Novembre
LE CITTA' SARDE
CARBONIA
Situata
nella parte sud occidentale della Sardegna, Carbonia è il centro più importante
del Sulcis. La città sorse in seguito all’improvviso incremento dell’attività
estrattiva nel Sulcis. Area archeologica di grande importanza è “Monte Sirai”,
le cui testimonianze sono rappresentate da alcune domus de janas che risalgono
alla fine del periodo Neolitico (2.500 a.C. circa). La colonia fenicia, fortemente
integrata alla comunità nuragica preesistente, fu fondata intorno al 750 a.C.
e distrutta intorno al 520 a.C. dai Cartaginesi. Questi ultimi la ricostruirono
e vi abitarono, fortificandola intorno al 360 a.C. e ricostruendola integralmente
secondo un piano urbanistico unitario intorno al 250 a.C., fino al 110 a.C.
circa, momento in cui furono costretti ad abbandonarla, forse in seguito ad
una deportazione da parte dei Romani, dominatori della Sardegna già dal 238
a.C. L’insediamento di Monte Sirai si compone di tre principali aree: l’abitato,
la necropoli ed il tofet. L’abitato occupa la parte meridionale del pianoro
ed è accessibile attraverso la porta nord, un corridoio fortificato aperto sul
lato settentrionale del centro. All’interno si incontra dapprima la piazza più
importante, dominata dal tempio di Ashtart, fondato dai fenici al loro arrivo,
ma che mostra, come il resto dell’abitato, l’aspetto datogli dall’ultima ricostruzione
della città, avvenuta intorno al 250 a.C. Finita la visita, si oltrepassa la
statale e ci si dirige verso la stazione di servizi IP, possibilità di ricca
colazione e rifornimento anche di gas auto, per entrare a Carbonia e visitare
la città e i musei. Dal riparo sottoroccia di Su Corroppu di Sirri provengono
reperti fra i più antichi del Neolitico sardo, mentre la cultura di S. Michele
è rappresentata dai reperti delle necropoli di Monte Crobu e di Cannas di Sotto.
Sono inoltre presenti due importanti collezioni private: la Collezione Doneddu,
che assembla tra l’altro i materiali di alcuni corredi della necropoli a domus
de janas di Locci Santus risalenti all’Eneolitico e al Bronzo Antico, e la Collezione
Pispisa comprendente numerosi reperti dell’età del Bronzo, insieme a numerose
testimonianze provenienti dagli insediamenti di età fenicia e punica di Monte
Sirai, Sant’Antioco e Bithia. "Villa Sulcis" costituisce inoltre il Museo degli
scavi del vicino sito fenicio e punico di Monte Sirai, del quale espone prevalentemente
i corredi rinvenuti nelle necropoli. All’insediamento è possibile accedere anche
virtualmente attraverso due stazioni multimediali, che raccontano, grazie anche
ad un ampio corredo di immagini e ricostruzioni, la storia del sito attraverso
la cultura materiale dei Fenici e dei Cartaginesi, così come si è rivelata in
più di trenta anni di scavo. Trilobiti, archeociatine, brachiopodi e graptoliti,
i primi cefalopodi, le felci del carbonifero, pesci, rettili, ammoniti, l’orso
delle caverne e l’elefante nano, sono la testimonianza spesso spettacolare dell’evoluzione
biologica sulla Terra.
ITINERARIO
BITTI, BUDDUSO', PATTADA
ARCHEOLOGIA, GRANITO, COLTELLI
Bitti,
Buddusò, Pattada, tre centri della Sardegna sempre sentiti nominare, raramente
visitati perché al di fuori delle grandi vie di comunicazione, ma interessanti
per un visitatore in cerca di luoghi ricchi di storia, tradizioni, artigianato.
Situato nella Barbagia omonima, Bitti è raggiungibile imboccando la S.S. 339
all’altezza del bivio per Nuoro o, più agevolmente, deviando per Lula sulla
S.S. 131 bis. Il pese presenta numerosi motivi di interesse: la canonica della
parrocchiale di S. Giorgio che ospita una raccolta di oggetti d’arte e archeologia
locale, la chiesa di S. Croce con altare in legno, il Santuario del Miracolo
e cinque chiese campestri raggruppate in pochi metri, nella zona di Babbu Mannu
poco fuori dal paese. Sulla statale che conduce a Buddusò, al Km 54, circa 10
Km da Bitti, si incontra il cartello che indica di svoltare a sinistra per visitare
il complesso archeologico di Su Romanzesu che si raggiunge dopo circa due chilometri
di strada asfaltata. Su Romanzesu è un complesso abitativo nuragico steso per
oltre sette ettari, con un centinaio di capanne, un edificio di uso culturale
a pozzo, due templi a megaron e un vasto spazio per cerimonie contenuto in un
grande recinto. Il complesso cerimoniale è costituito da un pozzo sacro con
sorgente con copertura a tholos di cui rimangono diciannove filari in blocchi
di granito. La tessitura muraria poggia sulla roccia da dove sgorga la sorgente;
da qui si diparte un canalone-corridoio, con file di gradini sui due lati e
lungo
42
metri, che collega il pozzo con un bacino subcircolare, originariamente lastricato
e con una gradInata di sei filari di pietra. Questa grande vasca raccoglieva
l’acqua del pozzo e probabilmente era utilizzata per abluzioni rituali e altre
cerimonie. A monte del pozzo si trovano alcune grandi capanne, tutte a pianta
circolare, con pavimento lastricato, sedili di pietra lungo la circonferenza
e grandi focolari centrali. La datazione le fa risalire al XVI sec. a.C., quindi
ad un periodo precedente la costruzione del pozzo.Ritornati sulla S.S. 339,
al Km 45, si incontra il complesso nuragico di Loelle, costituito dal nuraghe
con il villaggio di capanne circolari e due tombe
di
giganti. La torretta, originariamente a due piani, aveva la copertura a cupola
o tholos. Dopo pochi chilometri si giunge a Buddusò, situato a 700 metri sul
livello del mare. Situato nella parte meridionale dell’altipiano, Buddusò presenta
un centro storico intatto, con le strade lastricate, i severi palazzetti costruiti
interamente in granito e le piazze adorne di sculture in pietra realizzate da
artisti provenienti da tutto il mondo. Lasciato Buddusò, ci si dirige verso
Pattada, non prima di aver deviato per la località Iselle, zona interessante
per la presenza di un nuraghe e varie domus de janas scavate nella roccia granitica.
Pattada è il comune più alto della provincia di Sassari: le abitazioni si affacciano
su vie e vicoli scoscesi che, una volta, erano ricoperti di soli ciottoli; l’architettura
domestica è caratterizzata da cortili posteriori, murature in granito con faccia
a vista ed abbellimenti in trachite con fregi e stemmi. A Ovest dell’abitato
si trova la frazione di Bantine, l’unico sito sopravvissuto all’accorpamento
verso Pattada di tutti i villaggi della zona. Il primo tratto del sentiero che
collega le due località conserva ancora le tracce della strada romana che univa
Castro, l’attuale Oschiri, alla stazione romana di Aquae Lesitanee, l’attuale
Benetutti. Interessante la visita ad uno dei numerosi laboratori artigiani dove
si crea il coltello pattadese, Sa Resola.