Marzo
OSCHIRI
Ai confini del Logudoro e della Gallura
si trova Oschiri, un paese dall’inconfondibile fascino, raggiungibile percorrendo
la strada per Sassari. Questa zona della Sardegna, ha dal punto di vista archeologico
una notevole rilevanza, data la presenza dei dolmen, presenti in regione Monte
Ulia, e delle Domus de Janas, i cui esemplari piu’ interessanti si trovano nelle
vicinanze di Santu Istevene. Il territorio di Oschiri vanta anche una trentina
di nuraghi fra i quali il complesso di Monte Ulia. Di notevole importanza e’
anche il nuraghe situato presso la piccola collina di Lugheria, in cui e’ stato
rinvenuto un bronzetto, raffigurante un carro a quattro ruote. La zona di Santu
Istevene rileva la presenza dei fenici, che non erano degli invasori ma semplicemente
mercanti che sfruttavano la posizione strategica della Sardegna, posta al centro
del Mediterraneo, per la vendita e l’acquisto di vari prodotti.
Nella
chiesa dedicata a Santu Istevene, risalente al cinquecento, appare una piccola
testa in pietra che con molta probabilita’ raffigura la dea Astarte. In epoca
romana Oschiri viene dotato di un porto fluviale sul Coghinas che, prima della
costruzione della diga, era navigabile in concomitanza con le piene del fiume.A
Nord del lago Coghinas, si possono ammirare i resti della Chiesa di San Giorgio.
Nel lago e’ possibile incontrare numerose specie animali fra cui per esempio
i bellissimi fenicotteri rosa. Dietro il lago, si eleva il gruppo montuoso del
Limbara che lascia incantati per la spettacolarita’ delle varie specie floreali
come le macchie di corbezzolo e le querce da sughero. Del periodo pisano sono
rimasti stupendi monumenti. Il piu’ noto e’ il Santuario di Nostra Signora di
Castro (risalente al 1100 d.C.), costruito in trachite rossa che spicca e s’impreziosisce
in mezzo alla ricca vegetazione che la circonda. Con una passeggiata a piedi
puo’ essere facilmente raggiunto il lago, e vedere le rovine del Castello del
Castro. Allo stesso periodo risale la Chiesa di Nostra Signora di Otti, anch’essa
costruita in trachite, che è localizzata a Nord Est di Oschiri. La chiesa di
S. Demetrio, risalente al 1168, venne costruita in pietra vulcanica scura. Successivamente,
nel 1829 fu costruito un cimitero intorno alla chiesa, la cui particolarità
è data dal fatto che fu il primo della Sardegna ad essere chiuso con mura. Negli
anni 1600-1800 circa venne costruito il mulino ad acqua che può essere considerato
il primo impianto industriale al servizio di tutta la comunita’. Era posto a
Sud est del paese in una località che oggi viene chiamata Mulinu sul fiume Bena.
L’attività commerciale, intimamente legata alle attività produttive, si svolgeva
esclusivamente durante la bella stagione, date le difficoltà invernali, legate
principalmente alle strade fangose e alla pericolosità del guado dei fiumi.Gli
abitanti di Oschiri erano dediti prevalentemente alla produzione di grano, granoturco,
lino, patate ecc.; all’allevamento del bestiame; alla produzione di pelli e
lana; alla produzione di latte e suoi derivati; alla caccia, dato che il territorio
era popolato da numerosi cervi, mufloni, lepri, cinghiali ecc.; all’estrazione
del sughero, in quanto nella zona erano presenti numerose sugherete. La pesca
organizzata non è mai stata praticata nonostante la presenza, nei fiumi oschiresi,
di pesci pregiati come per esempio trote, muggini e anguille. Ad Oschiri si
producono ottimi formaggi come il cacio di primavera ed il butirro, ma il paese
si mette in risalto anche per la produzione delle panadas, delle casadinas,
della fresa e delle tilicas d’origine etrusca. Oltre ad una splendida natura,
ad una storia plurisecolare testimoniata dai vari ritrovamenti archeologici,
e ad un’ottima tradizione culinaria, Oschiri accoglie i turisti con una grande
ospitalità e cordialità che è propria di suoi abitanti.
ABBASANTA E GHILARZA
Posto
sull’altopiano omonimo, Abbasanta deve il suo nome all’antica convinzione che
le acque sorgive dei dintorni avessero proprietà curative. Il suo territorio
e’ ricco di resti nuragici, pascoli e foreste d’olivastri, sughere e roverelle.
Nel periodo dei giudicati, Abbasanta, appartenne al grande giudicato di Arborea,
di cui divento’ capitale. Durante la dominazione aragonese prima e spagnola
poi, appartenne all’encontrada di “Parte Ocier Real”. La zona più antica del
paese è costituita da case in pietra basaltica nera. Sono numerosi, in tutto
il territorio, i ritrovamenti archeologici del periodo preistorico, punico e
romano. Dall’uscita sud del paese e’ possibile raggiungere il nuraghe Losa,
risalente al periodo compreso fra la prima metà del millennio ed il VII-VI sec.
a.C. Sulla destra della strada che porta al nuraghe Losa è possibile vedere
i resti di una necropoli romana. Non di minore bellezza ed importanza è: il
nuraghe “Aiga”, il dolmen di Cannigheddu e S’Ena” alcune “Domus de Janas” (case
delle fate) ed il pozzo sacro di “Calagastea”.La chiesa parrocchiale di Santa
Cristina, intorno alla quale sorge il nucleo più antico del paese, fu costruita
nel 1853 in stile rinascimentale. Di fronte alla chiesa sorge una piccola casa
del XVI- XVII sec., di stile e gusto spagnoleggianti, dotata di un loggiato.
Al XVII sec., appartiene la chiesa di Santa Maria delle Grazie che ha una singola
navata. Presso la località di Tanca Regia si trova la piccola chiesa di Sant’Agostino,
nell’omonimo villaggio. Abbasanta è nota per la produzione dell’ottimo formaggio,
di pregiato vino, gustoso olio, ma anche di legno e sughero. Non si può che
rimanere deliziati dalle specialità culinarie che vengono prodotte in questo
paese, in modo particolare sono da citare gli squisiti dolci di formaggio e
mandorle.Con le sue bellissime e interessanti realtà storico culturali, i suoi
abitanti (2640) e le specialità alimentari, Abbasanta rappresenta un paese del
quale non si può che rimanere incantati. Ghilarza (4676 abitanti) costituisce
il centro agricolo commerciale più importante dell’isola, che è localizzato
fra il lago Omodeo e l’altopiano di Abbasanta. La sua origine è probabilmente
nuragica ed in seguito forse fenicia. Nel XV sec. circa, vi si riunì la popolazione
dei cinque villaggi vicini, che portarono alla costituzione della parte centrale
dell’abitato. Testimonianze della civiltà nuragica sono presenti in gran numero
in tutto il territorio; sono caratteristiche le case antiche costruite in pietra
basaltica nera.
Nel
periodo medioevale Ghilarza appartenne al giudicato degli Arborea, ma successivamente
fu oggetto della dominazione aragonese e spagnola, infatti, fece parte dell’encontrada
di “Parte Ocier Real”. Questa zona è famosa anche perché Antonio Gramsci bambino
vi frequentò la scuola elementare (1898-1908). Oggi la sua casa, situata in
Corso Umberto 57, è stata trasformata in piccolo museo e centro di studi, fa
mostra degli oggetti a lui appartenuti e delle sue opere. Il territorio è dominato
dalla torre aragonese, costruita nel XV secolo, che anche se è rimasta un incompiuto,
rappresenta un modello di architettura militare tardo medioevale, seppur rovinata,
da ormai troppi anni, da una scala in cemento. Davanti alla torre si erge
la piccola chiesa di San Palmerio, di origine romanica, costruita secondo il
modello pisano di alternare i blocchi in trachite bianchi a quelli scuri, è
stata costruita nel XII secolo. A questa stesso periodo risale la chiesa di
San Serafino. In località Zuri sorge la piccola ma bellissima chiesa di San
Pietro, costruita in trachite rossa che è stata riedificata nel 1922 insieme
all’omonimo villaggio, e ciò perché il sito precedente fu invaso dalle acque
del lago Omodeo, le quali in gran parte hanno sommerso anche una foresta pietrificata
del miocene. Eretta nel 1291 per volontà di Mariano II d’Arborea, fu progettata
dall’architetto Anselmo da Como, in stile romano lombardo con influenza gotiche.
Le acque del lago Omodeo, tempo fa il più grande d’Europa, sono di un azzurro
intenso tanto da portare a credere si tratti di un bacino naturale.Ottimi i
dolci di mandorle che in questo bellissimo paese vengono prodotti.