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MAMOIADA
(provincia di Nuoro - Sardegna - Italia)
a cura dell'Associazione Pro-Loco di Mamoiada - Nu - Sardegna
- Italia - www.mamuthonesmamoiada.it


IL PAESE e IL
TERRITORIO
Il paese di Mamoiada è raggiungibile da Cagliari, Sassari, Oristano
e Olbia percorrendo la statale 131 e 131 d.c.n. in direzione Nuoro (capoluogo
di provincia). Da qui è sufficiente immettersi sulla nuova S.S.
389 (s.s.v. scorrimento veloce - direz. Lanusei e Tortolì) e dopo
circa 15 km si arriva al piccolo centro.
Mamoiada è un ridente paese di collina di 2.700 abitanti circa
sito a 650 metri s.l.m.. Il territorio è di appena 4900 ettari,
pascoli ricchi di bestiame e numerosi vigneti che sostengono le attività
più fiorenti: la produzione di ottimi vini e formaggi.
Piccola storia.
La storia di Mamoiada, tra il 550 e il 238 a.C. (epoca dell'invasione
dei Cartaginesi in Sardegna) e nei secoli successiva, si identifica con
quella dei "fieri montanari, sempre ribelli alla prepotenza straniera".
In antichi documenti di archivio appaiono le varianti: Marmoiada, Mamoyata,
Mamujata; in tempi recenti Mamojada.
Attorno al secolo XI Mamoiada fece parte del giudicato di Arborea e successivamente
della Curatoria della Barbagia di Ollolai.
Durante il lungo periodo della dominazione Aragonese-Spagnola (1324-1720)
il re di Spagna Ferdinando V assegnò Mamoiada ed altri centri del
Nuorese a Pietro Massa di Arborea, mentre nel 1604 fu unita al Ducato
di Mandas, feudo in origine dei Mazza e successivamente dei Tellez-Giron.
Nel 1820, con l'Editto delle Chiudende, durante il dominio dei Savoia,
cessò formalmente il Feudalesimo, che permise l'assegnazione delle
terre alla popolazione locale, anche se di fatto, per vari motivi, vennero
riscattate per la quasi totalità dai nobili del paese.
Nel 1847, con la fine del Regno Sardo-Piemontese e con la successiva Unità
d'Italia, anche Mamoiada, unitamente ad altri paesi della Sardegna e della
penisola, si adeguò alla nuova situazione politica e ai vari movimenti
e trasformazioni socio-economiche tuttora in atto.
Prodotti artigianalmente e di genuina bontà sono il pane harasau,
i formaggi e una numerosa serie di dolci tipici locali. Eccellente la
qualità dei vini biancu e nigheddu.
L'artigianato produce gli antichi mobili, cassapanche tradizionali e le
autentiche maschere di Mamuthones conosciute ormai dappertutto
ma si trovano esclusivamente nei piccoli laboratori dei pochi maestri
artigiani del paese. Così come le miniature in ceramica e le riproduzioni
complete dei Mamuthones e Issohadores.
A 5 Km. dal paese si trova il santuario dei SS. Cosma e Damiano ritenuto
da alcuni studiosi il più antico della Barbagia, risalirebbe al
VII secolo d.C. All'interno della chiesa si nota una nicchia in trachite
rosa del '600 ed alcuni affreschi di stile bizantino, alle pareti 14 formelle
in ceramica smaltata, di buona fattura, raffigurante le stazioni della
"Via Crucis" realizzate in Spagna, nella fabbrica di Alcora,
a Castellon de la Plana, nella seconda metà del '700, dall'artista
Jacinto Causada; le stesse sono state ammirate da tutto il mondo nel 1998
in occasione della Via Crucis del Venerdì Santo, officiata dal
Papa Giovanni Paolo II, al Colosseo.
Dal punto di vista architettonico, l'emblema di Mamoiada è la chiesa
di Nostra Signora di Loreto, sita al centro del paese, di probabile periodo
medioevale.
Patrimonio archeologico.
Mamoiada possiede vaste zone di interesse archeologico. Si deve ritenere
che lo stanziamento umano in questo paese risalga ad epoche remotissime
(XV-XIII secolo a.C.) poiché i segni di antichissime civiltà
sono abbondantemente presenti nel territorio.
I Nuraghi sono numerosi ed hanno una struttura lineare, sono maggiormente
presenti nelle zone più fertili e provviste di sorgenti. Attorno
ad alcuni di essi sono evidenti i resti di villaggi e dove questi mancano
si suppone che siano stati distrutti per recintare i campi. Citiamo "Arràilo",
in zona sa Pruna, sulla strada per Orani, "Monte Juradu",
sulla strada per Sarule, "Orgurù", sulla strada per Fonni.
Numerose anche le "Domus de Janas", piccole tombe del periodo
neolitico-prenuragico, scavate nel granito. Esse si trovano in località
"Mazzozzo", alla periferia del paese, in località "Garaunele",
in prossimità della chiesa campestre di "Loret'attesu",
sulla strada vicinale per Oliena, in località "S'Eredadu",
ed in altri posti. Particolarmente interessanti sono Sas Honcheddas
in località "Istevene", un gruppo di 6 "domos",
sulla statale n° 389 per Fonni. Nella terza "domo", in un
pilastro rettangolare, è scolpita una testa di toro schematica,
in rilievo, che si ritiene sia un simbolo di forza e fertilità.
Diversi sono i "Menhirs" o Perdas Longas, ritenuti oggetti di
culto.
Recentemente (Marzo 1997) sono state rinvenute delle rare pietre: un superbo
monolito, non classificato e unico nel suo genere per altezza (m. 6,50)
e una grande statua "Menhir", di granito, risalente forse al
III millennio a.C. detta "Sa Perda Pintà" (m. 2.67x2,10).
Caratteristica di quest'ultimo monolito è la presenza di una serie
di coppelle e di incisioni concentriche che lo rendono unico in Italia.
Pare sia stato trovato un simile monolito in Inghilterra. (*)
Fino a circa due secoli fa diversi siti archeologici dovevano essere pressoché
intatti, in seguito la distruzione e lo "smontaggio" di interi
siti o singole steli, perdas longas ed altro non avvenne espressamente
per vandalismo o per costruzione di muri di confine.
Riportiamo, in lingua originale ed eventuali errori di stampa, un breve
tratto riguardante le "antichità" di Mamojada dal "Dizionario
Geografico-Storico-Statistico-Commerciale" degli Stati di S.M. il
Re di Sardegna compilato per cura del professor Goffredo Casalis ai primi
decenni del 1800: "
in su' confini co' salti di Orgosolo,
e nella regione prossima ai salti di Orani, che dicono Venatieri
vedonsi grandi monoliti piramidali eretti sul suolo, dello stesso genere
di quelli che in altre regioni sono detti Pedras Fittas, e che
sogliono essere in numero di tre con in mezzo il maggiore. Il primo di
consimili monumenti che fosse considerato da me, fu il primo. Innanzi
quel giorno nessuno scrittore li avea riguardati.
Chi abbia veduto sulle rive del Carnac (Morbihan) le pietre celtiche dette
Men-hir, la qual parola nella lingua de' brettoni dice Pietre
(men) lunghe (hir), e veda poi questi monoliti sardi, che molti
dicono Pietre-fitte, perché infisse al suolo, e altri Pietre
lunghe, potrà riconoscere la grandissima e quasi intera somiglianza
di siffatti obelischi de' due paesi nella materia, nella forma e in altri
rispetti, se non che in Sardegna trovansi lontane le une dalle altre queste
pietre, e sempre in numero di tre, due delle quali minori; mentre nella
Brettagna occorrono così frequenti, che siasi potuto credere fossero
monumenti di morte sopra le sepolture di persone insigni, e tutti della
stessa altezza che pareggiasi a quella della media fra le Pietre-lunghe
de' sardi.
In più contrade della Bretagna i creduli abitanti della campagna
dicono che in certe epoche dell'anno al chiaror della luna appariscano
i cornandous folletti nani di non bella figura, e formino intorno
a' menhir una danza infernale e che nel silenzio della notte odansi
con le loro stridule voci chiamare i viaggiatori i quali tentano lusingare
facendo suonar dell'oro. E parimente fra i montanari sardi sono alcune
strane opinioni sopra questi monumenti, e v'ha chi crede che i diavoli
abbian sotto tali pietre conservati tesori, e che a' medesimi non si può
arrivare da' ladri che nell'anno santo, quando i mali spiriti sono impediti
a difenderli. Perciò nell'anno del giubileo generale furono rovesciate
le pietre-fitte in molti luoghi, e una pure nel territorio di Mamojada.
(*) Ampia descrizione di tutti
i siti archeologici
nel territorio di Mamoiada con fotografie, planimetrie
e disegni nel libro "Pietre Magiche a Mamoiada"
di Giacobbe Manca e Giacomino Zirottu, patrocinato
dall'Amm.ne Comunale e curato dall'Assoc.
"C. Atzeni" - ediz. Studiostampa - Nuoro.
SAGRE e FESTE
A Mamoiada, nel corso dell'anno si svolgono diverse sagre e feste paesane.
Tra queste le rassegne di prodotti agro-alimentari e di artigianato locale,
le feste in onore dei SS. Cosma e Damiano, quella di San Sebastiano, N.S.
del Carmelo e Madonna della Neve (N.S. de Loreta attesu). Fino
agli anni '60 si festeggiava "Santu Sidore" (S. Isidoro),
una festa molto sentita ed era fra le più grandi ed attese.
Una delle più sentite tuttora dai mamoiadini è quella di
Sant'Antoni (Sant'Antonio abate) il 16-17 Gennaio, nata in tempi antichissimi
come rito propiziatorio per la nuova annata agraria. I festeggiamenti
iniziano la sera del 16 Gennaio (sa die de su Pesperu), con l'accensione
e la benedizione del fuoco all'esterno della chiesa parrocchiale. I fedeli
girano intorno ad esso recitando il Credo per tre volte. La tradizione
vuole che ciascun rione accenda poi il suo fuoco con un tizzone preso
da quello principale in onore del Santo. In ogni rione del paese la popolazione
si raccoglie attorno ai grandi fuochi votivi.
E' un momento di grande partecipazione sociale che si estende anche ai
visitatori forestieri ospitati in ogni vicinato ai quali vengono offerti
del buon vino e i dolci tipici del periodo.
E' proprio in occasione di questa festa che "escono" per la
prima volta nell'anno sos Mamuthones e sos Issohadores.
La festa dei SS. Cosma e Damiano rappresenta invece la fine dell'annata
agraria. Si svolge nell'omonimo Santuario campestre, a 6 Km. dal paese,
che è meta di numerosi pellegrini nel periodo estivo, dove è
possibile soggiornare nelle caratteristiche hùmbessias che
circondano la chiesa. A fine Settembre i festeggiamenti in onore dei due
Santi si concludono con manifestazioni religiose, musicali, di folclore
locale.
Tra le feste popolari più antiche e ricche di folclore della Sardegna
è il CARNEVALE MAMOIADINO, un Carnevale semplice, povero, se per
povertà s'intende la mancanza di sofisticati carri allegorici in
cartapesta o altri moderni mascheramenti, ma tra i più suggestivi
e autentici.
Tutta Mamoiada si riversa nella piazza principale per ballare i tradizionali
passu torrau e sartiu, al suono dell'organetto, per ore ed ore,
instancabilmente. Nulla è artificiale o d'importazione esclusi,
naturalmente, i turisti che ogni anno giungono sempre più numerosi
da ogni parte del mondo per assistere a questo genuino spettacolo. Molti
soggiornano presso famiglie del paese (contattare l'Associazione Pro-Loco
per sapere la disponibilità).
Uomini e donne indossano il tradizionale costume, sfilando e ballando
offrono a tutti i dolci tipici locali.
Ma la maggior attrattiva, l'attenzione di tutti viene richiamata dalla
sfilata dei Mamuthones e Issohadores che sono
il simbolo di questo Carnevale e, con il loro procedere e la loro "musica"
ritmata, trascinano e coinvolgono la folla. Si spostano come vogliono
senza interrompere la compostezza dei loro movimenti, della danza, sono
loro i veri padroni del Carnevale.
"Senza Mamuthones e Issohadores non c'è Carnevale
" dicono gli abitanti di Mamoiada.
Un altro simbolo del Carnevale Mamoiadino è dato da un'altra maschera
tipica chiamata Juvanne Martis, collocata sopra un carretto e attorniata
da una ristretta cerchia di "parenti" che piangono la sua morte
il martedì grasso, ultimo giorno di Carnevale.
A conclusione dei tre giorni di balli e sfilate in piazza, viene offerto
ai presenti un tipico piatto di fave con carne di maiale, il tutto innaffiato
dall'ottimo vino locale.
IL MUSEO DELLE MASCHERE
MEDITERRANEE
Inaugurato alla fine del 2001, il Museo delle Maschere Mediterranee di
Mamoiada si trova nelle sale al primo piano di in un edificio sito in
piazza Europa, già utilizzato dall'Amm.ne Comunale come biblioteca
al piano terra.
Il museo nasce con l'intento di costituire un luogo di contatto tra l'universo
culturale di un piccolo paese della Sardegna interna, Mamoiada, nota in
tutto il mondo per le sue maschere tradizionali i Mamuthones e gli Issohadores
e le regioni mediterranee che, attraverso le rappresentazioni e le maschere
di Carnevale, svelano una comunione di storia e cultura. In particolare
il museo rivolge il suo interesse verso le forme di mascheramento nelle
quali, in una grande varietà di combinazioni, ricorre l'uso di
maschere facciali lignee zoomorfe e grottesche, di pelli di pecora e di
montone, di campanacci e in generale di dispositivi atti a provocare un
suono frastornante.
A queste maschere, proprie delle comunità dei pastori e dei contadini,
si riconosceva il potere di influire sulle sorti dell'annata agraria;
per questo, malgrado l'aspetto impressionante, la loro visita era attesa
e gradita e occasione per farsele amiche attraverso l'offerta di cibo
e bevande. A partire dalle maschere della tradizione di Mamoiada il museo
offre un'esposizione comparata di reperti provenienti dai diversi paesi
del Mediterraneo evidenziandone le affinità e le vicinanze piuttosto
che le difformità e le distanze.
Il museo è unico nel suo genere, infatti, le sue dotazioni strutturali
sono basate in parte sull'offerta classica (le maschere dei paesi mediterranei),
in parte su un elemento innovativo, con l'ausilio di strumenti della Informazione
e Comunicazione Tecnologica.
E' una struttura in grado di favorire gli scambi e le interrelazioni con
musei, istituzioni culturali ed associazioni operanti in quest'ambito.
L'unicità del museo consiste nella sala multivisione dove,
grazie alla presenza di dodici diaproiettori, i visitatori potranno rivivere
momenti topici della sfilata dei Mamuthones e Issohadores,
partendo dalla festa di Sant'Antonio abate (17 gennaio) sino al caratteristico
Carnevale Mamoiadino.
Nella sala espositiva si possono ammirare le maschere in modo più
tradizionale e istruttivo.
In un angolo, su un piano in roccia locale, sono esposte due maschere
complete di Mamuthone ed una di Issohadore; da qui si sviluppano
a raggiera due assi espositivi: a destra vi sono altre maschere del Carnevale
barbaricino (di Ottana e Orotelli); a sinistra si possono visitare le
maschere che provengono da altri paesi del bacino Mediterraneo (Grecia,
Slovenia, Croazia ed arco alpino).
Orario di apertura:
dal Martedì alla Domenica
dalle ore 9,00 alle ore 13,00
dalle ore 15,00 alle ore 19,00
Il museo è gestito dalla piccola società
cooperativa:
"Viseras" s.r.l. Piazza Europa, 15 - 08024 MAMOIADA (Nu)
P.I. 01128700919 Tel. 0784/569018 - Fax 0784/56719
www.museodellemaschere.it
e-mail: info@museodellemaschere.it
MAMUTHONES e ISSOHADORES
Fra le manifestazioni del costume popolare della Sardegna la più
significativa e la più ricca di fascino e di ricordi arcaici è
quella de "SOS MAMUTHONES" e "SOS ISSOHADORES"
di Mamoiada (Nu), due figure che si esibiscono insieme ma sono ben distinte,
caratterizzate sia dal diverso abbigliamento che dal modo di muoversi.
L'abbigliamento del Mamuthòne comprende attualmente l'abito
in velluto scuro, la mastruca nera (casacca di pelle ovina caratteristica
dei pastori sardi) chiamata sas peddes, le scarpe in pelle conciate
a mano dette sos hòsinzos; sul volto porta sa visera,
una maschera nera antropomorfa, sul capo il berretto sardo (coppola) ed
il fazzoletto del vestiario femminile (su mucadore) che avvolge
visera e berretto. Sul dorso del Mamuthòne, legato
da una serie di cinghie in cuoio con un complesso sistema di ancoraggio,
è sistemato un pesante mazzo di campanacci di varia misura mentre
un altro carico più piccolo di campanelle bronzee è collocato
sul davanti all'altezza dello sterno e dello stomaco.
L'insieme dei campanacci e sonagli viene chiamato sa càrriga
(letteralmente vuol dire un peso, un carico). Il peso complessivo di tutta
l'attrezzatura si aggira sui 25 chili, ma non è solo il peso quello
che fa faticare i componenti di questo straordinario gruppo bensì
la "morsa" delle cinghie in pelle, ben strette tra le spalle
e la gabbia toracica che rendono difficile la respirazione. Infatti, a
fine esibizione, le spalle dei partecipanti sono spesso segnate da varie
ecchimosi. Una delle doti richieste per fare il Mamuthòne
è la resistenza alla fatica.
I Mamuthònes sono accompagnati dagli Issohadores,
portatori di soha, una lunga fune ora in giunco ma che prima era
di cuoio pesante. L'Issohadore non porta ne maschera nera ne campanacci,
il suo abbigliamento è diverso da quello del Mamuthòne
e viene indicato a Mamoiada come "veste'e turcu" (vestito
da turco). L'abbigliamento ora comprende: sul capo la nera berritta sarda
legata al mento da un fazzoletto variamente colorato, larghi pantaloni
e camicia di tela bianchi, sopraccalze di lana nera, il corpetto rosso
del costume tradizionale maschile, a tracolla una cinghia in pelle e stoffa
dove sono appuntati piccoli sonagli, uno scialle, di solito scuro con
bellissimi ricami, legato alla vita con la parte variopinta che scende
lungo la gamba sinistra. Ultimamente, da parte dell'associazione Pro-Loco,
è stato ripristinato l'uso della visera (maschera) per gli Issohadores,
una maschera chiara, dai lineamenti gentili. I Mamoiadini affermano che
senza Mamuthones e Issohadores non c'è Carnevale
il che vuole significare che è questa la manifestazione più
importante, il simbolo del Carnevale e segno di allegria e tempi propizi.
La sfilata dura dal pomeriggio fino alla tarda sera, Mamuthones
e Issohadores mangiano e bevono poco perché l'esibizione
richiede sforzo e le cinghie dei campanacci comprimono il torace o forse
perché, dice qualche studioso, in principio digiunavano come negli
antichi misteri.
Quella dei Mamuthones e Issohadores non pare una carnevalata
ma da più l'idea di una cerimonia solenne vuoi per la taciturnità
e compostezza dei partecipanti, vuoi per il loro procedere ordinato come
in una processione. Il passo per avanzare e scuotere i campanacci quasi
fa pensare ad una danza, "una processione danzata" come l'ha
definita l'etnologo Raffaello Marchi che per primo, negli anni '40, ha
osservato molto da vicino questa manifestazione.
Il gruppo è composto tradizionalmente da 12 Mamuthones e
8 Issohadores e vanno avanti disposti in quest'ordine:
M = Mamuthone
I = Issohadore
I I
M M
I M M I
M M
M M
I M M I
M M
I I
I Mamuthones sfilano disposti su due file parallele
mentre gli Issohadores, mobilissimi, quasi a protezione si sistemano
in posizione di avanguardia, retroguardia e sui fianchi esterni delle
due file.
La processione procede lentamente, il passo dei Mamuthones è
diverso da quello degli Issohadores ma non è discordante.
I primi si muovono a piccoli passi cadenzati, quasi dei saltelli, compiono
un movimento obbligato poiché nel procedere devono scuotere allo
stesso tempo tutti i campanacci e sono appesantiti anche dalle vesti di
lana grezza e dalla visera. Nell'avanzare danno tutti dei colpi
di spalla ruotando il corpo una volta verso destra e un'altra verso sinistra;
a questo movimento in due tempi, eseguito in sincronia, corrisponde un
unico squillo dei campanacci; ogni tanto tutti insieme fanno tre rapidi
salti su se stessi seguiti, naturalmente, da tre squilli più alti
di tutti i sonagli.
Gli Issohadores si muovono con passi più agili e quando
vogliono gettano sa soha (il laccio) e colgono, tirano a sé
la persona che hanno scelto nella folla. La bravura dell'Issohadore
sta proprio nel riuscire a "catturare" la persona scelta con
questa originale fune che è assai leggera e di complicata manovrabilità,
molto più impegnativa di quelle tradizionali in pelle o canapo.
Mentre compiono questo esercizio essi possono scambiare qualche parola
con la gente che li circonda, mentre i Mamuthones restano muti
per tutto il percorso della processione.
Specialmente se sono uditi a distanza, per le vie di Mamoiada, loro unico
ambiente naturale, mentre avanzano gradualmente dal silenzio, gli squilli
alti e leggeri dei sonagli, quelli gravi e cupi dei campanacci fortemente
scossi dai colpi faticosamente cadenzati dei passi creano una sonorità
amplissima, solenne, piena di oscuri significati. In questo clima di mistero
avanza la processione, austera e tragica, con i Mamuthones neri
e oppressi come schiavi in catene e gli Issohadores colorati e
apparentemente più liberi nel movimento.
ORIGINI
La Sardegna non cessa di stupire per i misteri che si nascondono
dietro le sue tradizioni.
Ancora nel terzo millennio, questa terra arcaica e misteriosa serba riti
ancestrali e suggestivi che si osservano solo esaminando attentamente
lo svolgimento di alcune feste popolari.
Mamuthones e Issohadores di Mamoiada non sono stati studiati
approfonditamente nel passato forse perché si è sottovalutata
l'importanza culturale della rappresentazione o forse perché in
Sardegna le manifestazioni di questo tipo erano sempre presenti e numerose.
La sfilata dei Mamuthones e Issohadores è comunque
un rito tanto antico che il significato si è perso anche nella
tenace memoria della cultura orale barbaricina, impossibile da catalogare
con certezza, cioè senza possibilità di errore.
Oggi, in molti paesi, se non scomparso del tutto, è appena rimasto
un debole ricordo di antichi usi e tradizioni. Mamoiada ha avuto la fortuna
di aver conservato meglio la sua misteriosa mascherata che sembra, per
certi versi, diversa da tutte le altre ancora praticate, o estinte da
non molto tempo, negli altri paesi della Sardegna.
Le pubblicazioni che abbiamo sui Mamuthones e Issohadores
sono, in genere, recenti, la più "antica" è datata
1951. Questo ha reso certamente più difficile l'individuazione
e la collocazione precisa del significato della manifestazione.
L'analisi del fenomeno doveva essere però seriamente affrontato
nell'ambito etnologico e con metodo storico-culturale.
Nel 1990 la studiosa Dolores Turchi pubblica il frutto di 12 anni di studi
sull'argomento con il libro "Maschere miti e feste della Sardegna".
Una ricerca indispensabile, con esaurienti esami comparativi dei fenomeni
esistenti non solo nella tradizione sarda, affrontata e condotta con scrupolosità
scientifica. Una ricerca seria e approfondita che, basata sulla testimonianza
dei vecchi, sui miti che questi raccontano, legati a rocce e a territori
particolari, sui ritrovamenti archeologici e sulla toponomastica delle
zone indicate, nonché sulle antiche fonti letterarie e sulle tradizioni
legate ai santi più venerati dell'isola, ha portato alla scoperta
dell'antica religione dei Sardi e all'identificazione delle loro divinità.
Con questa pubblicazione ora abbiamo molti più elementi per individuare
chi si nasconde nella maschera dei misteriosi tragici Mamuthones, chi
era la vendicativa Luxia Rabbiosa nel mito della pietrificazione,
cos'era il presagio di morte del terrificante Boe Muliacre che
vagava durante la notte, quali divinità ricopre Sant'Antonio del
fuoco e quanta importanza ebbero i misteri dionisiaci ed eleusini in una
terra in cui la sopravvivenza degli uomini fu sempre legata ai riti agrari
per la richiesta dell'acqua e per la fertilità dei campi.
In ordine cronologico di pubblicazione nel sito www.mamuthonesmamoiada.it
si propongono diversi studi circa l'origine e il significato dei Mamuthones
e Issohadores, naturalmente si parla sempre di ipotesi e l'ipotesi,
si sa, non fa scienza. Intanto la cerimonia rimane e Mamoiada la conserva
gelosamente sia pure relegata tra le manifestazioni carnevalesche.
se vuoi un Carnevale che non c'è ne un altro su tutta
la terra - scrive Salvatore Cambosu in "Miele amaro"
- vattene a Mamoiada che lo inaugura il giorno di Sant'Antonio: vedrai
l'armento con maschere di legno, l'armento muto e prigioniero, i vecchi
vinti, i giovani vincitori: un Carnevale triste, un Carnevale delle ceneri,
storia nostra d'ogni giorno, gioia condita con un po' di fiele e aceto,
miele amaro.
Chi osserva lo spettacolo dei Mamuthones e Issohadores a Mamoiada - scrive
Paolo Pillonca grande amico di Mamoiada e della sua gente - può
"leggere" il cerimoniale attraverso il filtro che preferisce
o attraverso più di un filtro. Forse il fascino più sottile
dei Mamuthones consiste proprio in questo: nel mistero che ne avvolge
l'origine e di conseguenza ne nasconde il significato, nella libertà
che lascia all'immaginazione di ciascuno di ricostruire a suo modo un
enigma nel ricollegare tutto ad una tragedia, ad un rito o nel confinarlo
invece in dimensioni più modeste di una storia senza storia quale
è quella dell'umana fatica di tutti i giorni, ieri con gli animali
dei campi, oggi con i mostri tecnologici delle città.
Ampie descrizioni sulle varie ipotesi di origini e significati
con le pubblicazione degli studiosi si possono leggere
ciccando sul sito www.mamuthonesmamoiada.it (documenti)
MAMOIADA
SITI INTERESSANTI
1) www.mamuthonesmamoiada.it
Il sito ufficiale della Pro-Loco di mamoiada e dei suoi famosi mamuthones
e Issohadores.
Mamoiada non solo maschere: ospitalità, prodotti alimentari genuini,
dolci tipici, pane carasau, formaggi, famosi e rinomati vini, circuito
archeologico esclusivo, museo della maschera mediterranea unico nel suo
genere, artigianato locale e altro ancora -
2) www.museodellemaschere.it
Il sito ufficiale del Museo delle Maschere Mediterranee a Mamoiada, unico
nel suo genere.
3) www.piras-peron.it
CHI ERA JUAN PERON? Donde naciò? Un enigma sardo nella storia dell'Argentina.
La verità sulle origini del mitico 3 volte presidente argentino,
non è più una leggenda. Se ne parla da 60 anni: nel 1951
Nino Tola, nel 1984 Pino Canneddu, nel 2000/3 Raffaele Ballore e Gabriele
Casula con testimonianze, documenti e foto, evidenziando le contraddizioni
di Peron e degli storici, dimostrano che è veramente sardo, di
Mamoiada, si chiamava Giovanni Piras
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