Ottobre
ARITZO
LA SAGRA DELLE NOCCIOLE E DELLE CASTAGNE
Da
ben 29 anni, l’ultima domenica di ottobre (che quest’anno cade il 25) si svolge,
ad Aritzo, la sagra delle castagne e nocciole. Questa manifestazione ha fatto
conoscere alle migliaia di persone che in questi anni hanno affollato il centro
della Barbagia, le noci, le castagne, le nocciole tipiche della zona e gli innumerevoli
e gustosi dolci che con essi si confezionano. Il programma della festa si articola
in tre giornate, dal venerdì alla domenica, con spettacoli musicali e distribuzione
di nocciole e castagne arrosto e bollite. Splendidamente organizzata dalla Pro-Loco
locale e con la sponsorizzazione delle principali istituzioni regionali, la
sagra non solo è l’occasione per esporre e vendere i prodotti della Barbagia
di Belvì, ma anche l’occasione per conoscere meglio i beni culturali, ambientali
e artistici presenti in tutto il territorio montano. Per arrivare da Cagliari
ad Aritzo, si deve percorrere la S.S. 131 Carlo Felice sino al Km 41, deviare
per Barumini, superare Nurallao, Laconi e, giunti alla Cantoniera di Ortuabis,
svoltare sulla destra per il paese. Se si proviene da Sassari e Oristano, sulla
S.S. 131 Bis, all’altezza di Ghilarza, si devia per Busachi e si attraversano
i paesi di Ortueri, Sorgono, Tonara e Belvì. Se si arriva da Nuoro si prende
lo scorrimento veloce per Lanusei e si devia per Fonni per raggiungere Tonara,
Belvì e Aritzo.Dominato dal Mont’e Cresia, un tempo coperto da una querceta
tanto fitta da farla definire "il giardino della Sardegna", Aritzo ha un territorio
in cui dolci vallate ricoperte di castagneti e noccioleti si alternano a ripidi
valloni, cime brulle, foreste di querce,boscaglia e macchia rigogliosa. Aritzo
è famosa per l’industria della neve, che sino alla fine del secolo scorso ha
costituito una delle principali occupazioni degli aritzesi. Questa attività
ebbe luogo fino ai primi decenni di questo secolo e, infatti, in tutte le feste
paesane e campestri dell’isola, accanto ai torroni di Tonara ed ai venditori
di muggini di Cabras, erano sempre presenti i sorbettieri di Aritzo per vendere
i loro gelati confezionati con neve naturale, la famosa “Carapigna”. Fino a
non molto tempo fa, nel territorio di Aritzo sorgevano diverse chiese, ma tutte
sono state demolite o lasciate andare in rovina fatta eccezione per quella dedicata
a S. Antonio da Padova, risalente al ‘600. Dalla parte opposta della strada,
rispetto alla Parrocchiale, si diramano le scalette di "Sa Bòvida" conosciute
anche come Via Carceri, che conducono ad un vecchio e massiccio edificio realizzato
con pietra di scisto e legno di castagno, adibito a carcere fino agli anni 40.
Da visitare il Museo delle Tradizioni e Arti Popolari che non si limita ad una
semplice raccolta di oggetti delle arti e mestieri popolari, ma documenta la
cultura agro-silvo-pastorale, quella artigianale delle casse intarsiate e quella
del commercio itinerante con particolare attenzione alla produzione della Carapigna,
quali i mastelli che contenevano la neve mista a fieno e sale dove si facevano
ruotare le sorbettiere di zinco e al cui interno si formava il sorbetto.
ALGHERO
E LA SUA RIVIERA
L’itinerario
di questo mese si svolge ad Alghero, la ridente cittadina della riviera del
corallo. Da Porto Torres si può raggiungere Alghero prendendo la strada dei
due mari mentre se si proviene dal resto della Sardegna si prende la S.S. 131
Carlo Felice e si imbocca la S.S. 291 all’altezza di Sassari. Poco più avanti
si trova la Porta a mare attraverso la quale si entra nella città vecchia e
nella lunga e stretta Piazza Civica con il Palazzo d’Albis, ragguardevole esemplare
di architettura catalano - aragonese del Cinquecento. All’estremità destra della
piazza sorge la Cattedrale, sorta in tempi diversi: il campanile e il sottostante
coro vennero iniziati nel 1552 ispirandosi ai più nobili esemplari del tardo
gotico - catalano, mentre i lavori ebbero termine solo nel 1730. Ritornati sulla
piazza Civica si prende la via Carlo Alberto, la principale
di
Alghero, con la chiesa di S. Francesco, eretta nel XIV, ampliata nel XV e ricostruita
nel XVIII secolo con all’interno un grazioso chiostro. Sulla destra della piazza
corre il lungomare Marco Polo e, dopo la Torre S. Giacomo, il lungomare Cristoforo
Colombo che si unisce ai bastioni spagnoli, del sec. Da piazza Sulis ci si può
dirigere sulla sinistra per via XX Settembre e subito a sinistra per via Regina
Elena e seguire il tracciato delle antiche mura di cui rimangono varie torri.
La torre principale del nuraghe è riferibile al 1.100 a.C. mentre la
torre secondaria fu aggiunta nell’VIII sec. a.C. Tornati alla biforcazione,
si continua sull’altro lato percorrendo il lungo promontorio che chiude a ovest
Porto Conte e termina con il promontorio di Capo Caccia. Poco prima del faro,
si incontra sulla destra la strada panoramica che sale all’orlo destro del promontorio,
da cui si scorge la spettacolare Isola Foradada attraversata da una grande galleria
naturale. La strada termina in un largo piazzale da cui si diparte l’escala
del Cabirol, una scalinata di ben 656 gradini che porta, utilizzando in parte
una cengia naturale, alla Grotta di Nettuno, scavata dalle acque nelle rocce
calcaree del periodo Cretaceo, la cui età è compresa tra 135 e 65 milioni di
anni. La grotta ha un sviluppo totale di 2.500 metri, numerose sale, ampie gallerie,
limpidi laghetti, profondi pozzi e angusti cunicoli che la rendono molto complessa
e una delle più interessanti e pregevoli dell’intero bacino del Mediterraneo.
A circa 10 Km da Alghero, sulla strada per Porto Torres, si trova la Necropoli
di Anghelu Ruju, una delle più vaste necropoli della Sardegna con 38 ipogei
e riferibile al Neolitico recente (3.000 a.C.). Da Porto Conte si raggiungono
in pochi minuti di gommone i luoghi di immersione di Capo Caccia e Punta Giglio,
dove vi è una grande concentrazione di grotte sommerse e spettacolari e altissime
falesie a picco sul mare. Le immersioni in queste grotte sono uniche nel genere
per la loro grande spettacolarità e la grande quantità di vita che ospitano:
qui il corallo rosso si trova già a quattro metri di profondità mentre
è facile incontrare le specie più caratteristiche ed interessanti del
Mediterraneo, aragoste, astici, cernie, corvine, murene e vivere il mare da
protagonisti.