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Ottobre



DESULO
LA MONTAGNA PRODUCE


Nel cuore della montagna, sul versante occidentale del massiccio del Genargentu, tra profonde valli ricche di sorgenti, picchi emergenti e foreste socolari, si erge Desulo, paese di pastori transumanti e di ambulanti che da secoli hanno girato tutta l’isola all’avventura, vendendo castagne, noci, nocciole e validi oggetti artigianali di utilizzo comune.Borgo montano di 3250 abitanti, diviso in tre rioni, Asuai, Issìria e Ovolaccio, è un angolo di pittoresca bellezza caratterizzato da rustiche case in scisto con lunghe balconate in legno e da viottoli in ciottolato animati da persone che indossano il caratteristico costume di Desulo in orbace, ricamato con fili ricchi di colori vivaci.Nel rione Issìria è da visitare la chiesa di Santa Croce, dove si possono ammirare opere lignee e affreschi in stile barocco; la chiesa di Sant’Antonio Abate con un importante e pregiato pulpito ligneo e il centro storico con le tipiche abitazioni costruite con pietre di scisto, legate dal fango e col legno, che a loro interno conservano intatta la loro particolare bellezza. Nel rione Ovolaccio si trova il museo Montanaru, della vita e delle tradizioni popolari desumesi, e la chiesa del Carmine, mentre nel rione Asuai, oltre al centro storico, è possibile visitare il Museo Carta, una collezione privata comprendente gli strumenti di lavoro e di vita quotidiana del passato.La manifestazione “La Montagna Produce”, giunta quest’anno alla IX° edizione, è stata concepita dagli amministratori desulesi come un’occasione per valorizzare le risorse locali e favorire lo sviluppo turistico-economico, sociale e culturale in modo organico e articolato. Si è pensato, infatti, di trasformare nei giorni della sagra i centri storici in una grande vetrina al cui interno, secondo iinerari guidati, sono stati esposti i vari prodotti dell’artigianato, dell’allevamento e alla gastronomia tipica dell’area del Gennargentu. La nona edizione si svolgerà a Desulo nei giorni 30 ottobre, 31 ottobre e 1 novembre.


 


ARITZO
LA SAGRA DELLE CASTAGNE E DELLE NOCCIOLE

 

Dominato dal Mont’e Cresia, un tempo coperto da una querceta tanto fitta da farla definire “il giardino della Sardegna”, Aritzo ha un territorio in cui dolci vallate ricoperte da castagneti e noccioleti si alternano a ripidi valloni, cime brulle, foreste di querce, boscaglia e macchia rigogliosa. La flora e la fauna sono di estremo interesse e vanno dal castagno al leccio, dal tasso all’agrifoglio, dal gatto selvatico alla martora, dalla donnola al ghiro, mentre è facile imbattersi in branchi di mufloni.Aritzo è famosa per l’industria della neve, che sino alla fine del secolo scorso ha costituito una delle principali occupazioni degli aritzesi. La raccolta della neve veniva effettuata in inverno nella montagna Funtana Cungiada da una nutrita schiera di uomini detti Niargios. Ha origini molto antiche anche se non conserva niente delle sue linee originali avendo subito, nel corso dei secoli, numerose manipolazioni. Il nucleo originale, di piccole dimensioni, risale probabilmente all’XI secolo in quanto a quel periodo erano riferibili le cappelle di sinistra demolite nel 1914.All’interno un gruppo scultoreo intagliato policromo degli inizi del settecento rappresentante una Pietà; una statua lignea seicentesca raffigurante San Cristoforo, una croce del XV secolo in argento cesellato e sbalzato e alcune grandi tele del pittore locale Antonio Mura.Dalla parte opposta della strada, rispetto alla Parrocchiale, si diramano le scalette di Sa Bovida, conosciute anche come Via Carceri, che conducono ad un vecchio e massiccio edificio realizzato con pietra di scisto e legno di castagno, adibito a carcere fino agli anni 40. Un’altra caratteristica del paese sono le antiche case realizzate in scisto e munite di caratteristici balconi in legno. Questi, introdotti probabilmente dai Pisani nel periodo medioevale, sono sovrastati da ampie gronde sporgenti dal tetto a formare delle logge a volte a più piani e talvolta ampie quanto tutta la facciata della casa. Agli inizi del Novecento, il ferro ha sostituito il legno e degli antichi balconi ne sono rimasti soltanto tre esemplari di estrema bellezza e interesse. Sul retro della Parrocchiale un notevole murale rappresentante la fugura leggendaria del poeta aritzese Bachis Sulis, accusato a soli diciotto anni di un attentato e costretto alla latitanza per ben dodici anni. Vincenzo Arangino, uomo facoltoso e potente, morto, insieme all’unico figlio, in un incidente stradale.Sotto il distributore di carburante, il Museo delle Tradizioni e Arti Popolari che non si limita ad una semplice raccolta di oggetti delle arti e mestieri popolari, ma documenta la cultura agro-pastorale, quella artigianale delle casse intarsiate e quella del commercio itinerante con particolare attenzione alla produzione della Carapigna. Anche quest’anno, per la trentesima volta, ad Aritzo si svolge la sagra delle castagne e delle nocciole. Il programma della festa si articola in tre giornate, dal venerdì alla domenica, con spettacoli musicali e distribuzione di nocciole e castagne arrosto e bollite.Essa è, inoltre, il momento per riandare ad antiche memorie, ad una tradizione gastronomica e culturale che il tempo ancora non ha cancellato, ad una ospitalità antica.