Maggio
PORTOSCUSO
Portoscuso,
paese di circa 5800 abitanti è conosciuto come località turistica e balneare
ma soprattutto per la tonnara, dove ogni anno nel mese di maggio si ripete il
rito della mattanza cioè la cattura dei tonni con metodi tradizionali al largo
di Capo Altano. La Tonnara rimane in pesca sino al 13 giugno quando, nella chiesetta
di Su Pranu, si celebra una messa solenne in onore di S. Antonio, patrono della
tonnara, e susseguente distribuzione di tonno, cucinato secondo le tradizioni
locali. Su Pranu era una fortezza autonoma munita di tutto ciò che
doveva
renderla indipendente dall’esterno. Infatti era fornita di un forno, un magazzino
per la conservazione della farina, dei cereali, dell’olio e del vino; di officine
per la costruzione dei chiodi e della ferramenta, per la riparazione degli attrezzi
della pesca e degli arnesi per la filatura delle funi. Vi era il palazzotto
e le relative abitazioni dei tonnaroti “is baraccas”.In difesa della tonnara
dalle incursioni barbaresche venne costruita la cinquecentesca torre spagnola
in scura pietra rac
hitica,
come punto di avvistamento. Fuori dal perimetro della tonnara fu edificata la
chiesa dedicata alla Madonna d’Itria, patrona di Portoscuso, risalente al 1655.
Ricostruita negli anni ’50, all’interno conserva due dipinti del 1600 ed alcuni
pregevoli simulacri lignei.Nel centro abitato, molto interessante è la villa
“Su Marchesu”, costruita nel 1912 dal marchese Pes di Villamaria, per la presenza,
nel giardino, di alcune piante esotiche.Percorrendo il lungomare Cristoforo
Colombo si trovano alberghi, ristoranti, luoghi di ristoro, e un moderno porto
turistico dotato di tutti i servizi, che può ospitare circa 400 imbarcazioni.
Il mare si estende da punta de S’alliga a Guareneddu, con le coste rocciose
e frastagliate che si alternano a spiagge di finissima sabbia quali Is Canneddas,
sa Caletta e Portupaleddu. La purezza delle acque e la varietà delle coste favoriscono
la presenza di vari e preziosi esemplari endemici di flora e fauna, mentre nell’entroterra
è facile osservare il falco comune, il falco pellegrino, la poiana, la pernice,
tortore, storni e quaglie.La cucina di Portoscuso è prevalentemente a base di
pesce con una particolare attenzione per il tonno che viene proposto in tantissimi
modi e in prelibate ricette.
IGLESIAS
Iglesias
venne fondata nel XIII secolo dal conte Ugolino della Gherardesca. Divenne il
centro principale della regione gr
azie
all’estrazione dell’argento e con il lavoro nelle miniere di Monteponi.Oggi
lo sfruttamento delle miniere ha lasciato segni indelebili al territorio creando
quel caratteristico paesaggio industriale con impianti e palazzi realizzati
con grande ricercatezza architettonica. Nella miniera di Monteponi sono stati
ideati e realizzati macchinari e impianti che le hanno dato rinomanza mondiale.
Meritevoli di visita sono gli altri villaggi minerari dispersi in tutto il territorio,
gli edifici dell’ex direzione “Bellavista”, i pozzi “Vittorio Emanuele e Sella”,
la fonderia “Piombo”, l’impianto “Zinco Elettrolitico” con la discarica dei
fanghi rossi, residui di lavorazione. Il centro di Iglesias è piazza del Municipio,
una delle più belle dell’isola, con il vescovado, il palazzo del comune e la
Cattedrale di Santa Chiara. Ma quella che costituisce il punto di ritrovo più
vivace è piazza Quintino Sella la quale ospita nel mezzo il monumento a Quintino
Sella lo statista promotore del rinnovato impulso dell’industria mineraria isolana.Molto
bella da visitare è la Cattedrale dedicata a S. Chiara fatta costruire dal conte
Ugolino della Gherardesca, tra il 1284 e 1288. Nella periferia della città si
trova Santa Maria di Valverde di stile romanico. Una passeggiata di
mezz’ora
conduce alle mura pisane e al Castello Salvaterra, in cima alla collina. Più
lunga e faticosa l’escursione alla duecentesca chiesa di Nostra Signora di Buoncammino
ma si è ricompensati dal bel panorama.Il territorio iglesiente ha conservato
un notevole patrimonio boschivo e botanico. Specie di grande interesse scientifico
sono distribuite in tutti gli ambienti, da quelli costieri fino ai
compendi
montani e rappresentano la punta di diamante dell’estesa ricchezza floristica.
Il massiccio del Marganai è tra i siti di maggior fascino, interamente ricoperto
da una densa foresta di lecci.Chi passa ad Iglesias non può fare ameno di assaggiare
i prodotti tipici: dal pane speciale “su coccoi”, “su civraxu”, il “carasau”
chiamato anche carta da musica, alle paste fresche come “is malloreddus”, dall
buonissimo formaggio pecorino, agli arrosti di maiale e agnello e agli speciali
dolci come gli “amaretti” fatto di mandorle amare, i “pirichittus”, i biscotti
“is pabassinas” a base di noci, mandorle e uva e le formaggelle di pasta dolce
“is pardulas”.
GONNESA
Gonnesa,
paese di 5300 abitanti, si raggiunge facilmente percorrendo la S.S. 126 poco
dopo Iglesias. Adagiato
ai piedi del “Monte Lisau”, si protende verso il mare con una spiaggia incontaminata
orlata da dune e da una tipica vegetazione.Fu fondato nel 1774 dal visconte
Gavino Asquer in funzione della trasformazione agraria in centro minerario.
Infatti il suo territorio, ricco di carbone, piombo e zinco è sempre stato sottoposto
ad una intensa attività estrattiva. Oggi tutti gli insediamenti estrattivi sono
stati chiusi e trasformati in oasi silenziose di verde, dove è piacevole effettuare
escursioni e picnic. I principali siti da visitare sono: Seddas Moddizzis, Terras
Collu, Monte Onixeddu, Monte Scorra e il villaggio minerario di Normann sul
costone del monte S. Giovanni. Nella miniera di San Giovanni è stata scoperta
la piccola grotta carsica di S. Barbara dalle pareti e dalle volte coperte di
cristalli di barite, forse di età paleozoica.
Il
territorio di Gonnesa ha origine millenaria dimostrata dai numerosi insediamenti
(Fenici, Punici e Romani) dislocati soprattutto nella costa. Il più importante
è il villaggio nuragico di Seruci, composto di 100 capanne, raccolte attorno
ai ruderi di un grande nuraghe. Non molto lontano si trovano i resti delle “Tombe
dei Giganti” antiche zone dove si celebravano i riti funerari, le Domus de Janas
(casa delle fate) in zona di Murru Moi-
Serra
Maverru e altri resti nuragici.All’interno del paese troviamo la Chiesa di S.
Andrea risalente al 1200, il cui patrono viene festeggiato a novembre; essa
al suo interno custodisce un organo liturgico di grande pregio dotato di 584
canne, che accompagna con il suo melodico suono le più importanti cerimonie
sacre.Una festa religiosa molto sentita è quella dedicata alla Madonna di Tratalias,
che si svolge a Maggio con gruppi folk che sfilano al seguito di una “tracca”,
carro addobbato e trainato da buoi che porta la Madonna. Sempre a maggio, con
una manifestazione denominata“Moti Gonnesini del 1906”, vengono rievocati, in
costumi d’epoca gli avvenimenti di quell’anno.I dintorni di Gonnesa sono contornati
da bellissime spiagge: la prima Fontanamare, posta sulla strada per Nebida,
presenta residui di un antico insediamento minerario; la seconda Plage Mesu
(Spiaggia di Mezzo) che sta al centro del litorale (Golfo del Leone) grazie
al suo vasto arenile e per la facilità d’accesso è frequentata tutto l’anno;
la terza, verso Funtanamare a sud dopo le dune de Is Arenas vi è Porto Paglia
dove si trova l’antico villaggio della tonnara realizzato nella seconda metà
del ‘700. Oggi è stato trasformato in villaggio turistico dove si possono visitare
le caratteristiche case dei Tonnarotti e lo stabile denominato “Su Proci”.Sempre
in zona troviamo una zona umida protetta: la palude di Sa Masa, dove nidificano
varie specie di volatili quali folaghe, moriglioni, gallinelle d’acqua, germani
reali e il pollo sultano. Fra le associazioni della canna palustre, dei giunchi
e delle tife si possono ammirare il papavero giallo, il cocomero asinino e varietà
di orchidee e rose selvatiche.
L'ISOLA DI SANT'ANTIOCO
L’isola
di Sant’ Antioco è la più grande delle isole che contornano la Sardegna.Fondata
dai Fenici nel VIII sec. a.C. con il nome di Sulki, era una delle città più
importanti del mediterraneo. Il suo porto veniva sfruttato per trasportare le
ricchezze minerarie estratte nella zona dell’iglesiente, in tutti i porti del
mediterraneo.E’ una terra piena di testimonianze archeologiche, tanto da essere
sottoposta a vincolo dalla Sovrintendenza ai beni culturali della Sardegna.
Menhir (Sa Para e Sa Mongia), domus de janas (Is Pruinis), nuraghi e tophet.
In quest’ultimo, localizzato nell’altura denominata “sa Guardia de is Pingiadas”
sono stati portati alla luce numerose urne cinerarie; si ritiene che avvenissero
i sacrifici umani (le vittime erano in prevalenza bambini), per placare la feroce
dea Tanit.Vicino al Tophet sorge la Fortezza Sabauda,
costruita
dai piemontesi nel 1800 sui resti di un tempio fenicio, serviva a proteggere
il borgo sulcitano dalle continue incursioni dei barbari; si trova nella collina
chiamata “Sa guardia de su Pisu”.Importante testimonianza di archeologia
cristiana è la chiesa di S. Antioco risalente al periodo paleocristiano-bizantino;
all’interno una scala scende alle catacombe dove la tradizione racconta fosse
sepolto il santo patrono dell’isola. Il Santo festeggiato, Antioco, è indubbiamente
una delle sagre più sentite di tutta l’isola e si svolge il lunedì 15 giorni
dopo Pasqua.Le coste di Sant’Antioco sono prevalentemente sabbiose nella zona
settentrionale e rocciose e frastagliate nella zona meridionale, ma alternano
ampie spiagge e calette (Maladroxia, dominata dal nuraghe S’Ega de Marteddu,
Coquaddus, Cala Lunga). Significative formazioni rocciose si intravedono lungo
la costa occidentale da una falesia alta 15 cm agli isolotti della Vacca, del
Vitello e del Toro.Oltre all’attività portuale, l’economia locale si incentra
sulla produzione di ossido di magnesio e uno di barite e bentonite e su una
discreta produzione vitivinicola. Per quanto riguarda l’artigianato vi sono
attività per la tessitura di tappeti e arazzi, per la fabbricazione di mobili
intagliati tradizionalmente etc.