas, nei pressi la chiesetta di S. Pietro a Mare, e un vasto arenile, circondato da dolci dune rimboschite a pini, eucalipti e palme nane. La spiaggia bianchissima è intervallata da scogliere porfiriche, scolpite dal vento, che si stagliano sul mare profondo.