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Ottobre

 



GAVOI

"OSPITALITA' NEL CUORE DELLA BARBAGIA"

 

Gavoi (3.001 abitanti) paese pastorale in magnifica posizione, disposto ad anfiteatro su un pendio immerso nel verde, nasce come villaggio di pastori e contadini in un territorio riparato dai venti caratterizzato dalla presenza di numerose fonti. Il suo sviluppo avviene intorno all'anno 1000 come villaggio di caprari e contadini. Gavoi è citato, in antichi documenti, tra i paesi che nel XVI sec. versavano le decime alle curie di Roma. Inoltre nel 1388 per firmare la pace tra Eleonora d' Arborea e Giovanni d'Aragona intervenne un gavoese, Bernardus Lepore, in rappresentanza della Barbagia di Ollolai. L'economia si basa sull'allevamento di ovini, suini e bovini, la coltivazione della patata, la fabbricazione d'orbace, quella di briglie, speroni, morsi e finimenti per cavalli, i tipici coltelli sardi, la lavorazione del legno e la produzione artigianale di mobili e cassepanche insegnata dal maestro intagliatore G. Campora, la fabbricazione e vendita dei tessuti di lana, l'argenteria e l'oreficeria, l'arte del ricamo con i lavori in pizzo, il filet e la confezione dei costumi in velluto. Questi prodotti in passato erano commercializzati dai venditori ambulanti con i carri i quali giravano la Sardegna, di qui il nome di sos zillonarjos.

Gavoi conserva nel centro storico numerose abitazioni tipiche in granito con i bei balconi in legno o in ferro battuto dai quali scendono splendide e colorate cascate di gerani, ortensie, rose, petunie, calendule. La rilevante architettura della chiesa parrocchiale di San Gavino, il patrono del paese, che si festeggia il 25 ottobre, in trachite, risale al XVI sec. di stile tardo- gotico presenta una torre campanaria, alta 30 metri, a sezione quadrata con tre ordini di archetti e finestre di gusto gotico, un rosone in trachite rosa. All'interno volte a crociera, il presbiterio con volta stellare, l'artigianale battistero ligneo poligonale con decorazione a intaglio, del 1706, opera di Giovanni M. Peddio. Da qui percorrendo la via Cagliari e poi la via Umberto I si giunge, nella parte più alta del paese, alla chiesa di Sant'Antioco (XV sec.) rivestita di ex voto in filigrana d'oro e d'argento, con affreschi del 1701, ove è conservata una grande statua lignea del XVIII sec. che raffigura il santo. Il luogo ove sorge la chiesa, nel rione "Su craru" probabilmente è stato il primo cimitero del villaggio; infatti, nell'altare maggiore sono stati rinvenuti scheletri umani. Si ritiene che tale chiesa sia la più antica e questo spiega la gran solennità dei festeggiamenti dedicati a S. Antioco 15 giorni dopo Pasqua. Un'altra chiesa antica, nella parte alta dell'abitato, all'estremità nord, è quella di San Giovanni con un'unica navata, la copertura in legno ed un solo altare, la cui festa si svolge il 24 giugno.

Il paese, accogliente e ospitale, cattura subito l'attenzione del viaggiatore perché si nota la prosperità, l'interesse dei suoi abitanti che hanno cura anche dell'aspetto urbano, testimoniato dalla conservazione di molti edifici antichi, e in particolare, oltre all'amenità del luogo, l'aria fresca e tersa che ne fanno un centro di villeggiatura,la signorilità naturale e la vivacità culturale che lo distinguono dagli altri paesi della Barbagia di Ollolai.

Il vasto territorio di Gavoi presenta un continuo alternarsi di monti, colline, altipiani come quello di Lidana destinati al pascolo, boschi molto noti quali quelli di Soroeni e Gaddoro, a sud le querce, gli aceri minori, gli agrifogli, i biancospini di Littoleri, il roccione di Lopène (luogo di pena) dove si compivano sacrifici umani in onore al dio Kronos. Nell'altopiano di Lidana, andando verso Lodine, si trova la chiesa di Nostra Signora di Itria in conci di granito, ultimata nel 1904, circondata dal gran recinto circolare delle cumbessias, in cui si svolge la sagra (l'ultima domenica di luglio) con corse di cavalli. Intorno al santuario di N. S. di Itria si trovano molti monumenti nuragici, un maestoso menhir, il nuraghe Zorzi Floris, la tomba megalitica di Lidana, i menhirs di Fiola e di Dorthenì, il dolmen e il nuraghe di Castrulongu.

Il lago Gusana, uno dei laghi artificiali sardi più belli è circondato da un fertile e lussureggiante territorio ricoperto di sugherete, roverella, felci, lecci, castagni; nella valle di Gusana, a ovest, in località Sa Matta ove prima della diga, costruita agli inizi del 1960, c'era un bosco ora si trovano cisti e corbezzoli, ginepri, ginestre e timo. Tra la fauna si segnala la presenza dell'airone cinerino, il germano reale, il falco pellegrino, poiane, falchi, tortore, ghiandaie, il cinghiale, la volpe rossa. Il lago di Gusana nasconde "Su ponte vetzu" un ponte romano a quattro arcate ancora integro che s'intravede quando il livello dell'acqua è molto basso. Il bacino ha mutato il paesaggio, il clima e l'economia: sono sorti alberghi, antichi ovili sono divenuti aziende agrituristiche, camping attrezzati, maneggi. Si possono effettuare escursioni a piedi ed a cavallo, praticare gli sports della neve, tennis, calcetto, piscina e sul lago pesca sportiva, pesca alla trota, al pesce persico, alla carpa e alla tinca, inoltre si svolgono gare regionali di canoa. Questa zona è molto interessante anche per il profilo archeologico, infatti, attorno al lago vi sono le "domus de janas" de s'Iscrithola, di Perdas Fittas (pietre conficcate) e il sito di Santu Mikeli.

Interessanti e ghiotte le occasioni per acquistare e assaggiare i prodotti tipici di Gavoi quali i prosciutti, il pane 'e fresa, ancora preparato in casa, sos amarigos, a base di mandorle e miele, sos papassinos, sos amarettos, su cohone hun sapa, sa hunfettura. Durante le sagre paesane e in particolare in autunno, nell'ambito della manifestazione Ospitalità nel cuore della Barbagia, alla Sagra del formaggio pecorino fioresardo i giorni, 12-13-14 di ottobre, è possibile degustare e acquistare appetitosi formaggi locali e altre prelibatezze gastronomiche.

Da non perdere anche il carnevale gavoese quando il giovedì grasso si svolge la spettacolare Sortilla de tumbarinos ossia la sfilata dei suonatori degli originali tamburi di Gavoi per le strade del paese con i loro costumi in velluto. Merita certamente una visita il museo Jocos composto da circa 400 pezzi che ricordano gli antichi giocattoli in legno e gli strumenti musicali della tradizione gavoese.  

 

 


ORANI
"CORTES APERTAS"

 

Orani (3.163 abitanti) centro ad economia agro-pastorale e sin dall'antichità, dedito all'estrazione del talco e della steatite. Paese a circa 20 Km da Nuoro, in età medioevale è stato capoluogo della curatoria dei Dore, sino al 1501 quando fu soppressa la diocesi di Ottana.

Il paese è dominato dal Monte Gonare, granitico e con banchi di calcare marmoreo, che spicca dall'altopiano con la famosa punta conica. Nel versante nord-occidentale che dà verso Orani presenta una ricca vegetazione di lecci, aceri minori, roverella. Sul monte appartenente al territorio di Orani ed a quello di Sarule sorge il santuario della Madonna di Gonare, tra i più noti e venerati della Sardegna, la cui chiesa è stata ricostruita nel XV sec. ove due volte l'anno il 25 marzo e l'8 settembre è organizzata ad anni alterni dai due comuni della Barbagia. Bellissimo il panorama che si può ammirare al santuario: Nuoro e i monti di Oliena, il litorale di Orosei, i monti del Gennargentu, la costa di Oristano, i monti del Margine e del Gocèano, molti paesi della Sardegna centrale.

Orani merita certamente una visita all'interno del paese per le botteghe artigiane di oggetti in ferro battuto, quelle di mobili di pregiata fattura, i biscottifici che sfornano i rinomati bistoccos de Orane (i biscotti di Orani). Uno dei monumenti più caratteristici del paese è la chiesa di Sant'Andrea Apostolo dal bel campanile gotico-aragonese oggetto di un recente restauro, conosciuta come "Torre Pisana". Proprio nella via principale sorge la chiesa di Nostra Signora d'Itria del XVI sec. con la facciata dai graffiti dell'artista oranese, di fama internazionale, Costantino Nivola; all'interno diversi simulacri artigianali in legno ed un bell'altarino barocco dipinto. Da qui parte il lungo percorso delle chiese del Culto Mariano. Oltre la chiesa di Sa Itria troviamo la chiesa del Rosario nel cui interno si trovano pregevoli affreschi di arte sarda settecentesca, proseguendo troviamo la chiesa di Santa Maria. Lungo la via principale si affacciano palazzi di fine Settecento e del XIX secolo come quello "de Sas Damas".

Il municipio ove si possono ammirare i dipinti "Il pastore" e "Il Pescatore" di Mario Delitala oltre alla raccolta delle opere grafiche dell'artista, sorge nell'ex convento francescano, nel piazzale Vittorio Emanuele con adiacente la seicentesca chiesa di San Giovanni Battista dove si conserva un pulpito in legno intagliato con il simbolo francescano. Al centro del paese c'è la parrocchia di Sant'Andrea di tarde forme neoclassiche, i cui lavori di costruzione vennero iniziati nel 1867 su progetto di Giacomo Galfrè, e ultimati con molte difficoltà solo nel 1930: la struttura a croce greca con una grande cupola custodisce un polittico di Madonna in trono col Bambino di scuola sarda del XVI sec. e affreschi di Stanislao Dessy e del famoso pittore oranese Mario Delitala il quale ha dipinto anche la tela dell'altare maggiore con la Gloria di S. Andrea. Sulla strada di Monte Gonare si incontra sulla destra una diramazione che porta alla chiesetta campestre di San Francesco, nelle vicinanze le miniere di steatite e talco e la fonte di sos Malavidos (gli ammalati) conosciuta sin dall'antichità per le sue proprietà terapeutiche ove vennero ritrovate ceramiche di età nuragica.

Orani è noto per l'operosità e la creatività dei suoi abitanti che si dedicano alla lavorazione artigianale del ferro, delle ceramiche, del legno, del velluto, della pelle, della pietra, del pane e dei dolci.

Da visitare il Museo Nivola, inaugurato nel giugno 1995, che sorge a sud-est di Orani sulla collina di Su Cantaru, e ove sono esposte le opere che ripercorrono l'itinerario artistico di Costantino Nivola e il suo particolare rapporto con la natìa Orani.

Molto conosciuti anche i suonatori di Orani quelli con la fisarmonica e soprattutto con l'organetto diatonico, i suonatori erano e sono noti per l'animazione delle feste paesane con i virtuosismi dell'organetto. A carnevale oltre alla sfilata in maschera c'è sempre l'esibizione degli organetti con giri di balli che vedono coinvolto l'intero paese.

A ottobre i giorni 19-20-21 si svolge la manifestazione Cortes Apertas con l'apertura degli antichi cortili e delle numerose chiese. Alla scoperta dei mestieri e delle tradizioni con l'esibizione della maschera oranese "Su Bundu" e con i "balli degli antichi costumi". Orani vanta un ricco assortimento di costumi tipici.

Circondano, poi, il territorio numerosi complessi nuragici, tra cui: "Nurdole", Nuraghe Athethu, Complesso Nuragico Orgomonte ecc.

L'attività minearia passata a recente lascia nel territorio una serie di testimonianze che costituiscono uno dei tragitti dell'istituendo Parco Geominerario storico ed ambientale della Sardegna.

 

 

 

 

ARITZO
"LA SAGRA DELLE CASTAGNE E DELLE NOCCIOLE"

 

Aritzo, il toponimo derivante dal latino corrisponde all'appellativo erìthu, erìtzu "riccio" animale e anche riccio di castagna, in sardo il singolare arìtzu va interpretato come "ricci di castagne". Centro turistico montano di villeggiatura estiva posto sulle falde occidentali del Gennargentu tra estesi boschi di querce, maestosi castagni e noccioleti. La presenza di abitanti nel sito è documentata nel periodo fenicio- punico e in epoca romana dal ritrovamento di reperti nelle località di Monte longu e Antoni Sperzì. Il centro storico conserva le caratteristiche case basse in scisto, presente in gran quantità nel territorio, con i balconi di legno e il tetto di travi in castagno e roverella. In realtà poco rimane dell'originario nucleo; alcune abitazioni tipiche, quasi mai intonacate, senza cortile né pozzo e con scalette esterne in legno per salire al primo piano, e larghi ballatoi di legno di castagno che circondano la facciata principale si trovano in via Eleonora. Da via Eleonora si arriva in via Sulis dedicata al poeta Bachis Sulis che morì dopo una breve vita leggendaria e travagliata. In corso Umberto I si affaccia la chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo (la struttura originaria del XII sec.) rimaneggiata e ampliata nel XVI sec. con il campanile in stile gotico-aragonese in trachite all'interno tele di Antonio Mura e una preziosa croce del '400; lì vicino la Piazza del Bastione e un grazioso belvedere naturale. Dalla chiesa parrocchiale si arriva ad un vecchio edificio seicentesco Le carceri di Aritzo in scisto e legno di castagno con un particolare sottopassaggio a sesto acuto (Sa Bovida, la volta) di gusto spagnolo utilizzato come carcere di massima sicurezza sino all'ultimo dopoguerra. Alla periferia del paese, nella parte bassa, si trova invece la chiesa campestre di S. Antonio da Padova dalle linee semplici la cui festa, molto sentita dai fedeli è un'occasione interessante per sentire i goccios (canti) nel dialetto locale, si celebra il 13 giugno. Nella via corso Umberto merita una visita la casa Devilla seicentesca casa padronale con all'interno importanti arredi e oggetti e il castello Arangino, imponente rispetto all'abitato, del 1917 in stile neogotico, residenza abituale della facoltosa e potente famiglia degli Arangino, nei saloni interni rimangono stucchi ed affreschi, ed il grande cancello in ferro battuto, opera degli artigiani locali, con un grande bellissimo parco ove fu ucciso il poeta Sulis, cugino degli proprietari, nel quale si possono ammirare rare specie botaniche. Di notevole interesse la visita al Museo Etnografico delle Tradizioni popolari della Barbagia dove sono conservate le botti, i mastelli, le sorbettiere in stagno o zinco necessari per preparare il delizioso sorbetto (sa Carapigna), prodotto con la neve, che gli ambulanti aritzesi hanno portato in tutta l'isola per le feste paesane, gli utensili necessari nel bosco, quelli per la lavorazione artigianale della cera, le cassapanche nuziali abilmente intarsiate ed i costumi femminili. Il Museo raccoglie insomma la vasta produzione artigianale del popolo di Aritzo dedito non solo alla pastorizia ma anche alla lavorazione del ferro battuto, del legno con le fini cassapanche, la tessitura della lana, i noti campanacci, la faticosa raccolta della neve durante l'inverno in località Funtana Cungiada, conservata nelle neviere, e con l'aggiunta di limone e zucchero seguendo un particolare procedimento trasformata nella famosa Carapigna. Ogni anno a metà agosto si svolge la festa de Sa Carapigna ove si assiste alla preparazione del sorbetto che è distribuito ai numerosi ospiti sardi e non; inoltre da qualche anno è stata organizzata un'escursione a Funtana Cungiada seguendo l'itinerario tradizionale dei Niargos ossia i cercatori di neve del secolo scorso, nonché quello degli ambulanti che a cavallo trasportavano la neve prima dell'avvento del ghiaccio artificiale. Il mese di agosto, la seconda domenica, si celebra la festa di S. Isidoro, patrono degli agricoltori, con la processione in costume, i gioghi di buoi addobbati a festa con le mele conficcate all'estremità delle corna ed i cavalli, anch'essi bardati e montati da cavalieri. I magnifici e selvaggi cavalli che vivono allo stato brado nei monti del Gennargentu si possono ammirare nel rodeo internazionale del cavallo allo stato brado che è organizzato a settembre, in genere nei primi quindici giorni. Nel paese si può inoltre visitare la casa natale del pittore Antonio Mura, con un bel giardino, in fase di ristrutturazione perché da destinare a Museo d'arte sacra. Quasi al termine dell'abitato si giunge, con l'ingresso da viale Kennedy, al Parco Comunale Pastissu dotato di campi da tennis, campi da bocce e più campi coperti. La ricca e gustosa gastronomia comprende arrosti di maialetto, agnello e capretto dei quali si consuma tutto, si preparano infatti piatti a base di stomaco di agnellone (sa brenteredda), salumi come i prosciutti, il guanciale, i culirgiones con ripieno di patate, la pecora bollita, sa coccoi cun gelda (focaccina con lardo),le antiche minestre di castagne, piatto povero ma nutriente, il pane 'e saba (dolce con mosto, nocciole e uva passa), is buconettos (impasto di nocciole tostate e macinate con l'aggiunta di miele), il famoso torrone di noci e le caschettas (sfoglia bianca con ripieno di nocciole tostate e miele). Il territorio di Aritzo è vasto e diverso, si va dalle colline alla media e alta montagna dove è possibile sciare, alla prateria montana; tra la fauna cavalli selvatici, mufloni, l'aquila reale, lo spioncello, il picchio rosso minore; tra la flora si spazia dagli ontani neri, lungo le rive dei fiumi e dei torrenti, i lecci, i noccioli, la ginestra, la rosa canina. I giorni 27 e 28 del mese di ottobre dal 1972 si svolge ad Aritzo la sagra delle nocciole e delle castagne con una grande esposizione dei prodotti del bosco e dei molti dolci che con loro sono preparati; in quest'occasione il paese espone e vende i suoi lavori e si fa conoscere ed apprezzare.

 

 

DESULO

"LA MONTAGNA PRODUCE"

 

Desulo ("luogo solatio e riparato dal vento") il nome corrisponde all'appellativo sardiano o nuragico desu e si spiega con la circostanza che il villaggio è posto nella costa settentrionale di una lunga vallata esposta a mezzogiorno e riparata dai venti. Desulo è costituito da tre rioni situati uno dopo l'altro lungo la costa della vallata; Asuài, Ovolaccio e Issirìa. In passato la distinzione dei tre rioni si fondava sulle categorie di lavoro e sulla classe sociale: oggi ha perso di significato perché risultano indistinti anche topograficamente. Situato a 886 metri ad ovest del Gennargentu, è un centro pastorale e turistico immerso tra verdi boschi e grandi esemplari di castagni, con valli ricche d'acque e foreste secolari. Nel centro storico sopravvive la vecchia tipologia edilizia con piccole case in scisto locale, non intonacate, e lunghi balconi in legno e stretti vicoli in ciottolato. La popolazione è dedita alla pastorizia e, in passato, molti desulesi vendevano in giro per l'isola, i loro prodotti da quelli naturali come le castagne, noci, nocciole, agli oggetti artigianali quali il celebre e gustoso torrone preparato con il pregiato miele di corbezzolo o di castagno, i mestoli ed i taglieri in legno, i campanacci, i panni in orbace lavorati al telaio. La produzione gastronomica è molto ricca e genuina, i suoi sapori sono legati all'antica tradizione locale, si pensi ai pani tipici pane cicci e civargiu, i prosciutti, la pancetta, le salsiccie, il formaggio pecorino e caprino, il miele di corbezzolo e di castagno, il torrone, il pane 'e saba (dolce a base di noci, nocciole, mosto e uva passa) i pabassinos, i bianchinos. Una citazione a parte meritano i funghi quale il porcino reale, presenti in questo territorio in una gran varietà permettendo così anche la preparazione di svariate pietanze. Il vasto agro di Desulo presenta boschi antichi quale quel di Girgini ove si trovano tassi secolari, querce, agrifogli, ginepri, e fiori incantevoli quali rose selvatiche, peonie, genziane, e si possono vedere mufloni, cinghiali, volpi, martore, poiane, la maestosa aquila reale, sorgenti quali Cammos Trottos. Numerosi gli sport praticabili nel Gennargentu quali mountain bike, sci, trekking a piedi o a cavallo, parapendio. Il rione Asuai era ed è in parte il rione degli intagliatori di legno e dei venditori itineranti di castagne, mestoli e taglieri; vi sorge la chiesa di San Sebastiano d'origine tardo gotica ma completamente rimaneggiata (all'interno una statua cinquecentesca di S. Sebastiano) dalla quale a Corpus Domini parte la solenne processione, l'unica che percorre i tre rioni, con le donne in costume dalla smagliante combinazione di colori, d'orbace e panno rossi, seta azzurra e ricami di seta giallo- oro. Il rione di Issìrìa abitato da pastori, vaccari, porcari e contadini che si prendono cura di piccoli orti, castagneti e noccioleti; qui c'è la chiesa di S. Antonio Abate (XVI sec.) oggi sede del Museo etnografico, quella di S. Croce e la chiesetta di S. Maria della Neve nel passo di Tascusì la cui sagra ricorre il 1 agosto. Nel rione Ovolaccio popolato da pastori e caprari sorge la chiesa della Madonna del Carmelo, al cui interno si può vedere una statua lignea del '500 di S. Basilio Magno: la festa della Madonna del Carmelo è invece celebrata intorno al 16 luglio. Tutti gli oggetti artigianali di uso quotidiano che testimoniano della vita e delle tradizioni di Desulo si trovano esposti al Museo Carta e al Museo Montanaru dal nome del noto poeta del luogo Antioco Casu. Quasi alla fine dell'abitato la nuova chiesa parrocchiale, anch'essa dedicata a S. Antonio Abate nella quale è stato trasferito un grande Crocifisso ligneo del XVI sec. proveniente dalla vecchia chiesa. Il paese è un ottimo punto di partenza per escursioni da passi e rifugi raggiungibili con strade carrozzabili data l'importanza naturalistica e paesistica dei luoghi vicini al Gennargentu: per raggiungere la punta La Marmora vi sono due bei percorsi: il primo prendendo la strada per Fonni fino al passo di S' Arcu di Tascusì, all'altezza di 1245 m, nelle cui vicinanze è situato a 1331 m il nuraghe Ura 'e Sole il più alto della Sardegna. Percorrendo dapprima una strada asfaltata e poi una carrereccia si giunge al rifugio S'Arena e di qui, superati l'Arcu de Artilai e l'Arcu Gennargentu si sale finalmente alla punta La Marmora, posta a 1834 m, la più alta del complesso ove la vista può davvero spaziare alto e in cui vivono mufloni, "gli avvoltoi degli agnelli" e altre rare specie di animali selvatici. Il secondo percorso parte dal rione Asuai seguendo una strada naturale diretta all'Arcu Guttudorgiu, da qui, superato a destra il bivio per Aritzo, si arriva al cuile Meriagos il più grande tra gli ovili comunitari del paese con capanne ("pinnette") circolari con copertura in frasche; proseguendo per 14 km la strada è interrotta e si deve proseguire a piedi ma ne vale la pena giacchè si arriva alla vetta passando per il boschetto di tassi is Aragnos e una grande pietraia. I giorni 1-2-3-4 del mese di novembre Desulo organizza la manifestazione La Montagna Produce, giunta quest'anno all'undicesima edizione, durante la quale il centro storico si riempie di visitatori accorsi da ogni parte dell'isola per conoscere i prodotti della montagna e quindi noci, nocciole, castagne, funghi, i deliziosi dolci, il formaggio profumato dalle erbe della montagna, e i prodotti artigianali in legno. La Montagna Produce ospita inoltre mostre ad altri eventi culturali, un motivo in più per una visita in questo laborioso centro montano.