Luglio
LE SAGRE A TORTOLI' E ARBATAX
Situato
al centro dell’Ogliastra, nella parte centro orientale della Sardegna, Tortolì
è facilmente raggiungibile sia da Cagliari che da Nuoro ed è situata a soli
3 Km dalla costa. In località Monte Terli, a sinistra della strada che porta
alla spiaggia, delle domus de janas, risalenti al 2700 - 1800 a.C., scavate
nella roccia, costituite da un numero vario di celle semi circolari comunicanti
per mezzo di sportelli quadrangolari. Sempre nella stessa zona, sulla destra
rispetto alla strada, a 400 metri dalla chiesa del SS Salvatore, in località
S’Ortali e su Monti, i resti di un nuraghe, una Tomba di Giganti e due menhir.
Tutti i giorni, alle 8.30 dal porto di Arbatax e, alle 9.00, da quello di S.
Maria Navarrese, comode motonavi salpano e risalgono la costa per raggiungere
le meravigliose spiagge di Cala Mariolu, Cala Sisine e Cala Luna, dove il turista
può sbarcare se vuole trascorrere una giornata di tutto mare o proseguire per
la visita alle grotte del Bue Marino, anch’esse raggiungibili solo via mare.
Arbatax, durante la dominazione romana, si chiamava Sulpicius Portus, a ricordo
della vittoria che il console romano Caio Sulicio conseguì, sul posto, sulla
flotta cartaginese. Dopo la dominazione romana, il porto perse la sua importanza
per le continue razzie dei pirati arabi. Una successiva notizia del porto si
ha nel 1296 quando venne citato col nome di Arbataxara o Abattassara. Accanto
al porto sorge una torre tronco-conica seicentesca, mentre sulla destra è visibile
una grande cava di un bel porfiro rosso, meglio noto come le “Rocce Rosse di
Arbatax”; un passaggio artificiale, praticato in uno di essi, consente l’accesso
alla spiaggetta isolata.
Da
Arbatax una strada asfaltata porta, a sud alle pendici del promontorio di Bellavista,
che cade sul mare con rocce a precipizio e sul quale spicca la struttura a bande
bianche e nere del faro. La seconda Domenica di luglio, ad Arbatax, si svolgono
i festeggiamenti in onore della patrona Madonna Stella Maris. E’ una tipica
sagra di mare. Al tramonto, il simulacro della Madonna, dopo essere stato condotto
in processione nell’abitato, viene trasportato in mare a bordo di un peschereccio,
seguito da una lunga e pittoresca teoria di barche che fanno il giro del porto
al suono festoso delle sirene. Il 26 luglio, i festeggiamenti in onore di Sant’Anna,
protettrice delle puerpere. A questa festa, una volta, partecipavano, anche
dai paesi vicini, le donne incinte, per assistere alla messa del mattino, durante
la quale venivano offerti alla santa mazzetti di basilico. Celebrata la messa,
nel pomeriggio, partendo dalla chiesetta di S. Anna, si svolge per il paese
la processione in costume, al seguito del simulacro della santa stessa. E’ tradizione,
il giorno successivo, continuare la festa al lido di Orrì e trascorrere questa
giornata al mare con un festoso pranzo all’aperto.L’accostamento di Sant’Anna
con il potere di generare pare anche avvalorato dalle possibili origini del
nome che nelle lingue asiatiche significa “donna”. Gli stessi antichi romani
alle Idi di marzo festeggiavano Anna Perenna, dea delle stagioni e delle fasi
lunari, protettrice dei raccolti. Le celebrazioni di questa antica festa romana
si presuppone siano all’origine della popolarità di Sant’Anna e degli attuali
riti in suo onore.
ITINERARIO
MASUA, BUGGERRU, FLUMINIMAGGIORE
L’itinerario
di questo mese parte da Masua, nell’Iglesiente, la parte a sud ovest della Sardegna,
dove è possibile ammirare il porto pensile della miniera di Porto Flavia, un
complesso di gallerie unico in Europa, che si sviluppa per ottocento metri,
sbucando proprio sul mare, di fronte al Pan di Zucchero, un bianco faraglione
di 132 metri, il più antico scoglio d’Italia.Ritornati sulla strada principale,
si percorre l’altopiano di Pranu Sartu dove si possono notare i resti dell’omonimo
villaggio minerario e quelli della galleria Henry, attraversata dalla ferrovia,
un tempo adibita al trasporto dei minerali e oggi in fase di ristrutturazione
grazie al progetto di un parco geo-minerario. Dopo pochi chilometri si arriva
al limitare del pianoro con vista mozzafiato sull’insenatura di Buggerru - Portixeddu.Superato
Buggerru, si costeggia un’ampia spiaggia sabbiosa lunga due chilometri e mezzo,
racchiusa alle spalle da un’imponente pineta che ricopre le antiche dune di
San Nicolò. Alla fine della spiaggia, la località di Portixeddu, un gruppo di
case abitate prevalentemente nei mesi estivi, con ristoranti e punto di ristoro.
Fluminimaggiore è un antico centro minerario e attualmente, chiuse le miniere,
proiettato verso un’economia basata su un turismo fatto di mare, archeologia
punico romana e di archeologia mineraria. Al centro dell’abitato, il museo paleontologico
che propone una vasta esposizione di fossili animali vissuti milioni di anni
fa, quali trilobiti, archeocyatidi, graptoliti, briozoi ed echinodermi. Leggermente
spostato rispetto alla strada principale, il Museo Etnografico (Corso
Vitt. Emanuele 482, Fluminimaggiore, tel. 0781580990), ricavato nei locali ristrutturati
dell’antico mulino ad acqua Licheri, dove è possibile vedere il funzionamento
della mola per la macinazione di cereali e i diversi ambienti in cui viveva
la tipica famiglia fluminese. un gruppo formato da 15 alunni naturalisti, fotografi,
informatici, profondi conoscitori della zona, che hanno aperto l’entroterra
fluminese al turismo 365 giorni all’anno. Uno degli itinerari prende l’avvio
da Buggerru (Piazza del ficus) e prevede un percorso di circa 6 Km percorrendo
una vecchia strada mineraria e proseguendo lungo il bordo della falesia. Fiancheggiato
uno dei più importanti scavi minerari a cielo aperto della zona, si attraversa
il “paese fantasma” di Pranu Sartu per toccare diversi punti panoramici e località
per concludersi a Cala Domestica.L’itinerario di Capo Pecora consente di godere
della bellezza selvaggia dei paesaggi e di visitare un’area archeologica testimonianza
della civiltà dei nuraghi. L’escursione prende avvio dalla località di Corru
Longu: dopo un susseguirsi di promontori e percorrendo sentieri tracciati dalle
capre, si arriva alla zona archeologica. 600 metri verso l’interno, una Tomba
di Giganti, realizzata con grossi elementi litici e lunga oltre 5 metri. A Buggerru,
Portixeddu e Fluminimaggiore si può andare alla scoperta dei ristoranti specializzati
in piatti di pesce o negli agriturismo dove è possibile gustare il porchetto
e l’agnello allo spiedo e funghi alla brace.
MOGORO
LA FIERA DEL TAPPETO
Situato
poco distante dalla S.S. 131 Carlo felice, su un altopiano basaltico detto “Struvine”,
a sud del Monte Arci e al limite della pianura del Campidano, Mogoro è il centro
più sviluppato e popoloso della Marmilla.Durante il medioevo appartenne al giudicato
di Arborea e fu capoluogo della curatoria di Montangia. Dopo la caduta del marchesato
di Oristano, passò nel 1500 sotto il potere degli aragonesi , nel 1603 divenne
feudo dei Centelles e poi degli Osorio.Nel centro abitato, la chiesa parrocchiale
di San Bernardino, in stile barocco, databile al XVII secolo, in quanto la data
del 1715, scolpita su una pietra della facciata, va attribuita forse a un restauro
successivo. L’interno, a navata unica con otto cappelle laterali, conserva una
piccola tavola di pala d’altare del 1619, una croce in argento del 1603 e altri
oggetti sacri. L’interessante chiesetta del Carmine, del XIV secolo, a navata
unica, ha la facciata in stile tardo-romanico e il portale laterale, con arco
a sesto acuto, impreziosito da elementi gotici. Mogoro è parte integrata del
Consorzio Turistico “Sa Corona Arrubia” ed è inserito nell’itinerario
turistico dei complessi nuragici di Barumini e Villanovaforru. Mogoro, ormai
da tanti anni, è noto per la Fiera del Tappeto e dell’Artigia-nato che quest’anno
è giunta alla sua 38^ edizione e che si svolgerà dal 24 luglio all’8 agosto.
La Fiera è da considerarsi, a pieno titolo, uno degli appuntamenti più significativi
per il settore dell’artigianato artistico e rappresenta un richiamo irrinunciabile
per le principali imprese del settore tessile, del legno, della ceramica, dei
cestini, della pelle, del ferro battuto, dell’oreficeria e offre al visitatore
più esigente quanto di meglio produce la nostra isola. Come tutti gli anni i
protagonisti della rassegna saranno le numerose realtà imprenditoriali provenienti
da tutta la Sardegna, ma in particolare gli artigiani di Mogoro che vantano
una notevole tradizione e competenza nel campo della tessitura e della lavorazione
del legno. Proprio negli arazzi le donne esprimevano tutta la propria creatività
miscelando con gusto colori molto vivaci che rallegravano l’ambiente generalmente
povero e austero della casa sarda. Le donne di Mogoro mantengono ancora oggi
inalterata la tecnica di lavorazione su telai orizzontali, manovrati completamente
a mano. I materiali utilizzati sono tutte fibre naturali quali lana, cotone
e lino ad eccezione dei fili dorati e argentati che impreziosiscono i bellissimi
arazzi. L’arazzo viene realizzato con trame in lino o cotone mentre vengono
usate lane colorate più sottili con motivi quali vasi, colombe, cavalli. A Mogoro,
da generazioni, si tramanda da padre in figlio l’arte della lavorazione del
legno nel rispetto della pura tradizione sarda. L’impagliatura delle sedie è
ottenuta usando il fogliame della “sciancia”, una pianta di palude essiccata
al sole e riumidificata al momento della lavorazione.