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Maggio

 

CAGLIARI
342° SAGRA DI SANT’EFISIO

A Cagliari e in tutta l’isola, il primo maggio è, per tradizione, il giorno di S. Efisio. Ben presto il culto per il santo, da Cagliari, si estese in tutta la Sardegna e nel 430 venne edificata una chiesa sopra la grotta indicata come carcere di Sant’Efisio e a Nora, nel punto in cui fu eseguita la pena capitale, fu eretto un martyrium. Nel maggio del 1657 ebbe luogo la prima processione che portava il simulacro di Sant’Efisio dalla chiesetta di Stampace, un quartiere di Cagliari, fino a Nora. Da allora, il primo maggio, si compie un rito che non si interruppe neanche durante il tragico periodo dell’ultima guerra quando il santo venne trasportato su un camioncino da Cagliari a Nora. I cavalieri cavalcano da soli o portano, in sella, le donne adornate di splendidi gioielli. Dietro i suonatori appare il Santo nel suo cocchio dorato. Il piccolo simulacro risale al XVII secolo e raffigura Sant’Efisio vestito da soldato romano, ma con baffetti e barbetta secondo la foggia spagnola del periodo. Il grosso della processione si scioglie nel viale La Plaja mentre il cocchio con il santo procede verso Nora accompagnato dai carabinieri, dai rappresentanti religiosi e da numero limitato di fedeli che devono adempiere ad un voto. La processione viene interrotta da molte soste: la prima nella chiesetta di Giorgino, dove, al santo, messe vesti più semplici, mentre il cocchio dorato viene sostituito con un carro di campagna. Nel mentre, a Pula, sono giunti, da Cagliari, per ricevere Sant’Efisio, l’Alter Nos, il terzo guardiano, la guardiana e la presidenza dell’Arciconfraternita. Il parroco, il sindaco, la giunta municipale e gli obrieri di Pula, alla testa di una processione di migliaia di fedeli, incontrano il santo sul ponte all’ingresso della cittadina. Qui avviene il cambio delle consegne: l’Alter Nos affida il santo e la prosecuzione della festa al sindaco di Pula mentre il corradore di Cagliari consegna il cocchio a quello di Pula. Il tre, nel pomeriggio, il santo riprende la strada del ritorno per giungere, il giorno dopo, alla sua chiesetta di Cagliari in attesa dei festeggiamenti dell’dell’anno successivo.

 


ITINERARIO
FLUMINIMAGGIORE

Superata la località S. Angelo, luogo di soggiorno estivo e di gite domenicali, si arriva, Km 54, alla deviazione, sulla destra, per la necropoli nuragica e il tempio di Antas. Il tempio, di cui possiamo osservare i resti consistenti in parte della base e dei muri perimetrali, alcune colonne e qualche pezzo di mosaico, fu edificato tra il 27 a.C. e il 14 d.C. Il tempio punico fu costruito su un affioramento calcareo attorno al quale fu costruito un sacello. All’interno si elevava l’altare, probabilmente a cielo aperto, costituito dal roccione delimitato da muretti di fango e pietra calcarea. L’edificio, orientato come quello punico, è costituito da una grande scalinata, che copre quasi interamente il tempio punico, di 17 metri per 9 e da un podio di 24 metri per 10. Le grotte comprendono una parte, che si sviluppa per 350 metri, resa accessibile a tutti per mezzo di passerelle in ferro e un ramo speleologico, dell’estensione di 8 Km., che può essere visitato con l’assistenza di guide specializzate e con l’uso di attrezzature fornite dall’organizzazione in percorsi che vanno dalle 3 alle 8 ore. Il percorso del ramo turistico ha inizio con la visita alla Sala archeologica, usata in passato come tempio ipogeo e dove si possono ammirare piccole lucerne votive in terracotta che testimoniano l’uso religioso della sala dal tardo neolitico, al nuragico,al punico e al romano. La parte facilmente accessibile si conclude al "Pozzo Rodriquez" dove si ammira un’imponente colonna alta 8 m. formatasi dall’incontro tra una stalattite e una stalagmite e dove ci si trova a sostare su una piattaforma sospesa su un baratro profondo trenta metri. Finita la visita delle grotte si ritorna sulla statale per raggiungere, dopo 4 km., Fluminimaggiore, antico centro minerario e attualmente, chiuse le miniere, proiettato verso un’economia basata su un turismo fatto di mare, di boschi secolari, di archeologia punico romana e di archeologia mineraria. Degni di essere visitati il museo paleontologico, posto al centro dell’abitato, che propone una vasta esposizione, in sette vetrine, di fossili di animali marini vissuti milioni di anni fa, quali trilobiti, archeocyatidi, graptoliti, brachipodi, briozoi ed echinodermi e il museo etnografico, ricavato nei locali ristrutturati di un vecchio mulino ad acqua. Oltrepassato l’abitato di Fluminimaggiore, dopo circa 10 Km., si raggiunge il mare di Portixeddu e la sua magnifica spiaggia di sabbia sottile meta costante di amanti della pesca, del surf e dei bagni in un mare limpido e trasparente.