Settembre
CUGLIERI
Nella
regione geografica del Montiferru, incentrata sul fertile cono vulcanico da
cui ha preso il nome, sorge il centro di Cuglieri. Il paese, circondato da uliveti,
frutteti e orti, è situato su una collina a 9 Km di distanza dal mare e domina
su un territorio estremamente ricco dal punto di vista paesaggistico e naturalistico
che si estende dalle cime più alte del Montiferru (monte Urtigu e monte S’Ozu)
alle alte coste di Cabu Nieddu, dalle bianche rocce calcaree di Santa Caterina
e S’ Archittu, alle basse insenature sabbiose di Is Arenas .La presenza di approdi,
di corsi d’acqua perenni, di una prosperosa flora e fauna hanno favorito l’insediamento
umano in questo territorio fin dai tempi più antichi. Frammenti di Ossidiana
ne testimoniano la frequentazione sin dal neolitico inferiore, Al neolitico
superiore risalgono diverse “Domus de janas” come quella scoperta di recente
nel centro di Santa Caterina di Pittinuri o quelle più note di “Serruggiu”,
“Franne Massa”, “Pitturi” i cui importanti reperti sono conservati nell’Antiquarium
del Comune. Numerosi e particolarmente interessanti sono anche i nuraghi, concentrati
prevalentemente nella zona di “Sessa”. Di grande rilievo sono poi le testimonianze
risalenti all’età fenicio-punica tra le quali spiccano le vestigia dell’antica
città di Cornus nei pressi del centro balneare di Santa Caterina di Pittinuri.
Dell’acropoli
, situata sul colle “Corchinas”, sono visibili un muro di cinta, le fondazioni
di alcuni edifici in blocchi di calcaree e i resti di una parte dell’acquedotto
romano. Cornus fu fondata probabilmente dai cartaginesi intorno al V secolo
a.C., nel corso della seconda guerra punica ebbe un ruolo di primo piano nella
lotta contro i romani allorché sardo-punici, guidati dal cornense Ampsicora
e da suo figlio Josto, opposero l’ ultima resistenza al dominio romano durante
il quale la città continuò comunque a rivestire un importante ruolo commerciale
trovandosi in posizione centrale sulla strada litoranea che collegava Othoca,
Tharros, Bosa e Turris. Divenuta Cornus sede di diocesi, sorse nell’area di
“Columbaris”, un importante complesso paleocristiano la cui frequentazione si
protrasse sino al X secolo e di cui si conservano i resti di tre basiliche e
di un’ area cimiteriale. Minacciata la costa dalle incursioni saracene la popolazione
riparò quindi presso l’abitato di “Gurulis Nova” sui cui resti sarebbe, secondo
alcune ipotesi, sorto l’ odierno centro di Cuglieri. Al 1160
risale il Castello di Montiferru, oggi conosciuto come Casteddu Etzu, fatto
costruire da Ottocorre, fratello del Giudice Barisone di Torres a scopo difensivo
contro il giudicato di Arborea. Anche all’interno dell’abitato Cuglieri conserva
le testimonianze di un importante passato tra cui risalta la Basilica di Santa
Maria della Neve che domina il paese dalla sommità del colle Bardosu offrendo
alla vista uno dei più bei panorami costieri di tutta la Sardegna degradante
dai bassopiani sottostanti al Montiferru fino al mare. L’edificio sacro fu fatto
edificare nel 600, probabilmente sui resti di una preesistente chiesa del Quattrocento,
secolo a cui risalgono alcuni arredi custoditi nella chiesa e in particolare
la bella statua in pietra della Madonna della Neve. Ristrutturata sotto il pontificato
di Pio VII la chiesa fu elevata a Collegiata e nel 1810 dichiarata Basilica
Romana. L’aspetto attuale è dovuto ad un più recente restauro del 1932. Altro
monumento degno di una visita è il seicentesco ex convento dei Cappuccini sede
del già menzionato Antiquarium Comunale.Ancora vive sono a Cuglieri tradizioni
millenarie che si conservano soprattutto nei riti delle feste popolari, nei
falò dedicati a San Sebastiano e San Giovanni, nelle cerimonie per Santa Caterina
di Pittinuri, nelle leggende sul ritrovamento del simulacro di Santa Maria della
Neve, nelle usanze della festa della Madonna delle Grazie (8 settembre). Alto
valore artistico possiede l’ artigianato cuglieritano le cui forme e tecniche,
tramandate di generazione in generazione, risalgono ai periodi più remoti. Particolarmente
pregiata è la produzione di tappeti, di arazzi e copricassa in lino e cotone,
dai caratteristici disegni, e soprattutto de “Sa prenditura”, o macramè: frange
ornamentali per asciugamani e coperte da corredo nella cui realizzazione eccelle
la maestria delle donne del paese che con fili di cotone variamente annodati
formano disegni geometrici e fiori di grande effetto. Diffusa è anche la lavorazione
del legno e della ceramica.Straordinarie sono inoltre, come si diceva, le bellezze
naturali della zona, sia quelle relative al paesaggio montano, apprezzabile
lungo la strada per Santulussurgiu che sale attraverso splendidi boschi di leccio
sino alla località denominata La madonnina, che al più famoso paesaggio
costiero dove l’ azione erosiva del mare e del vento ha creato spettacolari
capolavori naturalistici che si possono ammirare nelle numerose insenature,
nelle alte falesie a strapiombo sul mare, nelle grotte e negli archi rocciosi:
basti al proposito ricordare le splendide e rinomate coste di Santa Caterina,
di S’Archittu, di Torre del Pozzo.Ma sulle bellezze del Montiferru avremo modo
di ritornare ancora sulle pagine di questa rivista.
SELARGIUS
E L'ANTICO SPOSALIZIO SELARGINO
Selargius si trova all’estremità meridionale del Campidano, situata ad est di Cagliari, in quel suburbio della grande città sarda che tende vieppiù ad estendersi sin quasi a lambire le propaggini dei monti del Sarrabus. E’ un centro operoso e ricco soprattutto per le attività terziarie, l’imprenditoria edile e le produzioni vinicole. E’ assai sviluppato il lavoro del legno e il commercio dell’arredamento, in cui Selargius è tra le città leaders in Sardegna.Conta circa 28.000 abitanti ed è in forte crescita soprattutto per via dei nuovi quartieri, a ridosso di Cagliari e Monserrato; per popolazione è la decima “città” sarda.Nonostante questa immagine di centro moderno che cresce e pensa al futuro, Selargius professa ancora molte delle sue antiche tradizioni e il Selargino “su ceraxinu o cerexinu”, che fu tipica figura nel Campidano, conserva la sua caratteristica parlata, i suoi usi domestici, il suo spirito festaiolo e amante delle brigate conviviali; nutre ancora quel rispetto sacro del forestiero, che lo contraddistinse nel Campidano cagliaritano e rese sempre Selargius un “paese aperto” e ospitale verso ogni immigrato.In questa appropriata cornice di umanità e festa e nella suggestivo scenario della vecchia Ceraxus e delle antiche DOMUS si rinnova ogni anno l’Antico Sposalizio, che per un giorno riconduce alle lontane consuetudini campidanesi.
LO SPOSALIZIO SELARGINO
La
rievocazione dell’antico sposalizio Selargino è una grande festa di folklore,
ma nel suo significato più autentico è un ritorno nel passato delle tradizioni
della Sardegna.A Selargius rivivono per un giorno lo sfarzo e i colori delle
cerimonie nuziali del Campidano, in quello stesso scenario che, per la prosperità
contadina e mercantizia, fu sempre teatro di esaltanti manifestazioni di vita
e di popolo. Si rivedono, come in una toccante sequenza filmica, quei momenti
e gesti del matrimonio, codificati dalla memoria storica, che furono espressione
di una cultura permeata di profonda sacralità e dello spirito di una comunità
che visse sempre, come fatto proprio, ogni accadimento dalla vita dei singoli
individui. Questo coinvolgimento di tutto un paese e questo senso della coralità,
sono i segni che più immediatamente vengono colti dallo spettatore che assiste
alle
varie fasi in cui si svolge lo sposalizio selargino. Il momento iniziale è la
“benedizione” dello sposo e della sposa, che avviene contemporaneamente sul
limitare delle rispettive case natie, innanzi alla folla di parenti e vicini
di casa. Qui i padri e le madri, a turno, aspergono di manciate di grano e sale
i capi dei propri figli inginocchiati, ed esprimono con formula di antica sapienza,
gli auguri di prosperità e di conoscenza delle virtù morali; poi baciandoli
prima che lascino per sempre il tetto paterno, rivolgono loro gli ultimi ammonimenti.
Nella seconda fase i cortei dei due, per un po’ ancora “bagadius” e quindi non
sposati, si muovono per incontrarsi sul sagrato della chiesa madre. Durante
questa lunga e gioiosa sfilata per le vie del paese i fidanzati, a braccio dei
padri, ricevono gli auguri dei compaesani, talune popolane tenendo in mano un
piatto di sale e grano, ripetono le formule di benedizione, indirizzano loro
nuovi voti e consigli e infine, tra gli applausi degli astanti, rompono sul
selciato il piatto ripetendo così un remotissimo rito magico per propiziare
la fortuna a chi si appresta a formare una nuova famiglia. Unitisi sul sagrato,
i cortei fanno il loro ingresso nella chiesa accolti dalle musiche solenni degli
organi e delle “launeddas”. Qui, secondo il rito di Santa Romana Chiesa, in
lingua sarda, come nella tradizione degli avi, si celebra il matrimonio, legando
gli sposi per la catena nuziale, “sa cadena” simbolo del vincolo perpetuo instaurato
al sacramento.Ormai divenuti coniugi, “cojaus”, i protagonisti della grande
festa, irrompono nuovamente sul piazzale della chiesa accolti dal fragore degli
applausi e delle urla del popolo in costume. Si dirigono quindi verso la loro
nuova casa, accolti dalle due madri che, sole e silenziose, avevano qui atteso
il rientro dei propri figli per impartire loro l’ultima commovente benedizione
e dare l’addio “s’adiòsu” ai frutti del loro talamo, da cui germoglieranno altre
vite. “Potzàis bivi medas annus con saludi e trigu” (Possiate vivere tanti anni
in buona salute e abbondanza).Questo auguri finale, pronunciato dalla folla
che si disperde, da il via all’ultimo atto dello Sposalizio: il banchetto con
gli invitati e le danze fino a tarda notte.
SELARGIUS NELLA STORIA
Selargius s
orge
al centro di una vasta area che fu popolatissima nella antichità. Indagini archeologiche
eseguite nei siti di SU CODDU, CUCCURU MAT’E MASONIS e un po’ in tutto il territorio
selargino, vi hanno evidenziato un’attiva presenza umana sin dall’età neolitica
(cultura Ozieri), e Eneolitica (cultura di Abealzu, cultura Monte Claro). Sono
abbondanti le testimonianze di cultura nuragica (pozzo sacro S. Rosa, villaggio
Bi’e Palma), romane (tombe di Serriana e Sa Sizzia, colonne e capitelli di S.
Giuliano, capitelli piazza D. Orione), medioevale (chiese di S. Lussorio e S.
Giuliano, maioliche del pozzo di Bi’e Palma).In nucleo iniziale di Selargius
si formò attorno alla chiesa romanica di S. Giuliano che quasi certamente fu
edificate su preesistente area sacra, paleocristiana e bizantina . Il nome Selargius
deriva da un antico Cellarium, nome dato dai romani ai luoghi di conservazione
di derrate agricole. Questa derivazione è messa in dubbio da alcuni linguisti,
ma una ricchissima documentazione la comprova. Due carte dei Giudici Salusio
e Torchitorio (XI e XII sec.) la chiamano Kellarius e Zelleria e queste si riferiscano
a Selargius si desume dai contesti. E’ attesta la coesistenza della pronuncia
popolare CERRARGIO fin dai tempi dei Vittoriani di Marsiglia. Ancora oggi Selargius
viene volgarmente chiamata CERAXUS. La storia del paese, quella meglio documentata
segue le vicende del Marchesato di Quirra, di cui fa parte sin dalla conquista
spagnola (1324) e da cui riscatta nel 1839, data che segna la fine del feudalesimo
in Sardegna.L’ARTELe possibilità di soddisfare il gusto artistico a Selargius
non mancano. La Pro Loco può indirizzare a qualche guida locale che dia modo
di usufruire del patrimonio d’arte distribuito qua e là.E’ d’obbligo una visita
alla chiesetta di S. Giuliano, tipica espressione del Romanico, che da sola
vale una sosta alla cittadina.Restaurata di recente, riportata alla antica veste,
è ormai divenuta la chiesa della PROMESSA “sa cresia de sa promissa”, luogo
cioè dove ogni anno, in settembre, gli sposi dell’ANTICO SPOSALIZIO SELARGINO
si recano a vergare di pugno un paterno messaggio alla futura prole. Tale messaggio,
celato a tutti, verrà custodito in teca sigillata dalla Confraternita del Rosario,
che la consegnerà dopo 25 anni, al primogenito della coppia.Le altre chiese
custodiscono opere interessanti. L’ASSUNTA, tempio dello Sposalizio, conserva
alcune strutture della sua prima edificazione, avvenuta alla fine del 1400;
vi si possono ammirare le Ancone settecentesche (del Rosario e di N.S. D’ ITRIA),
la croce astile d’argento di fabbrica aragonese, il crocchio di S. Lussorio
e il pregevole dipinto della Vergine coi Dottori (chiamato anche TRINITA’),
che manifesta influenze bizantine.La chiesa medioevale di SAN LUSSORIO sorge
sul luogo del martirio del Santo guerriero sardo. Anticamente fu luogo di pellegrinaggi.
Conserva un preziosissimo sarcofago romano (al momento trasferito in S. Giuliano
a causa di restauri). Nella piccola chiesa di SANT’ANTONIO ABATE, ricostruita
nel 1950, rispolverando gli antichi canoni gotici, trovasi il dipinto del TRANSITO
DELLA VERGINE, da molti considerato un vero capolavoro. Fu eseguito nel 1500
dal sardo Pietro Mainas, della scuola dei Cavaro; è probabile che via abbia
messo mano anche il napoletano Ursino Bonocore.Un itinerario artistico a Selargius
non può non passare anche attraverso le antiche domus, tipiche della cultura
campidanese, che la moderna edilizia più funzionalista che umanizzante, tende
a far scomparire insesorabilmente. In tre di queste case si svolgono le fasi
salienti dello Sposalizio. Negli anni avvenire rivestirà interesse primario,
per chi ama l’arte e la storia, il Museo comunale, nascente sulle rovine del
Carcere Aragonese, che accoglierà i reperti archeologici della zona, materiali
etnografici e rassegne figurative.