Ottobre
USSASSAI
Situato
sulle pendici del complesso montuoso di Arcuerì, lungo il versante di Pèrd’e
cràru, Ussàssai, con i suoi 783 abitanti è il più piccolo paese della Barbagia
di Seulo (alla quale appartiene da secoli come, attestano le “Carte del Dipartimento
de Cerdena” del 1358. Numerose sono le testimonianze archeologiche presenti
nel suo territorio; tra queste segnaliamo le domus de janas di Orgìa, Perdòbia,
Aurràci e Fòrrus, nonché i nuraghi di “Joòni”, “Is cocorrònis”, “Nuraghi”, “Mèla”,
“Taccu Addài” (questi ultimi tre con annesse tombe di giganti). Ma il monumento
più significativo è la chiesa campestre del SS. Salvatore del XII secolo circa
che dal XIX secolo ospita anche il simulacro di San Gerolamo. All’interno esiste
una caratteristica acquasantiera, una croce di antica data e una scultura lignea
zoomorfa. Nel cortile si contano 16 “posadas” che in occasione delle festività
di San Salvatore (12 settembre) e San Gerolamo (30 settembre) vengono adibite
ad alloggio per i fedeli. Il paese conserva un interessante centro storico dove
si ha l’opportunità di visitare la “CASA-MUSEO BEGLIUTI” in cui è stata ricostruita
fedelmente l’antica abitazione ussassese corredata dagli oggetti e attrezzi
d’uso domestico ed agro pastorale (Piazza San Lorenzo). Oggi il centro storico
è stato in parte abbandonato, ma almeno una volta all’anno si ripopola e si
rianima in occasione de “SA COJA ANTIGA” l’antico rito nuziale ussassese.
La
cerimonia, singolare e ricca di fascino, viene preceduta da “SU BENI” (il trasporto
del corredo da casa della sposa alla futura dimora degli sposi). I partecipanti,
per l’occasione, indossano il tradizionale costume folkloristico locale. Il
centro storico è anche sede della chiesa parrocchiale, dedicata a San Giovanni
Battista (29 agosto), che risale al 1649. All’interno sono conservati un ostensorio
risalente al 1625 ed alcune statue di buona fattura. Tra i prodotti locali ricordiamo
l’olio, il vino, le salsicce ed i prosciutti, il miele ed i prodotti ortofrutticoli,
in particolare le mele, le rinomate e ricercate mele Battaglia, a “a tremp’orrùbia”.
Si racconta che nel 1815 in occasione dei festeggiamenti per il “Trattato di
Vienna” le mele di Ussàssai finirono nella mensa dei reali di Savoia ai quali
piacquero così tanto da richiederne tutta la produzione. (A tal proposito da
non perdere è LA SAGRA DELLA MELA che si svolge il 29 ottobre). Ma le vere ricchezze
di Ussàssai sono le foreste che ricoprono ancora gran par
te
del suo territorio (soprattutto a nord nordest: “Takigeddu, Sa Pranèdda, Taccu
mannu) e le sue numerose sorgenti, alcune delle quali (Milisài, Niàlai, Su tuvu
nieddu) adibite ad area picnic, nonché i “Taccus” i caratteristici affioramenti
calcarei, veri e propri “castelli” dalle cime modellate dal vento e dalle piogge
che in alcuni casi hanno assunto delle fisionomie bizzarre, come il complesso
di guglie di “Su casteddu ‘e Jòni” con il suo “profilo dantesco” o “l’elefante”
di Niala. Meritevole di una sosta quest’ultima località per la presenza dello
spettacolare “ponte di ferro” di “Irtziòni” lungo la tratta ferroviaria del
TRENINO VERDE Mandas-Arbatax. Nella Stagione estiva a Niàla è operante un punto
ristoro che permette di gustare i piatti tipici della cucina locale: “culurgionis”,
i (tipici) ravioli aromatizzati con la menta, “cocois prenas” con patate, “strìppiddi”
(“pizza” d’erba con cipolle e zucchine) arrosti vari. Possibilità di visite
guidate a “Sa piscina ‘e su tuvu nieddu”, dove il fiume ha scavato un ponte
sulla roccia. Per la ricettività non ci sono alberghi ad Ussàssai ma sono disponibili
alcune case private gestite da una cooperativa (albergo diffuso – Bed & Breakfast).
ULASSAI
Circondata da numerosi
e caratteristici massicci rocciosi denominati “tacchi”, una sorta di suggestivi
altipiani delimitati da monti, di origine calcarea, che si ergono a picco raggiungendo
altezze vertiginose, Ulassai, incastonata nel cuore dell’Ogliastra a 720 mt.
sul livello del mare, domina dalla sua posizione gran parte della costa centro-orientale
dalla quale dista circa 20 km. Il suo territorio confina con Jerzu, Gairo, Tertenia,
Osini, Perdasdefogu, Ussassai ed Esterzili; la sua distanza dal capoluogo di
Provincia Nuoro è di 90 Km., mentre quella da Cagliari è di 124 km. e quella
da Olbia di 291 km. Al 31.12.1999 risultano censiti 1646 abitanti. Il centro
abitato conserva ancora oggi pressoché intatte quelle che furono le caratteristiche
tradizionali degli antichi paesi sardi. Si possono infatti ammirare alcune costruzioni
tipiche rappresentate da archi ( mirabile esempio ne troviamo nell’Arco di “Barigau”,
autentica porta per l’accesso al cuore del paese e maestoso monumento che rappresenta
l’ultima vestigia di un’antica cinta muraria ormai completamente scomparsa)
, portici e numerose strutture di vetusta memoria da cui ancora esala il sapore
acre e antico della mitica età dei padri. Il suo territorio data la sua estensione
(circa 13.000 ettari) e conformazione offre una notevolissima varietà di paesaggi
tra i più suggestivi dell’isola. Si possono ammirare , accanto agli estesissimi
boschi di querce, elci, agrifogli, corbezzoli, lentischi, ginestre, essenze
tipicamente mediterranee etc., numerosissimi ruscelli e corsi d’acqua , il cui
scorrere impetuoso , da luogo alla formazione di stupendi laghetti dalle limpidissime
acque attraversati trasversalmente da vertiginose cascate che si riversano nervose
negli specchi d’acqua cristallina. Questo mirabile tripudio di natura è sovrastato
da maestosi ed imponenti picchi calcarei che fanno da cornice ad una natura
ancora pura ed incontaminata che conserva inalterato tutto il suo fascino e
la sua originale e primigenia bellezza. In questo contesto di primitivo e selvaggio
splendore un posto di primo piano spetta di diritto al suggestivo e mirabile
“Tisiddu” , una struttura quasi dolomitica che si affaccia austera e regale
sul centro abitato riflettendo sulle case la grandiosità delle sue vertiginose
pareti che raggiungono quasi i cento metri di altezza. All’interno del centro
abitato si può ammirare il Palazzo Municipale risalente ai primi del Novec
ento
con diverse sale interne decorate con pregiati affreschi di notevole fattura.
Importante ancora la chiesetta di San Sebastiano , collocata nei pressi della
piazza “Barigau” , che, con la sua semplice e parca eleganza, rappresenta un
esempio pregiabile delle prime manifestazioni di carattere protoreligioso riscontrabile
nel paese. In prossimità dell’abitato ( circa 300mt. ) lungo la strada che conduce
alle foreste, ci imbattiamo nelle cascate “Lecorci” che, durante la stagione
delle piogge, danno vita a un variegato e complesso gioco di acque che, nel
loro scorrere lieve e gorgheggiante, creano un fondersi mirabile di luci e colori
in cui l’acqua sembra quasi sgorgare vitale dal cuore stesso delle rocce. Di
notevole importanza un ricchissimo patrimonio carsico ed ipogeico ancora poco
conosciuto e non sufficientemente valorizzato in cui spiccano le bellissime
grotte “Is Lianas” e “Su Murmuri”, tra le più estese in Sardegna e tra le uniche
ancora “vive” con maestose stalattiti e stalagmiti in lenta ma costante crescita.
A circa sette km. dal centro abitato si colloca una ampia area denominata “S.
Barbara” che nei secoli ha rappresentato l’alter ego religioso e culturale del
paese. Al centro dell’area troneggia una splendida chiesetta campestre di stile
tardo romanico che conferisce alla zona un vago sapore spirituale e religioso.
Nelle immediate vicinanze della chiesa si dispongono poi antichi loggiati risalenti
al XII sec. che ben si collocano a cornice e corona della stessa. A monte di
questo antico ed originario nucleo è presente, di più recente costruzione, un
complesso di nuovi loggiati che,
realizzati
in pietra locale a vista ed incastonati in una tradizionale ed articolata serie
di muretti a secco, rappresentano un suggestivo tuffo nel passato e nella memoria
storica del paese. A poca distanza dalla zona si ergono, da un’altezza a strapiombo
di circa 100 mt. e per una larghezza che può raggiungere anche i 60 – 70 mt,
le altissime cascate “Lequarci” che, con la loro austera imponenza, costituiscono
un mirabile spettacolo di maestosità da cui, nella stagione delle piogge, si
riversano nella valle sottostante una serie ininterrotta di minuscoli laghetti
che si perdono in lontananza tra le essenze odorose, agri e pungenti del sottobosco
mediterraneo. Sotto il profilo archeologico sono inoltre presenti nel territorio
numerosissime tracce di vita umana risalenti a periodi storici antichissimi.
Al terzo millennio risale il villaggio megalitico in “Seddorrulu”, ed un agglomerato
nuragico presso il nuraghe “Cabras”. Al secondo ed al primo millennio risalgono
inoltre i monumenti di età nuragica: i nuraghi “Trucculu”, “Ibbe de su Accili”,
“Pranu”, “Nuragheddu”, “Pauli”, “Serroni”, e moltissimi altri. Tombe dei giganti
e costruzioni nuragiche, anche in ottimo stato di conservazione, appaiono variamente
dislocate nei pressi dei nuraghi isolati ed in ultimo parallelamente sono individuabili
tracce di insediamenti romani in località “Girisaili”, “Neuletta”, “Testerei”,
“Cuili de is Iligis”, “Ladas”, “Godditorigius”, “Cuccuru de Maraccus”. Variamente
inserite lungo tutto il territorio, fuse armoniosamente con esso e quasi sorte
per miraggio di natura tra le strutture tradizionali del centro abitato e le
incontaminate bellezze paesaggistiche, numerose ed importanti opere d’arte moderna
di Maria Lai accompagnano e scandiscono i ritmi della vita quotidiana del paese.
Opere come “Il dinosauro”, i calchi lungo la strada per S. Barbara, le decorazioni
nell’ingresso sud del paese, si collocano a buon diritto tra le rappresentazioni
artistiche più importanti dell’opera dell’artista. Di rilevantissimo valore
poi la famosa “Fontana”, ultima opera di Costantino Nivola, che con la collaborazione
di altri artisti come la Lai, Strazza, Veronesi, ed altri, ha saputo rappresentare
una mirabile trasfigurazione artistica degli antichi lavatoi pubblici particolarmente
attivi nel paese. Tra le risorse artigianali presenti ed operanti nel paese,
si ricorda inoltre la Coop. Tessile “Su Murmuri” che alla particolare maestria
artigiana delle antiche tessitrici ha saputo unire la preservazione e la valorizzazione
del vasto patrimonio culturale e di artigianato tessile proprio della zona.
I turisti potranno infine godere dell’ospitalità tipica delle genti ogliastrine
e gustare le specialità culinarie e gastronomiche sarde nell’Albergo “Su Murmuri”
sito lungo il corso.
OSINI
Arrampicandosi
nelle montagne ogliastrine , attraverso un percorso di estrema suggestione tra
le alte rocce dei “tacchi”, si giunge all’abitato di Osini Nuova, insediamento
costruito negli anni Cinquanta a poca distanza dal vecchio centro di Osini,
abbandonato in seguito a una terribile alluvione. Il vecchio paese conserva
un fascino particolare con le sue vie deserte, con le tipiche case oliastrine
dai caratteristici
portoncini in legno ancora intatti e con la sua piccola chiesa secentesca. Ma
Osini merita una visita soprattutto per le inestimabili bellezze naturalistiche
che il suo territorio è in grado di offrire: gole profonde disegnate da freschi
torrenti, cime altissime con pareti che scendono a picco riservando particolarissime
emozioni. Tra le località da menzionare in questa direzione lo spettacolare
Taccu , il troncone di Ninara verdeggiante di boschi, ulivi e vigne soleggiate,
la zona di Is Carcuris
-Biddemonti
e i territori osinesi del Salto di Quirra. I dintorni di Osini destano particolare
interesse anche dal punto di vista storico e archeologico. Essi furono abitati
fin dall’antichità come testimoniano diversi ritrovamenti. Tra le più antiche
vestigia vanno segnalate le Domus de Janas di Ninara che si possono far risalire
al III millennio a. C.. Numerosi sono poi gli insediamenti nuragici come quelli
di Asinalis, Piddeddu, Is Carcuris, Sanu, Sammuccu, Sarmidda ma tra essi spicca
soprattutto quello di Serbissi, collocato a breve distanza da una interessante
Tomba dei Giganti. Il complesso di Serbissi, caratteristico per il fatto di
essere stato costruito a 963 metri di altitudine sopra una grande grotta naturale
fornita di due accessi, è formato da otto torri che sorgono in un ampio spazio
fortificato da grosse mura. Domina la zona il passo di Genneùa , uno dei pochissimi
passi che i barbaricini potevano sfruttare in antichità per saccheggiare le
coste ogliastrine, e non è improbabile che anche i romani si siano serviti del
villaggio fortificato per vigilare su questa importante via di comunicazione
tra la costa e le montagne. Meritano una visita, sulla più alta vetta dei monti
che circondano il paese, anche i ruderi di un antico edificio denominato Su
Casteddu: probabilmente un antico castello, collocato anch’esso strategicamente
presso un passaggio obbligato, quello detto Sa Scala de Santu Giorgiu. Scarse
sono purtroppo le testimonianze riguardanti la costruzione della quale si conservano
pochi resti. L’Angius ipotizzava la presenza nella zona di un presidio di età
romana, il Carta Raspi riteneva invece questa tesi inattendibile e molto più
probabile l’origine medioevale del rudere. L’unico dato certo che si possiede
è la denominazione di “Su Casteddu” conservatasi nella tradizione paesana. Da
non perdere la gastronomia locale che propone le più rinomate specialità ogliastrine.
JERZU
Importante
centro agricolo montano situato nel cuore dell’Ogliastra, Jerzu sorge in posizione
panoramica sul ripidissimo versante del monte Tisuddu immerso nella caratteristica
cornice dei “tacchi”, gli imponenti altipiani calcarei-magnesiaci, detti anche
“toneri”, contraddistinti da contorni frastagliati, guglie e mura merlate, con
pendici che scendono a strapiombo offrendo intense suggestioni. Di particolare
rilievo è il tacco di Punta Corongiu, il più vasto, dal quale si può ammirare
il panorama completo di tutta l’area con una vista che a nord arriva fino al
Gennargentu. Tra le vallate di Jerzu la più interessante è quella del Rio Pardu
caratterizzata da scoscesi canaloni dove scorrono ruscelli di acque cristalline.
Il suolo della zona, ricco di rocce scistose con forti pendenze, si è dimostrato
nel tempo sede ideale per la coltivazione di uve sapientemente esposte ai raggi
solari. Esso si presenta infatti intensamente coltivato e la fama di Jerzu nel
mondo si deve proprio alla sua pregiata produzione vitivinicola, in particolare
a quella del rinomato Cannonau. L’ambiente naturale nei dintorni del paese si
è conservato perfettamente intatto e costituisce la meta ideale per gli escursionisti
e per tutti coloro che amano la natura,
oltre
che per la bellezza paesaggistica, anche per la ricchezza delle specie vegetali
e della fauna, che in questo caso sono contraddistinte dalla diffusa presenza
del leccio, della sughera, dell’olivastro, del corbezzolo, del lentischio, del
ginepro, del pungitopo e, tra le specie animali, del cinghiale, della lepre,
del quercino. Il territorio di Jerzu fu abitato fin dall’antichità, come testimoniano
alcune Domus de Janas e i diversi nuraghi. Tra le prime ricordiamo quelle di
Su Senili e di Uris, risalenti al terzo millennio a.C. Alla metà del secondo
millennio appartengono invece numerosi reperti nuragici tra cui ricordiamo quelli
di Su Scurius, Sa Omu e S’Orku, Is Cresinus, , S’Ollasteddu, Perda Pertunda
e Sa Ibba Illixi, mentre alla dominazione romana si devono tracce in località
S’Arenargiu e Pelaeddu. Ma la storia più importante comincia per Jerzu in età
medioevale,
allorché fece parte del giudicato di Cagliari, nella curatoria di Ogliastra,
della quale fu capoluogo prima che lo diventasse Lanusei. Appartenne in seguito
alla contea di Quirra che poi divenne marchesato dei Centelles. Oggi la sua
economia, come si diceva, è per lo più basata sulla viticoltura che si estende
sui costoni terrazzati delle colline che arrivano fino alle zone costiere. Una
produzione, quella vitivinicola che ha il suo punto di riferimento nella Cantina
Sociale di Jerzu , fondata nel 1950, che raccoglie e lavora le uve Cannonau
ottenendo un pregiato vino rosso dal caratteristico sapore e profumo, ricco
di corpo e calore, che si accompagna divinamente agli arrosti di carne, agli
spiedi, alla cacciagione, al formaggio pecorino e che dal 1974 si fregia del
marchio D.O.C. Di qualità è, a Jerzu, anche la coltura di frutta e verdura e
la produzione dell’artigianato del legno. Pregiata è la sua gastronomia in particolare
il piatto tipico de is culurgiones, e gli arrosti di porchetto, agnello e capra.
Tra le festività locali assolutamente da non perdere, la prima domenica di agosto,
la sagra del Vino che richiama migliaia di visitatori con i suoi banchetti,
le degustazioni e il suo ricco programma di manifestazioni culturali.
IL
MONTIFERRU
UN PAESAGGIO DI COLORI
C’è
ancora un luogo dove il tempo viene scandito dal ritmo della natura, una terra
che conserva serenamente i sapori e i suoni della campagna: il Montiferru. Può
essere considerato uno tra i posti meno contaminati al mondo, dove anche la
new economy fa fatica a penetrare e a sconvolgere i tempi duri e le crisi dei
campi. Un esempio arriva dalle abitudini nella produzione dei prodotti alimentari
che si tramandano da una generazione all’altra senza subire il fascino della
tecnologia. A trovare un equilibrio tra tradizione e innovazione, mantenendo
la specificità territoriale di questa terra, ci ha pensato il Gal del Montiferru.
Le azioni portate avanti fino ad oggi hanno consentito agli otto paesi, che
costituiscono la rete del Montiferru, di preservare queste fortune e garantirne
uno sviluppo adeguato senza stravolgerne l’autenticità. I prodotti del paniere
che questa terra offre sono un ottimo olio extravergine d’oliva, straordinari
mieli multiflora, buonissima malvasia, carni pregiatissime di razza sardo-modicana,
da cui proviene il latte per produrre il prodotto principe: il Casizolu. Numerose
sono ancora le famiglie che producono artigianalmente in casa il tipico formaggio,
e altrettanto
numerosi stanno diventando i consumatori e gli estimatori di questo prodotto.
Entrato da poco nella gamma dei prodotti dell’arca dei presidi seguiti dall’Arcigola
Slow Food per tutta l’Italia, il casizolu stà riscuotendo particolare interesse
da parte di alcune piccole aziende che ne avevano abbandonato la produzione
e provato a disfarsi dei capi della sardo-modicana ancora in circolazione nel
Montiferru. I buoi rossi invece continuano ancora oggi a pascolare nelle sempreverdi
colline montiferrine e ad essere sfruttati per i lavori nei campi. Il casizolu
ha nella preparazione una ritualità che porta spesso la donna alla sua lavorazione.
Preparata la cagliata, con l’aggiunta del siero, si fa filare la pasta, o sul
fornello oppure con l’aggiunta di acqua calda, fino a quando non si modella,
dandogli la forma di una grossa pera con una testolina di varie forme, facendo
attenzione a non incamerare aria ed evitando di lasciare scorie sulla superficie.
Finita la forma si fa riposare dentro la salamoia per qualche ora e poi si appende
per la stagionatura.
Qualche
volta questa procedura può essere controllata nei tempi ma il più delle volte
è la cagliata che detta i ritmi. Per questo motivo sono le donne che in prevalenza
si dedicano alla produzione del casizolu, poiché stando in casa possono osservare
quando è il momento giusto per la lavorazione. Interessante può diventare trascorrere
una giornata nel Montiferru in qualsiasi periodo dell’anno. Una giornata in
azienda può diventare può diventare un modo per trascorrere una vacanza alternativa
a contatto con la natura e la cultura dei paesi del Montiferru. La giornata
inizia all’alba quando si fanno uscire le vacche al pascolo, insieme ai vitellini.
Nel pomeriggio si fanno rientrare per essere munte... E da lì inizia il viaggio
del Casizolu fino ai palati più attenti ed esigenti dei gourmet. Il Casizolu,
formaggio di latte vaccino a pasta filata, può essere consumato sia fresco per
gusti delicati, sia dopo una stagionatura di almeno sei mesi quando acquisisce
una punta piccante che sposa perfettamente con vini rossi corposi. Per chi ha
già in programma la visita al Salone del Gusto al Lingotto di Torino prevista
da mercoledì 25 a domenica 29 ottobre 2000 può incontrare gli operatori del
Montiferru e assaggiare i suoi prodotti nel padiglione 2 Area istituzionale
e padiglione 3 Area Presidi, per le altre informazioni sul territorio, gli itinerari
ambientali ed enogastronomici, le strutture ricettive e le manifestazioni in
programma, il Gal Montiferru risponde al numero 0785/369020, netfax 1782260017
oppure via e-mail: galmont@tiscalinet.it
FURTEI
SAN NARCISO
Addossato
al versante occidentale di un piccolo colle, con la sua pianta a semicerchio,
in cui le strade seguono l’andamento delle curve di livello, a 42 km da Cagliari,
troviamo Furtei. Piccolo comune che ha conosciuto la civiltà nuragica e che
ha rivestito una certa importanza come paese medioevale: ricordiamo cinque nuraghi,
ormai ruderi, nelle seguenti località: Cummossariu, Bangius, Sa Conca Manna,
Noraxiais e Su Bruncu’e su senzu. Furtei, da visitare e conoscere pian piano
attraverso le sue chiese (la più importante è quella di San Narciso, non da
meno la Chiesa di Santa Maria della Natività, di San Biagio situata in campagna
dove sorgeva il distrutto paese di Nuraxi di cui era parrocchiale, di San Sebastiano,
della Sacra Famiglia e di Santa Barbara la quale conserva un’importante dipinto
ad olio su tavolo di Antioco Mainas) e le sue feste, che contribuiscono a farci
conoscere una porzione di Sardegna, regalandoci momenti di intimità e tradizione
popolare.
SAN NARCISO
Chiesetta rurale, la più
antica del paese, è della seconda metà del XIII; la tradizione orale la ri
corda
Chiesa parrocchiale. La facciata, molto semplice e lineare, ha un campanile
a vela, un portale centinato, e diversi alloggi per perduti bacini ceramici
votivi, di forma circolare e dentellata. L’interno, raccolto, presenta una navata
centrale separata da quella laterale da una serie di piastrini che reggono archi
a tutto sesto.In questa chiesetta, ormai inglobata nel centro abitato, nell’ultima
Domenica d’Ottobre, si celebra la sagra in onore di San Narciso.La festa, tradizionalmente,
continua ad essere garantita annualmente dall’Amministrazione comunale che eroga
alla Parrocchia l’offerta per i riti religiosi. Da parecchi anni, la festa ha
riacquistato vitalità grazie ad un gruppo stabile di obreris – componenti del
Comitato dei festeggiamenti – ed è entrata ormai nel cuore dei furteresi che
il Sabato sera si ritrovano per cantare s’arrosarieddu – il rosario cantato
a cori alterni dal gruppo degli uomini e da quello delle donne – e per ascoltare
dal Parroco la notizia del nome delle nuove
priora, priorisseddasa e andadrixi che si occuperanno della decorazione dei
simulacri dei Santi che si portano in processione durante l’anno. Al termine
della cerimonia s’intonano is coggius, antichi e suggestivi canti in onore di
San Narciso.Subito dopo, il clima di raccoglimento e di intimità familiare lo
si continua a vivere nel grande piazzale che circonda la Chiesetta, elevata
rispetto al piano del traffico stradale, dove gli obrieri in appositi stando
offrono alla degustazione dei visitatori su biu nou – il primo vino novello
– che ben si accosta alle caldarroste, ai granchi ed al buon formaggio. Ed è
bello assaporare queste prelibatezze, al suono di una gradevole musica! Tutto
è stato predisposto a puntino: le caldarroste sono distribuite ancora fumanti
perché la grande graticola è sempre in funzione! Di anno in anno, è cresciuta
la partecipazione entusiastica sia dei Furteresi, sia dei sempre più numerosi
cittadini provenienti da paesi vicini e lontani.La Domenica, i festeggiamenti
religiosi continuano con la Messa cantata, la Processione e su sramoi – panegirico
in onore del Santo – protettore contro l’infestazione delle cavallette.All’imbrunire,
dopo aver riaccompagnato in processione San Narciso alla Parrocchiale, la festa
si conclude con i sempre apprezzati fuochi d’artificio, incanto per i più piccoli
e dolce ricordo per i più grandi. Ma la festa non è ancora finita: uno dei complessi
di musica etnica sarda che va per la maggiore, ci offre due ore di gradito intrattenimento
e ci saluta augurando a tutti: attrus annus – ad multos annos!Prof. Antonino
Desogus con la collaborazione di Don Ireneo Schirru